Occorre una legge per introdurre il reato di apologia della pedofilia
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Cominciamo dalle parole. Pedofilia e abuso su minore non sono sinonimi. La pedofilia è una perversione sessuale (clinicamente, una parafilia) che consiste nel provare eccitazione erotica verso il bambino prepubere. È una patologia mentale, non un orientamento. L’abuso su minore è un reato.

La pedofilia si può contenere e curare

La confusione tra le due parole è la prima trincea che dobbiamo riconquistare: è dentro questa confusione che si annida l’ideologia del «diritto alla pedofilia» che da mezzo secolo cerca di farsi strada in Occidente.

Secondo punto, decisivo dal punto di vista medico: la pedofilia non è una costante. Nel pedofilo che si contiene, prega, sta lontano dagli stimoli, riempie la vita di soddisfazioni sane, il desiderio patologico crolla. Nel pedofilo esposto a un’immagine, a un romanzo, a una pubblicità ambigua, il desiderio schizza e rischia di farlo passare all’atto. Non è un pensiero mio, esiste un’ampia letteratura scientifica sperimentale in merito. La pedofilia si può contenere, se l’ambiente collabora.

La cultura occidentale rischia di alimentare deviazioni

Una parte dell’intellighenzia occidentale, invece, sembra lavorare per eccitarla. Nel gennaio 1977, 70 intellettuali francesi – tra cui Michel Foucault, Sartre, Simone de Beauvoir, Roland Barthes, Gilles Deleuze, Félix Guattari, Louis Aragon, André Glucksmann e altri – firmarono una petizione su Le Monde e Libération che chiedeva la depenalizzazione dei rapporti sessuali tra adulti e minori sotto i 15 anni.

Nel 1998 la rivista Psychological Bulletin pubblicò la meta-analisi di Rind-Tromovitch-Bauserman secondo cui gli abusi sessuali sull’infanzia non producevano danni gravi: il Congresso degli Stati Uniti dovette votarne all’unanimità la condanna, cosa mai accaduta prima. Oggi in ambienti universitari americani si diffonde la sigla «Map» (Minor attracted persons), che presenta la pedofilia come un «orientamento».

L’Italia possiede già leggi contro l’istigazione alla pedofilia

L’Italia ha lo strumento giuridico e finora lo ha ignorato. Il 1° ottobre 2012, con la legge n. 172, il Parlamento ha ratificato la Convenzione di Lanzarote del Consiglio d’Europa (25 ottobre 2007) introducendo nel Codice penale l’articolo 414-bis: «Istigazione a pratiche di pedofilia e di pedopornografia», reclusione da un anno e sei mesi a cinque anni. La norma è cristallina: «Non possono essere invocate, a propria scusa, ragioni di carattere artistico, letterario, storico o di costume».

Certi messaggi possono provocare reali danni sanitari

La questione qui non è di censura, è di sanità pubblica. Le malattie mentali sono contagiose: i siti «pro-Ana» producono anoressia, la copertura dei suicidi produce l’«effetto Werther» studiato da David Phillips nel 1974, i discorsi di Hitler alla radio alimentarono il consenso al genocidio, Radio Mille Collines nel 1994 contribuì ad alimentare il genocidio ruandese. Chi mette in circolazione l’immagine del bambino sessualizzato, statisticamente tende a «produrre» atti pedofili.

La maternità surrogata diventa un reato universale

La Camera dei deputati si è espressa: 166 favorevoli, 109 contrari e 4 astenuti, a favore della proposta di legge per dichiarare l’utero in affitto reato universale. La maternità surrogata è vietata in Italia con pene che vanno da tre mesi a due anni di reclusione e l’ammenda da 600.000 a un milione di euro, e nel testo viene specificato che le pene si applicano anche se il fatto è commesso all’estero.

Luana Zanella, di Alleanza verdi e sinistra, nell’intervento pronunciato alla Camera anche come mamma e nonna, ha chiarito che «la maternità non può essere ridotta a un mezzo di produzione a vantaggio di altre e altri» e che «con il contratto proposto la donna rinuncia al proprio corpo». Giorgia Meloni ha dichiarato che «l’utero in affitto è una pratica impresentabile, di mortificazione per le donne. Se è una pratica illegale ed illecita in Italia, deve essere tale anche al di fuori dei confini nazionali».

La gravidanza altrui comporta gravi rischi fisici

È il primo passo di una strada magnifica. La gravidanza per altri è mostruosa. Il termine «utero in affitto» è sbagliato, perché dà l’impressione che sia solo l’utero a essere coinvolto: invece è tutto il corpo della donna a essere chiamato in causa, è tutta la sua mente. Ogni singola cellula del suo cervello sa che lei è incinta, ogni singola cellula del suo corpo può morire in seguito alla gravidanza. Di gravidanza e parto si può morire.

A maggior ragione se si tratta di una gravidanza per altri, perché è una gravidanza indotta in maniera anomala, con un corredo cromosomico estraneo, un quantitativo elevato di ormoni, quindi queste gravidanze hanno rischi maggiori. Come maggiori rischi hanno le donne che vendono gli ovuli, pratica estremamente pericolosa anche per la grave sindrome da iperstimolazione ovarica.

I bambini subiscono una dolorosa ferita primaria

Li hanno voluti perché li amavano? Il signor Nicola Vendola e il suo associato sono «proprietari» di un bambino per il quale avrebbero pagato, non sono per me «genitori». Sicuramente non sono madre, ma non sono nemmeno padre. A mio avviso non lo è in senso proprio neppure colui che ha donato gli spermatozoi, perché per diventare «padre» bisogna amare la donna che diventerà la madre del bambino, proteggerla, dare la vita per lei.

Un padre per il suo bambino vuole il meglio e il meglio è la mamma. La mamma che lo allatta, che lo tiene in braccio. I bambini nati con la pratica della gravidanza per altri hanno una ferita primaria: essere stati allontanati dal corpo che ha portato avanti la gravidanza. Durante tutta la prima infanzia hanno il cortisolo alto e questo li rende più facilmente soggetti a malattie.

Servono leggi severe contro l’apologia della pedofilia

Ora, dunque, bisogna procedere con il secondo passo. Signora Meloni, senatore Malan, non fermiamoci: la Convenzione di Lanzarote ha già dichiarato che l’apologia di pedofilia dev’essere perseguita, adesso facciamo una legge che stabilisca che l’apologia di pedofilia è un reato, perché i magistrati forse non sono a conoscenza dei danni che può fare l’abuso su minore. Non sanno che la pedofilia è una deformazione della mente e, come tutte le deformazioni della mente (che è «plastica») può essere guarita o può essere esacerbata.

Tutte le volte che qualcuno scrive una frase come «Noi checche rivoluzionarie, noi sì che possiamo fare l’amore con i vostri bambini» (Mario Mieli) o qualcosa di simile, fa apologia di pedofilia. In realtà, secondo me farebbe anche apologia di reato: per questo occorrerebbe stabilire per legge che si tratta appunto di un reato. Il reato di apologia di pedofilia dovrebbe essere punito perché certe frasi del tipo di quelle riportate sopra, possono spingere una persona che stava combattendo con i suoi demoni, magari stava anche per vincere, a diventare un mostro.

Il traffico di minori e la pedopornografia sono un business che aumenta di ora in ora. Sono milioni i bambini scomparsi e resi schiavi sessuali. Dietro ogni gesto che viene fatto su questi bambini c’è una libido che può essere aumentata da frasi come quelle citate.

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