Piero Chiambretti cominciò la carriera televisiva così, indossando i panni del postino che recapitava lettere a personaggi famosi coi quali poi iniziava a duettare miscelando ironia, sarcasmo e la spregiudicatezza di chi entrava nei palazzi del potere e faceva tutte le domande. Da queste parti lo sappiamo bene.
Il Portalettere, Chiambretti non lo fa più: è cambiata la tv, sono cambiati i format ed è pure cambiato il mondo nel senso che coi telefonini si mandano messaggi, meme, foto, video. Si chiama messaggistica social. Ed è paradossale che proprio in questi giorni Poste italiane abbia lanciato una grande Offerta pubblica di acquisto e di scambio per comprare tutte le azioni di Tim, il gigante della telefonia italiana. Poste che entra nella telefonia, che guarda al futuro digitale ma… Ma resta coi piedi saldamente radicati nel territorio italiano, inteso nella sua totalità: città grandi, città medie e città piccole. Poste stanzia nei quartieri delle città metropolitane come nei piccoli paesi sempre più poveri di strutture e infrastrutture.
Il miracolo di Poste italiane si avvera in tutta l’Italia. E gliene va dato atto, specie in un momento storico dove nelle piccole realtà si va a sottrazione, di scuole o di presidi medici, di trasporti locali o di negozi, talvolta persino di caserme dei carabinieri. Eppure quell’Italia che fa sognare il mondo annoda grande e piccolo. Quindi onore a Matteo Del Fante e a Giuseppe Lasco, che in questi anni hanno rimesso in piedi una società che la modernità sembrava isolare nel fuorigioco. Invece quei due, da anni al vertice dell’azienda, hanno salvaguardato la tenuta sociale, hanno assunto, trasformato e potenziato. Senza un’ora di sciopero da parte dei lavoratori! E questa cosa, in un’Italia conflittuale, è un altro miracolo. Com’è accaduto? Semplice, perché il primo sindacato dei postali, la Cisl Slp, ha fatto sindacato nella vera essenza del sindacato. In pochi lo sanno ma Poste è appena uscita da una trattativa dura e lunga, un altro momento di confronto e di trasformazione, proprio perché alla vigilia dell’acquisizione di Tim. «Due accordi firmati a distanza di un giorno ridisegnano l’organizzazione su recapito, logistica e uffici postali», mi spiega Raffaele Roscigno, segretario nazionale dei postali della Cisl. E mi manda un filmato già virale in Rete che racconta di un postino, che con la sua bici raggiunge tre generazioni ognuna con un bisogno diverso.
Del Fante, Lasco e Roscigno hanno salvato il portalettere non per romanticismo ma perché – sembra paradossale – il postino come l’ufficio postale in ogni paese servono all’Italia. «In una società che ha preso di mira gli anziani, che cerca di raggirarli in ogni modo, il postino è la certezza che Poste ha un volto rassicurante, che del suo portalettere la pensionata o il pensionato si possono fidare», aggiunge Roscigno, ringraziando l’azienda per l’impegno che ci mette per tenere in piedi questo servizio. «Il postino o la sportellista sono un presidio, anche di sicurezza, contro i pirati digitali».
Lo ripeto, Del Fante non è un romantico sognatore, né Lasco un benefattore: nella riorganizzazione di Poste guardano i risultati, i bilanci, la «cassa», in vista delle operazione e degli investimenti futuri come l’acquisizione di Tim. E in questa proiezione che copre capillarmente l’Italia ci vedono tutti i pezzi del mosaico, cioè la difesa del servizio universale, le tutele occupazionali e una posizione dominante nel nuovo business delle consegne, se è vero – com’e vero – che Amazon di fatto si affiderà completamente a Poste per la consegna dei pacchi, i quali saranno smistati dal vecchio postino e dalle nuove figure della logistica.
Nel mezzo delle smart city Poste diventa smart perché non scarta la propria identità: ogni pezzo è un’evoluzione, dalla dimensione bancaria a quella della corrispondenza, fino all’assolvimento – utilissimo nei piccoli centri – di pratiche burocratiche o la consegna dei farmaci (e ha ragione il sottosegretario Marcello Gemmato quando ne vede una centralità). Il miracolo di Poste, lo ripeterò all’infinito, è la tenuta degli spazi territoriali, è la più compiuta realizzazione di un decentramento che non esclude nessuno: il Comune, la chiesa, l’ufficio postale e la farmacia, in molte realtà costituiscono la sola intelaiatura istituzionale presente ed efficiente. Ed è con queste basi solide che Del Fante può guardare alla sfida della telefonia, delle comunicazioni digitali, solidamente convinto che nessun drone sostituirà il postino o che un’Intelligenza artificiale risponderà allo sportello. Innovare, certamente, ma senza… disconnettersi dal territorio.
L’azienda e il sindacato di categoria della Cisl scommettono sulla qualità, sul capitale umano, sulla presenza capillare e possono vincere la sfida Tim, come avevano vinto quella dei servizi bancari. L’elogio del postino, che i social della Cisl Slp stanno facendo girare, piace perché quel postino è un volto familiare nel giro settimanale, perché lui non ti parla per messaggio e anzi aiuta i cittadini a non farsi fregare da messaggi ingannevoli. Proprio nei giorni della Opas su Tim, l’accordo sindacale finalizza il potenziamento della Rete portalettere con 130 nuove Aree di base, pensate per riequilibrare i volumi e superare le criticità e un riordino degli sportelli senza indebolire la capillarità della rete fisica. Contro le trappole che arrivano via telefono Poste è un presidio di sicurezza.
«Al netto dei numeri e delle nuove architetture organizzative», chiude il segretario della Cisl Slp, Roscigno, «il vero valore di questo accordo è “salvare” il cittadino in tutte le parti d’Italia, grandi città e piccoli paesi. Modernizzazione e inclusione sono una scommessa vinta per il bene degli italiani: nessun modello di business può stare in piedi se si sacrificano i cittadini».
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