Musk prepara la sua «Odissea» anti Nolan
Elon Musk (Getty Images)

Elon Musk ha prima annunciato di voler sovvenzionare Mel Gibson per un’Odissea fedele all’originale omerico e priva di intenti woke, poi ha aggiunto che entro un anno Grok sarà in grado di produrre una resa cinematografica dell’Odissea di livello hollywoodiano.

L’annuncio segna un punto di cesura più netto di quanto appaia a prima vista e non si tratta soltanto di una nuova tecnologia che rende superflue, più costose e meno efficaci le modalità produttive precedenti, ma dell’imprescindibilità del fattore utilità-efficienza insito nella Intelligenza artificiale e nella robotica, i due elementi che ci stanno conducendo verso la nuova rivoluzione tecnologica.

Dalla propaganda di Stato alle grandi produzioni hollywoodiane, passando per la televisione generalista e la pubblicità, la narrazione visiva ha permesso agli autori forme di adattamento che sono sempre state inevitabilmente «ideologiche» ma che, nel risentire della visione dell’autore, sapevano comunque esprimere l’estetica di un mondo. Non che Christopher Nolan non lo faccia, il fatto è che lo fa utilizzando i testi fondanti la cultura occidentale, stravolgendone ostentatamente il significato. Quando Luchino Visconti, comunista dichiarato, metteva in scena Morte a Venezia o il politicissimo La caduta degli dei, metteva in scena sé stesso, cercando sempre di rispettare l’opera letteraria alla base del film. La più grande riduzione cinematografica di sempre – e forse il più grande film di sempre – è quel Barry Lyndon, il cui valore letterario è trascurabile ma nei confronti del quale e del mondo che descriveva Stanley Kubrick nutriva immenso rispetto.

Ecco perché l’Odissea woke di Nolan si mostra come l’esito estremo di un processo avviato da tempo, un percorso che, da Obama in poi, ha consolidato apparati di dominio culturale tali da rendere non solo accettabile ma addirittura doveroso che Elena di Troia sia una donna nera e che Achille sia un trans. Il cinema, nato come industria dello spettacolo, è diventato così il luogo in cui la perdita di qualità viene socializzata, mentre il guadagno ideologico resta appannaggio di chi detiene il controllo narrativo. Ma quando un testo classico viene piegato fino a rendere irriconoscibile la sua struttura antropologica e teologica, non si sta semplicemente aggiornando un mito per il pubblico contemporaneo, ma si sta compiendo un’operazione di sostituzione simbolica finalizzata a indebolire la memoria di una visione valoriale e sacrale del mondo.

L’Odissea di Omero racconta il ritorno all’ordine domestico e politico dopo la guerra, la restaurazione della casa e della legge attraverso l’astuzia e il coraggio virile e trasformare tutto ciò in un apologo di fluidità identitaria e di «etica della diversità» significa fare quell’operazione di riscrittura orwelliana che da sempre è stata sinonimo di totalitarismo. E qui entra in scena Elon Musk: l’arrivo dell’IA cambia lo scenario in modo radicale. Quando i costi di una produzione di analoga ambizione visiva diventano una frazione infinitesimale di quelli usuali, quando chiunque può realizzare un film di livello hollywoodiano dal proprio computer senza bisogno di studi, troupe ed enormi investimenti, il meccanismo che permetteva di scaricare sugli spettatori o sugli azionisti le scelte ideologiche smette di funzionare.

L’Intelligenza Artificiale, se lasciata operare secondo criteri di efficacia narrativa e di rispondenza al testo, è costretta ad affinarsi proprio per evitare gli errori di traduzione culturale e di forzatura ideologica che hanno caratterizzato le produzioni woke; al contrario una IA vincolata a parametri woke rigidi si autoavvelenerebbe come il nocciolo del reattore di Chernobyl, giungendo a produrre materiali sempre più ripetitivi, sempre più privi di originalità, sempre più lontani da qualsiasi forma drammatica credibile. Il pedagogismo, in un sistema che premia l’efficienza e la capacità di generare adesione nel fruitore, diventa un problema strutturale che nessuna sovvenzione pubblica o privata riesce a compensare a lungo.

Il progetto che vedeva nella fluidità identitaria, nella decostruzione dei ruoli sessuali e nella sostituzione dei valori occidentali altrettanti passi verso una transumanità nuova, aveva bisogno di un apparato costoso e centralizzato per imporsi, e non appena la tecnologia abbasserà drasticamente la soglia di accesso e renderà visibile il fallimento estetico delle versioni ideologiche, quel progetto cesserà di essere funzionale.

Non è più necessario controllare i grandi studi per controllare la narrazione: basta che la narrazione più fedele o più potente emerga spontaneamente dalla competizione tra versioni generate da chiunque, giacché l’estetica viene fornita da un nuovo tipo di pennello. L’Odissea «fedele», che secondo Musk potrà essere prodotta dalla IA «entro un anno», non è semplicemente un prodotto in concorrenza con le versioni woke; è il sintomo che l’assetto precedente, quello basato sulla detenzione esclusiva dei mezzi di produzione da parte di una casta che controlla le casematte del potere, è al suo tramonto e, ironicamente, proprio a causa della caduta tendenziale del saggio di profitto. Il fatto che proprio i postmarxisti non lo abbiano capito è spiegabile solo col naufragio qualitativo dei corsi universitari che essi stessi tengono.

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