Islam, la balla della jihad per vendicare le crociate
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Quando si parla di terrorismo islamista, puntualmente qualcuno tira fuori le Crociate. Il ragionamento è sempre lo stesso: l’Occidente avrebbe aggredito il mondo islamico mille anni fa e ciò spiegherebbe, se non addirittura giustificherebbe, l’odio che ancora oggi porta a massacrare civili innocenti. È un’argomentazione che crolla sotto il peso della storia, della logica e della semplice morale.

Il primo livello di assurdità è etico. Se davvero accettassimo il principio secondo cui un popolo può vendicare all’infinito un torto subito dai propri antenati, allora qualsiasi massacro diventerebbe legittimo. Quando l’esercito di Gengis Khan devastò vaste regioni dell’Asia, lasciò dietro di sé centinaia di migliaia di morti. Dovremmo allora considerare comprensibile che oggi qualcuno parta dalla Cina per far esplodere uno scuolabus in Mongolia? L’esercito giapponese perpetrò il massacro di Nanchino, uccidendo centinaia di migliaia di civili: dovremmo ritenere accettabile che, ottant’anni dopo, qualcuno salga su un autobus a Tokyo e faccia una strage di innocenti? Naturalmente no. La responsabilità morale è personale, non ereditaria. Nessun bambino paga le colpe dei propri antenati. Quanti bus scolastici gli ebrei dovrebbero far saltare a Berlino per vendicare i campi di sterminio?

Vale anche per i cristiani. Costantinopoli, capitale dell’Impero Romano d’Oriente e cuore della cristianità per oltre mille anni, fu conquistata nel 1453 dopo una lunga guerra. La città cambiò volto e il secolo scorso anche il nome: divenne Istanbul. Un milione e mezzo di armeni, popolo colto e magnifico, sono stati sterminati nell’indifferenza del mondo e nella gioia della Turchia. Se applicassimo la stessa logica usata per giustificare il terrorismo islamista, dovremmo considerare legittimo che oggi un cristiano si facesse esplodere su un autobus in Turchia per «vendicare» la caduta di Costantinopoli o il genocidio armeno? Sarebbe una mostruosità. E infatti lo è.

Il secondo errore consiste nel parlare delle Crociate come dell’aggressione dell’Occidente contro un Islam pacifico. Basta aprire un atlante. Dal Marocco fino all’Indonesia si estende un’immensa area che oggi è musulmana. È tutto Islam, ovunque conquistato con il ferro, il fuoco, l’annientamento delle civiltà precedenti talmente totale che se ne è persa la memoria.

Il Nord Africa, che oggi molti immaginano naturalmente islamico, era una delle grandi culle del cristianesimo. Da quelle terre provenivano teologi, filosofi e santi che hanno costruito la civiltà cristiana. La Siria fu una delle prime terre evangelizzate. L’Asia Minore, oggi Turchia, ospitava le principali città del cristianesimo antico e numerosi concili ecumenici. L’Afghanistan fu uno dei grandi centri del buddhismo. L’ultimo segno del buddhismo: i due grandi Buddha distrutti nel 2001 da Osama Bin Laden. I discendenti della popolazione locale sono ancora fisicamente vivi, convertiti a Tesla, ma sono cittadini di serie B, esseri inferiori, i cui bambini possono essere usati dai discendenti dei conquistatori, come giocattoli sessuali. Lo ricorda il bel romanzo Il cacciatore di aquiloni. L’Indonesia e il Bangladesh appartennero per secoli all’orizzonte culturale induista. Mentre tutti piagnucolano sui palestinesi, a nessuno è importato un fico della più violenta pulizia etnica di tutta la storia dell’umanità: 10 milioni di profughi induisti dal Bangladesh negli anni ’70, cacciati da violenze bestiali. Tutte queste realtà cambiarono profondamente attraverso secoli di conquiste, conversioni, discriminazioni e migrazioni forzate. E poi ci sono gli schiavi. Quanti milioni di schiavi sono stati rubati all’Italia dai pirati barbareschi? Quanti milioni di schiavi sono stati rubati dai tartari sul confine meridionale dell’Ucraina?

Nel Novecento, inoltre, il genocidio armeno costò la vita a circa un milione e mezzo di persone. Un’intera civiltà cristiana venne quasi cancellata dall’Anatolia. Eppure nessuno usa quella tragedia per giustificare il terrorismo cristiano. Nessuno considera moralmente accettabile colpire civili turchi per vendicare gli armeni. Perché un principio morale vale oppure non vale.

Terzo punto. Le Crociate non nacquero come guerre di conquista nel senso moderno del termine. Furono indubbiamente campagne militari spesso condotte con brutalità, segnate anche da atrocità commesse dagli stessi crociati, peraltro, con numeri neanche lontanamente paragonabili a quelli della caduta di Pechino o della caduta di Costantinopoli. Negarlo sarebbe falso. Ma ridurle a una semplice aggressione occidentale significa ignorare il contesto storico. Esse sorsero dopo secoli di espansione militare islamica nel Mediterraneo e nel Vicino Oriente, in un’epoca in cui l’Impero Bizantino chiedeva aiuto all’Occidente e i pellegrinaggi verso Gerusalemme erano diventati sempre più pericolosi. Nel Mediterraneo, inoltre, le incursioni dei pirati saraceni avevano devastato per secoli coste italiane, francesi e spagnole, deportando in schiavitù centinaia di migliaia di europei. Parlare delle Crociate senza ricordare tutto questo significa raccontare solo metà della storia.

Infine, c’è un’altra affermazione ripetuta quasi come un dogma: Gerusalemme sarebbe una città santa dell’Islam allo stesso titolo in cui lo è per ebrei e cristiani. È una questione storicamente e teologicamente più complessa di quanto spesso venga presentata. Nel Corano Gerusalemme non è nominata esplicitamente. La tradizione islamica collega la città al racconto del viaggio notturno di Maometto attraverso interpretazioni successive, mentre le città unanimemente riconosciute come sante dall’Islam sono La Mecca e Medina. Per ebrei e cristiani, invece, Gerusalemme occupa un posto centrale fin dalle origini delle rispettive tradizioni religiose.

La storia è sempre più complicata degli slogan. Trasformare le Crociate nella causa del terrorismo contemporaneo non aiuta a comprendere il presente: serve soltanto a costruire una narrazione moralmente rassicurante, nella quale l’Occidente è sempre e comunque il colpevole e ogni violenza subita diventa, in qualche misura, una colpa da espiare. Ma la storia non funziona così. E soprattutto non funziona così la giustizia. Nessun massacro di mille anni fa autorizza il terrorismo di oggi. Nessuna conquista antica rende innocenti coloro che scelgono deliberatamente di assassinare civili. Se perdiamo questo principio, perdiamo il fondamento stesso della civiltà.

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