Caro Roberto Speranza, mi scusi, ma dov’è finito? È riuscito nell’impresa di far perdere le sue tracce: per ritrovarla ci vorrebbe una puntata speciale di Chi l’ha visto, ma purtroppo in questo momento il trono di Federica Sciarelli è vacante e non sappiamo a chi rivolgerci. Non che si senta la sua mancanza, per carità: non si faccia illusioni. Il fatto è che si è tornati a parlare di Covid, errori, mascherine, Giuseppe Conte. E però di lei non parla nessuno.
Nessuno. Come se durante la pandemia fosse stato su Marte a pettinare le bambole degli alieni. Invece no: era il ministro della Salute, purtroppo per noi. E dunque: dove è finito? Cosa sta facendo? Non è che sta scrivendo un altro libro per celebrare i suoi successi (da ritirare subito, ovviamente, per la vergogna)?
Nel caso vorremmo essere i primi ad averne una copia. Come fu in quell’ottobre 2020 quando uscì Perché guariremo, manifesto auto-trionfalistico per celebrare il successo sul Covid, proprio mentre il Covid mieteva vittime a non finire. Ricorda? Nel giro di una notte il volumetto sparì dalle librerie. Lei invece rimase al ministero, purtroppo. Anche se adesso sembrano averlo dimenticato tutti. Come tutti sembrano aver dimenticato la sua circolare «tachipirina e vigile attesa» e la tragica gestione di quei momenti, in cui, come ebbe a stabilire una sentenza del Tar, lei «impedì l’utilizzo di terapie ritenute dai medici idonee e efficaci». Quante persone sono morte per questo? Eppure tutti parlano delle mascherine di Conte, neppure uno parla delle circolari di Speranza. Lei è un desaparecido in vigile attesa.
Cos’è che la rende invisibile? Il mantello magico di Elly Schlein? Il superpotere di superMario Draghi? E pensare che di cose di cui rendere conto ne avrebbe molte, oltre a quella famigerata circolare: i colpevoli ritardi a inizio emergenza, la mancanza del piano pandemico, i lockdown senza basi scientifiche, il caso De Donno, il rifiuto di ogni terapia per puntare tutto sui vaccini, di cui impose l’obbligatorietà dopo averla ripetutamente negata («Non si porrà il tema dell’obbligo dei vaccini», 29 novembre 2020. «Il vaccino sarà gratuito ma non obbligatorio», 2 dicembre 2020, etc). Ma anche le sue bugie sembrano sparite nel nulla insieme a lei. Sim Sala Punturin, e il gioco è fatto.
Quarantasette anni, di Potenza, figlio di un ex sindaco socialista, lei è noto per essere passato direttamente da assessore all’urbanistica della sua città a capogruppo del Pd e poi a ministro della Salute. Di altri lavori, oltre alla politica, non c’è traccia nelle sue biografie. Però per tre anni e due governi (Conte II e Draghi) ha regnato sulla sanità italiana. Poi si è eclissato. Di recente è stato segnalato solo alla rassegna libraria («Per gusto e per diletto») di Ceglia Massapica (Brindisi), al Castello del Malconsiglio di Miglionico (Matera) e alla casa del popolo di Jesi. Dopo il referendum sulla giustizia, per la verità, ha cercato spazio sulla scena nazionale commentando «Viva la Costituzione», ma l’hanno subito fermata: «E dove stava la Costituzione mentre mi rinchiudevi in casa e mi lasciavi a casa dal lavoro?», le hanno chiesto. In effetti bisognerebbe dirle di andare a nascondersi. Se non fosse che lei lo fa già fin troppo bene.
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