Social e minori. È un’emergenza che va affrontata, su questo è difficile trovare qualcuno che sia in disaccordo. Il problema si pone quando si discute il come affrontarla. Il divieto appare per molti una misura illiberale, ma per altri non esisterebbe altra via. Alcuni Paesi hanno già legiferato in tal senso. La Francia ha approvato in prima lettura un disegno di legge che vieta l’accesso ai social media (come TikTok, Instagram e Facebook) ai minori di 15 anni.
Il disegno di legge francese è stato formulato in modo da essere conforme al Digital Services Act (Dsa) dell’Unione europea, che impone una serie di requisiti rigorosi volti a garantire la sicurezza degli utenti di Internet. La stessa scelta che sta percorrendo la Spagna. Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha annunciato che in Spagna sarà vietato l’accesso ai social media ai minori di 16 anni. Il governo di Madrid, ha spiegato, modificherà la legge in modo da ritenere responsabili i dirigenti dei social per contenuti illegali o incitanti all’odio contenuti sulle piattaforme. Danimarca e Grecia hanno già avviato iniziative nazionali in tal senso. Copenhagen sta cercando di rendere obbligatorio il consenso dei genitori per l’accesso ai social media da parte dei minori di 15 anni.
In Germania si è in fase di discussione: il cancelliere Friedrich Merz ha detto chiaramente che intende introdurre una legge, ma il ministro dell’Interno ha posto dei dubbi. Anche in Italia si discute sul tema. Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha molto a cuore il tema e ne ha parlato chiaramente più volte, ma non è ancora chiara la posizione circa un eventuale divieto. Sembrerebbero esserci ancora dei dubbi perché nell’ultima occasione ha detto: «Non sono contraria al divieto dei social media per i minori di 16 anni, ma non sono nemmeno convinta che questa proposta da sola possa risolvere il problema, perché questo tipo di divieto può essere facilmente aggirato». Per il momento la palla sta al Parlamento dove ci sono diverse proposte di legge, tra cui una bipartisan in Senato firmata da Lavinia Mennuni (Fdi) e Marianna Madia che da poco ha lasciato i dem per unirsi al progetto di Pina Picierno.
Per ora non esiste una normativa europea che imponga un divieto generalizzato, ma Ursula von der Leyen intende affrontare il tema, tanto che l’idea è di presentare delle proposte in occasione del discorso sullo Stato dell’Unione. Una mossa che rappresenta l’impegno politico finora assunto da Bruxelles per l’introduzione di restrizioni di età sui social media dopo mesi di pressioni da parte dei governi nazionali per una maggiore protezione dei minori online. Un funzionario della Commissione ha chiarito che il quadro giuridico non è ancora stato definito. L’idea è che l’iniziativa apra la strada a una legislazione europea o ad altre misure regolamentari che obblighino le piattaforme a impedire ai minori di un’età minima di possedere un account.
I contorni delle proposte sono ancora opachi. Non è ancora chiaro, infatti, quale età minima proporrà la Commissione né come funzioneranno in pratica le eventuali restrizioni. I governi nazionali hanno avanzato diverse opzioni, dal consenso obbligatorio dei genitori a restrizioni esplicite supportate da tecnologie di verifica dell’età. Il 13 luglio dovrebbe essere presentata la relazione del gruppo consultivo, istituito da Von der Leyen per analizzare quali opzioni possano essere messe in campo per proteggere i minori online. A quel punto il quadro dovrebbe essere più chiaro.
L’introduzione delle restrizioni all’accesso dei minori ai social media introdotte da alcuni Paesi ha chiaramente dato un impulso in più. Von der Leyen ha ripetutamente citato la normativa introdotta dall’Australia nel 2024 come modello per la protezione dei minori online. Una normativa che si spinge molto in avanti. Pioneristica a livello mondiale perché impone alle principali piattaforme di social media di impedire ai minori di 16 anni di creare account. La legge è entrata in vigore nel dicembre 2025.
Tra i Paesi a fare maggiore pressione c’è anche l’Irlanda, che attualmente detiene la presidenza di turno del Consiglio dell’Ue. L’Irlanda ha fatto della sicurezza online dei minori una delle sue priorità e sta promuovendo un approccio a livello europeo per la verifica dell’età. «Si sta creando un forte slancio in merito», ha dichiarato la scorsa settimana il Primo Ministro irlandese Micheál Martin. «Ci aspettiamo proposte e idee piuttosto concrete e credo che ci sia l’opportunità di definire una posizione a livello europeo sulla protezione dei minori online». Christel Schaldemose, vicepresidente del Parlamento europeo, ha esortato Von der Leyen ad agire più rapidamente. «Non si sta muovendo velocemente, e questo è un problema perché ne discutiamo da molto tempo».
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