Se l’è comprata. Si è comprato la telecamerina, capito? Il poliziotto di Bologna, uno dei due chiamati a bloccare Fakir al Pilastro, indossava la bodycam perché se l’era comprata. Con i suoi soldi. Togliendo la somma dal suo misero stipendio. E perché se l’era comprata? Per trasparenza. Per poter dimostrare in ogni momento di essere un poliziotto perbene. E soprattutto per «cautela».
Lo ha detto al suo avvocato: «L’ho fatto per cautela». Così va in Italia oggi: un poliziotto chiamato a fermare un soggetto pericoloso deve avere paura di riuscire a farlo. Sì, avete capito bene: oggi un poliziotto non ha paura di non riuscire a fermare un delinquente. Al contrario: ha paura di riuscirci. Perché per riuscire e fermarlo, nella maggior parte dei casi, deve usare la forza. E se usa la forza, poi, sono sempre cazzi e mazzi. Polemiche e proteste. Razzismo e fascismo. Il risultato è questo: una volta un poliziotto che interveniva in una situazione di pericolo doveva avere la cautela di salvare la pelle. Adesso, invece, deve avere la cautela di salvare la pellicola. Deve filmare tutto. Perché, altrimenti, finisce subito accusato, processato, infamato. Così va nel Paese al contrario: si lasciano liberi i delinquenti. E si processano i poliziotti.
E io me l’immagino l’agente Gabriele Bordoni, anni 23, giovane in divisa, autista della Volante della sala operativa 112, mentre va da Mediaworld a comprarsi la sua bodycam. O forse su Amazon. O su Temu. Me lo vedo, questo ragazzo, mentre cerca quelle professionali. Ci sono siti apposta per le forze dell’ordine. Costano un po’ di più, circa 400 euro in media, ma danno più garanzie. Me lo immagino mentre parla davanti alla macchinetta del caffè con i colleghi: «Ma queste bodycam non ce le doveva dare il ministero?». «Aspetta e spera». «Allora me le compro io».
In effetti: il Viminale ha cominciato la sperimentazione ma gli agenti che vivono sulla strada non possono aspettare. Non c’è tempo. «E se ci succede oggi?». L’agente Gabriele Bordoni, anni 23, per fortuna è stato previdente. Ha speso 400 euro del suo misero stipendio. Così aveva addosso una bodycam. Quello che è successo al Pilastro è tutto filmato. Non ha niente da nascondere lui. Anzi.
E il fatto che non abbia nulla da nascondere gli fa onore, si capisce. E fa capire quanto siano fuori strada quelli che giocano alla distruzione delle forze dell’ordine in Italia descrivendole come picchiatori, fascisti, razzisti, corrotti, una masnada di Cinturrini (emuli di Carmelo Cinturrino, quello del Corvetto), assetati di soldi e sangue, picchiatori incalliti e violenti. Se fosse così perché in tanti, come l’agente Gabriele Bordoni, correrebbero a munirsi di bodycam? Perché pagherebbero di tasca loro per essere filmati in ogni istante della loro azione? Perché si tasserebbero per immortalare ogni controllo e ogni fermo? La verità è che le forze dell’ordine sono tanti uomini come questo ventitreenne che hanno ormai paura ogni volta che scendono in strada.
Hanno paura non tanto di quello che incontreranno, della violenza che li aspetta, dei criminali che li minacciano, perché quelli saprebbero benissimo come fermarli. Sono addestrati a farlo. Hanno paura perché non possono fermarli senza finire nei guai. Perché qualsiasi cosa facciano vengono messi alla sbarra. Indagati. Massacrati. Perciò alzano le mani e accendono le telecamere: filmiamo tutto, non facciamo niente. Ma questo è un problema. Per loro. Ma anche per noi. Perché ditemi voi se un cittadino può essere tranquillo a pensare la sua sicurezza nelle mani di un agente di 23 anni che ancor prima di spegnere la violenza si deve preoccupare di accendere una telecamera. Immaginate con che tranquillità lavora questo ragazzo. Con che serenità. Quale dev’essere il suo stato d’animo mentre affronta il pericolo.
Se uno si compra una bodycam da 400 euro e se la mette addosso è perché sa che questo Paese non lo proteggerà. Sa che fra lui e il criminale questo Paese sceglierà sempre il criminale. Sa che se in una situazione convulsa gli scappasse anche solo un gesto o una parola fuori dal protocollo finirà nei guai. Ma si possono fermare violenti e criminali a suon di protocolli e bodycam? O ci vuole l’uso della forza? E, una volta per tutte, ditemi: l’uso della forza per le forze dell’ordine è consentito o no? Possono ancora esistere posti di blocco, immobilizzazioni, manette, manganelli e, se è necessario, spari? Oppure tutto ciò è vietato?
Perché questo è il punto. Noi siamo per la massima trasparenza, sia chiaro. Ben vengano tutte le bodycam del mondo. Il ministero doti tutti gli agenti di telecamerina, ci mancherebbe. Trasmettiamo tutto. Mostriamo tutto. Non ci devono essere ombre, ovvio. Ma non ci deve nemmeno essere la paura dell’agente Gabriele Bordoni e di tutti quelli come lui che oggi sanno che se immobilizzano qualcuno rischiano grosso, anche se quel qualcuno sta seminando il panico nel quartiere. Sanno che se ammanettano qualcuno rischiano ancor di più, anche se quel qualcuno è pericoloso per sé e per gli altri. Sanno che se usano il manganello per fermare i violenti finiscono nei guai (e per questo il più delle volte nei cortei devono lasciarli sfasciare tutto). Sanno che se usano le armi per fermare i delinquenti poi devono risarcirli con 120.000 euro, come è successo al carabiniere Emanuele Marroccella. Sanno che si chiamano ancora forze dell’ordine ma di fatto sono diventate le debolezze dell’ordine.
E avanti di questo passo, piazza dopo piazza, demonizzazione dopo demonizzazione, saranno ancor più inermi. Incapaci di agire. Praticamente imbalsamate. Solo una bodycam con la paura attorno. Ditemi come facciamo a essere sicuri se riduciamo i poliziotti così.
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