Caro Roberto Fico, caro presidente della Campania, le scrivo questa cartolina per ringraziarla a nome della fragolina di bosco di Acerno, provincia di Salerno. La fragolina di bosco temeva quest’anno di perdere la mancetta della Regione, e invece la mancetta regolarmente arriverà.
Sarà finanziata infatti la sagra di paese dedicata ai «sapori della montagna» (ringraziano anche origano e miele), così come sarà finanziata «Stamm’o Street Food» di Cicciano, per chi desidera hamburger, patatine fritte, bombette pugliesi e arrosticini abruzzesi (non proprio prodotti tipici, ma va beh), così come saranno finanziati «Animus et Ignis» di Avella, in provincia di Avellino (qualsiasi cosa esso sia), il Palio dei fuochi di Siano, i villaggi di Babbo Natale in diversi Comuni più altre importanti feste di paese all’insegna di autoscontri, salamella e zucchero filato. Una pioggia di soldi, fra 2 e 4 milioni, che non sembrano segnare una svolta nella politica regionale. Ma del resto, si sa, non è mica detto che il nuovo sia sempre Fico.
Le sagre finanziate dalla Regione Campania
Per la fragolina di Acerno, per dire, è meglio continuare sulla vecchia strada. E per l’hamburger di Cicciano pure. Del resto lei è maestro nel promettere il nuovo e assecondare il vecchio. Per esempio nel marzo 2018, appena eletto presidente della Camera, da buon grillino volle mostrarsi nemico dei privilegi e andò a Montecitorio timbrando il biglietto su un bus. Giusto il tempo di fare la foto, però. Il giorno dopo aveva già l’auto blu. Ad agosto di auto blu ne aveva comprate altre sette. Qualche tempo dopo la videro entrare allo stadio con nove agenti di scorta. Dal vaffa alla casta, si sa, il passo è breve. Più o meno come dal fuoco della rivoluzione ai fuochi di Siano. Fuochi artificiali, entrambi.
Dalle promesse grilline ai compromessi di governo
Del resto lei lo sa, presidente, che la coerenza non è tutto. Anzi, a volte è proprio niente. Lo ha scoperto quando le Iene la accusarono di usare, nella casa della sua compagna, una colf non in regola. Lei li denunciò, ma perse la causa. E così, dopo le auto blu, ecco il contratto in nero. Per non dimenticare il verde padano e il rosso Pd. «Mai un’alleanza con la Lega», disse infatti durante la campagna elettorale del 2018. E subito dopo si alleò con la Lega. «Mai un’alleanza con il Pd», ripeteva a ogni comizio. E subito dopo si alleò con il Pd, che pure aveva definito «il nemico numero uno del Paese». Ci si poteva aspettare che diventasse uomo di parola proprio sulle mancette? I sapori della montagna sono salvi, per fortuna. Anche se, come sapori, sono un po’ salati.
Dal Parlamento alla Regione: il bilancio dei primi mesi
Napoletano doc, 51 anni, laureato in scienza delle comunicazioni, lei fu eletto nel 2013 alla Camera e diventò subito presidente commissione vigilanza Rai. Nel 2018 divenne presidente della Camera. Indimenticabili alcune sue performance come quando parlò di operazioni sotto l’«egìdia» dell’Onu o quando chiamò l’onorevole Giacomoni, Giacomini. «Non importa presidente Fica», rispose quest’ultimo. Nel dicembre 2025 è stato eletto presidente della Campania. Aveva promesso di cambiare tutto rispetto alla gestione De Luca. In realtà non ha cambiato nulla, nemmeno le fragoline. Il momento più alto dei sette mesi in Regione infatti è stata la sua partecipazione alla Pennicanza, la trasmissione di Fiorello. Il resto è mancia.
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