pedofilia

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Bill Clinton giura e poi mente ancora: «Mai mentito sotto giuramento»
Bill Clinton (Getty Images)
L’ex presidente Usa, noto per il Sexgate, nega pure la predilezione per le ragazze giovani. Ma ammette che una stagista lo è...

Se la questione non fosse estremamente seria, ci sarebbe materiale per imbastire una barzelletta: l’ex presidente americano Bill Clinton ha dichiarato sotto giuramento di non aver mai mentito sotto giuramento. Non è una burla: i filmati appena pubblicati delle audizioni di lui e sua moglie presso la commissione del Congresso che si occupa del caso Epstein lo testimoniano. «Ha mai mentito durante una deposizione?», chiede una deputata. «No», risponde l’ex presidente. «Ha mai mentito sotto giuramento?». «No», ribadisce di nuovo.

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Epstein al nipote di Gianni Agnelli: «Mi devi un bambino»
Eduardo Teodorani e Jeffrey Epstein (Imagoeconomica-Ansa)
La corrispondenza tra l’orco e Teodorani, figlio della sorella dell’Avvocato, parte almeno dal 2010, due anni dopo la prima condanna del magnate. Il quale, oltre a sapere in anticipo maxi operazioni di Exor e commentare insieme ragazze, di lui diceva: «È uno di noi».

Jeffrey Epstein era ovunque. Aveva senz’altro una comprovata e stabile frequentazione con i massimi livelli del potere politico, economico e accademico statunitense, ma la sua rete raggiungeva anche l’Europa, l’Asia e perfino l’Africa (si parla di legami con figure vicine ai leader di Senegal e Costa d’Avorio). Per ora, al di fuori degli Usa, sono cadute teste nel Regno Unito, dove è indagato addirittura un reale, in Francia, negli Emirati Arabi Uniti, in Slovacchia, in Norvegia e in Svezia. Esiste, tuttavia, anche un filone italiano dello scandalo. E, come in tutti gli altri casi, porta proprio al centro del potere economico del Paese: la famiglia Agnelli-Elkann, la loro holding (Exor) e la loro ricchezza.

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Epstein al nipote di Gianni Agnelli: «Mi devi un bambino»
Eduardo Teodorani e Jeffrey Epstein (Imagoeconomica-Ansa)
La corrispondenza tra l’orco e Teodorani, figlio della sorella dell’Avvocato, parte almeno dal 2010, due anni dopo la prima condanna del magnate. Il quale, oltre a sapere in anticipo maxi operazioni di Exor e commentare insieme ragazze, di lui diceva: «È uno di noi».

Jeffrey Epstein era ovunque. Aveva senz’altro una comprovata e stabile frequentazione con i massimi livelli del potere politico, economico e accademico statunitense, ma la sua rete raggiungeva anche l’Europa, l’Asia e perfino l’Africa (si parla di legami con figure vicine ai leader di Senegal e Costa d’Avorio). Per ora, al di fuori degli Usa, sono cadute teste nel Regno Unito, dove è indagato addirittura un reale, in Francia, negli Emirati Arabi Uniti, in Slovacchia, in Norvegia e in Svezia. Esiste, tuttavia, anche un filone italiano dello scandalo. E, come in tutti gli altri casi, porta proprio al centro del potere economico del Paese: la famiglia Agnelli-Elkann, la loro holding (Exor) e la loro ricchezza.

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Avs si attacca addirittura a Epstein pur di andare contro il Carroccio
Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli (Ansa)
  • Fratoianni e Bonelli si appigliano alle mail di Bannon su Salvini e invocano una commissione d’inchiesta per accertare «manipolazioni» della democrazia. Nei messaggi però ci sono solo millanterie di un trombato.
  • Per Natale l’ex reale inviava foto delle sue figlie al pedofilo Epstein. Travolto pure il miliardario Thomas Pritzker, presidente di Hyatt Hotels e cugino del governatore dem dell’Illinois.

Lo speciale contiene due articoli.

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Epstein files, il ministero Usa ripete: «Censurate scene di abusi e morte»
La deputata repubblicana Nancy Mace. Nel riquadro, Virginia Giuffré (Getty Images)
  • La repubblicana Mace: «Tanti documenti non pubblicati». Giuffrè, la vittima più nota, raccontò: «Filmava tutto e mi usava per ricattare i potenti». In un’email il piano in caso di cattura: tra i punti la chirurgia plastica.
  • Da Harvard (su tutti Larry Summers, segretario al Tesoro con Clinton) al Mit, da Yale a Stanford: Epstein aveva a «libro paga» il gotha delle università statunitensi.

Lo speciale contiene due articoli.

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