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2024-10-30
Report vaticano sullo scandalo abusi: «Troppi ritardi, poca trasparenza»
(IStock)
«Annualmente vorrei che mi preparaste un rapporto sulle iniziative della Chiesa per la protezione dei minori e degli adulti vulnerabili». Così papa Francesco, nell’aprile 2022, si era rivolto alla Pontificia commissione per la tutela dei minori. Una richiesta la cui risposta è arrivata ieri, con il primo Rapporto annuale sulle politiche e le procedure della Chiesa per la tutela, riferito al 2023. Strutturato in 50 pagine e quattro le sezioni, il testo raccoglie numerose informazioni dai cinque Continenti, da diversi istituti e congregazioni e dalla stessa Curia romana - invitata a una trasparenza sempre maggiore su iter e processi - e deve essere inteso, ha scritto nell’introduzione il cardinale Seán O’Malley - che presiede Tutela Minorum, la Commissione per la tutela dei minori - come «uno strumento di conoscenza capace di farci comprendere meglio come i nostri valori possano informare la risposta alla piaga dell’abuso e contribuire a istituire mezzi di prevenzione efficaci in tutti i Paesi».
Impegni, questi, da attuare in conformità alle recenti riforme del Libro VI del Codice di diritto canonico, che stigmatizza il reato di abuso come violazione della dignità della persona. A tal proposito il documento - presentato ieri insieme a Maude de Boer-Buquicchio, giurista olandese che ha guidato il gruppo di studio istituito appositamente per la sua redazione - condensa risorse, suggerimenti e best practices da condividere nella Chiesa con contributi, oltre che da alcune congregazioni - come le Sorelle missionarie della Consolata e la Congregazione dello Spirito Santo -, dalle conferenze episcopali dell’Africa, del Messico, dello Sri Lanka e della Colombia. L’idea è infatti quella di esaminare tra le 15 e le 20 chiese locali ogni anno, con anche una selezione di istituti religiosi, per produrre cinque o sei report annuali, fino ad avere una fotografia globale del fenomeno.
Nel primo rapporto la parte forse più interessante è quella sull’Europa, dove ciascun Paese investito dal tema degli abusi ha dato delle proprie risposte. In Francia, ad esempio, si è attuato un sistema di segnalazione obbligatoria per tutti i membri del clero che garantisce la comunicazione immediata alle autorità civili d’ogni sospetto di abuso. In Germania, invece, si è introdotto minuzioso processo di verifica per quanti lavorano coi minori, inclusi ecclesiastici e laici, così da impedire a chi abbia alle spalle una storia di abusi - e che quindi ha più possibilità di diventare abusante a sua volta - di avere accesso a individui vulnerabili.
Il Rapporto segnala anche che l’Italia ha istituito commissioni diocesane indipendenti formate anche da esperti laici per supervisionare e indagare sulle accuse di abuso, promuovendo la trasparenza e l’esercizio della responsabilità istituzionale nella gestione dei casi. In uno dei Paesi dove lo scandalo degli abusi del clero è stato maggiore, l’Irlanda, è stato istituto un «servizio unico al mondo»: quello «che fornisce sostegno pastorale di tipo teologico a qualsiasi vittima/sopravvissuto che cerchi di riavvicinarsi alla fede». Il Belgio, invece, ha visto la Chiesa creare unità specializzate di cura pastorale, per dare sostegno e protezione alle vittime.
Tuttavia, segnala sempre il Rapporto, delle criticità serie permangono e gli abusi purtroppo non si fermano. Con riferimento per esempio al Belgio, i vescovi hanno redatto un rapporto - contenente i dati raccolti dalla Conferenza episcopale - in cui si rilevano 47 nuove segnalazioni tra il 1° luglio 2022 e il 30 giugno 2023. In generale, per quanto riguarda l’area europea viene comunque segnalato dal documento una carenza di dati, con la «persistente assenza di statistiche affidabili sull’entità degli abusi da parte di chierici e religiosi».
Con onestà, il Rapporto riporta pure casi di gravi lungaggini. Per esempio, con riferimento a quanto segnala la Congregazione dello Spirito Santo - presente in 60 Paesi del mondo, che conta oltre 2.700 membri, 59 dei quali consacrati vescovi - si riporta come essa riferisca «di 31 casi ricevuti e trasmessi al Dicastero per la Dottrina della Fede dal 2014 all’inizio del 2024, dei quali uno solo è stato trattato dal Dicastero nell’arco di 5 mesi, mentre la maggior parte richiede diversi anni».
Che dare, dunque, per meglio contrastare gli abusi all’insegna della «rigorosa vigilanza» auspicata da Tutela Minorum? Oltre a riportare le buone pratiche messe in atto da alcuni Paesi, in questo primo rapporto vengono indicate alcune direttrici generali sulle quali lavorare. Una è quella di adoperarsi per agevolare l’accesso di vittime e sopravvissuti alle informazioni per evitare di ingenerare nuovi traumi. Viene poi esortato l’impegno delle Chiese locali, perché «mentre alcune istituzioni e autorità ecclesiastiche dimostrano un chiaro impegno in materia di tutela, altre sono solo all’inizio dell’assunzione dell’esercizio della responsabilità istituzionale».
Infine, la Chiesa chiede più impegno nel superare gli squilibri attuali, che vedono alcune zone di Americhe, Europa e Oceania che hanno beneficiato di «ingenti risorse disponibili in materia di tutela», mentre altre di America centrale e meridionale, Africa e Asia sono state penalizzate da «scarse risorse specificamente dedicate». Di qui l’appello a più «solidarietà» tra le Conferenze episcopali, per «pervenire a standard universali in materia di tutela» creando «centri per la segnalazione e l’assistenza delle vittime» e, in definitiva, «una vera cultura in materia di tutela».
Lgbt dietro la mascotte del Giubileo
Finito il Sinodo sulla sinodalità, la Chiesa inizia ad accendere i riflettori sul Giubileo del 2025, che inizierà con l’apertura di una porta santa da parte di papa Francesco il 24 dicembre 2024, vigilia del santo Natale.
In tal senso, come riporta un comunicato sul sito del Giubileo, il 28 ottobre l’arcivescovo e pro-prefetto del Dicastero per l’evangelizzazione, mons. Rino Fisichella ha presentato ufficialmente la mascotte del Giubileo 2025, una sorta di bambolina chiamata «Luce». «Luce», spiega il sito del Giubileo, è «una pellegrina» che indossa «gli elementi tipici del viaggiatore», ossia «un k-way giallo per ripararsi dalle intemperie», porta degli «stivali sporchi» che testimoniano il «cammino già percorso», oltre ai simboli giubilari più collaudati, «una croce missionaria al collo e il bastone del pellegrino».
L’estetica della mascotte sarebbe a tal punto comunicativa che «gli occhi di Luce», del tutto simili a quelli di moltissimi fumetti manga, «brillano di una luce intensa» e simboleggiano «la speranza che nasce nel cuore di ogni pellegrino», incarnando il «desiderio di spiritualità e di connessione con il divino» e costituendo un «richiamo a un messaggio universale di pace e fraternità».
Il comunicato giustifica l’idea della mascotte-bambolina - che non piacerà né a tutti i cattolici né a tutti i prelati - affermando che «questo personaggio», disegnato «dall’illustratore Simone Legno», è stato concepito «con l’intento di riflettere la cultura pop», cultura che secondo Fisichella e i suoi sarebbe «particolarmente apprezzata dai giovani», anche perché porterebbe con sé «un messaggio di speranza e accoglienza».
Ora: Simone Legno, autore di «Luce», è un artista italiano noto per la creazione del marchio tokidoki. Tokidoki è una parola giapponese che significherebbe «a volte» e Legno ne ha fatto un marchio, un sito web, un brand e una «filosofia di vita». Tokidoki infatti sarebbe una miscela di «input visivi, culture e perfetta fusione di opposti che vivono insieme», ma anche quella «energia nascosta che ognuno ha dentro» e che ci «dà la forza di affrontare un nuovo giorno e sognare qualcosa di positivo».
La carriera del disegnatore è stata così fulgida che nel 2023 è stata pubblicata una monografia di 400 pagine intitolata «tokidoki - The Art Of Simone Legno», che «raccoglie i suoi progetti artistici e imprenditoriali».
Peccato però che Legno abbia usato il suo marchio sia per sostenere il gay pride, scrivendo fiero su Instagram: «Happy Pride month and happy Pride all year round!». Sia, peggio ancora, collegandolo direttamente con il commercio di vibratori a tema.
Infatti inserendo «tokidoki Lovehoney» su Amazon (Lovehoney è un marchio di prodotti erotici) viene fuori un «vibratore Lay-on», al prezzo di euro 34,65. E nelle «informazioni su questo articolo» si dice che si tratta di una «linea di prodotti erotici» e il cui «fabbricante» è «tokidoki by lovehoney». Ovvero due marchi associati: tokidoki di Simone Legno e Lovehoney. Per 56,10 euro si può acquistare un elettrostimolatore, «marca tokidoki», «progettato per dare libero sfogo alla tua immaginazione e divertirti da solo o in coppia».
Ovviamente tokidoki fa moltissimi altri oggetti, come libri da colorare, astucci, peluche, tazze. Ma sempre con volti che sorridono (e con occhi non meno suadenti di quelli di «Luce») e che compaiono anche sui vibratori di cui sopra.
Proprio per la stima che abbiamo verso Fisichella, osiamo dire: monsignore, ma allora? Se neppure la produzione di vibratori allontana dal Vaticano, a quale conversione mira il Giubileo?
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La prima relazione del vaticano sulle violenze del clero bacchetta le Chiese locali per lo scarso impegno in difesa delle vittime. E testimonia le gravi lungaggini del Dicastero per la dottrina della fede sui casi segnalati.Il creatore di Luce, la bimba pellegrina simbolo del Giubileo, usa il suo brand per sostenere il gay pride e realizzare una linea di vibratori. Fisichella batta un colpo.Lo speciale contiene due articoli.«Annualmente vorrei che mi preparaste un rapporto sulle iniziative della Chiesa per la protezione dei minori e degli adulti vulnerabili». Così papa Francesco, nell’aprile 2022, si era rivolto alla Pontificia commissione per la tutela dei minori. Una richiesta la cui risposta è arrivata ieri, con il primo Rapporto annuale sulle politiche e le procedure della Chiesa per la tutela, riferito al 2023. Strutturato in 50 pagine e quattro le sezioni, il testo raccoglie numerose informazioni dai cinque Continenti, da diversi istituti e congregazioni e dalla stessa Curia romana - invitata a una trasparenza sempre maggiore su iter e processi - e deve essere inteso, ha scritto nell’introduzione il cardinale Seán O’Malley - che presiede Tutela Minorum, la Commissione per la tutela dei minori - come «uno strumento di conoscenza capace di farci comprendere meglio come i nostri valori possano informare la risposta alla piaga dell’abuso e contribuire a istituire mezzi di prevenzione efficaci in tutti i Paesi».Impegni, questi, da attuare in conformità alle recenti riforme del Libro VI del Codice di diritto canonico, che stigmatizza il reato di abuso come violazione della dignità della persona. A tal proposito il documento - presentato ieri insieme a Maude de Boer-Buquicchio, giurista olandese che ha guidato il gruppo di studio istituito appositamente per la sua redazione - condensa risorse, suggerimenti e best practices da condividere nella Chiesa con contributi, oltre che da alcune congregazioni - come le Sorelle missionarie della Consolata e la Congregazione dello Spirito Santo -, dalle conferenze episcopali dell’Africa, del Messico, dello Sri Lanka e della Colombia. L’idea è infatti quella di esaminare tra le 15 e le 20 chiese locali ogni anno, con anche una selezione di istituti religiosi, per produrre cinque o sei report annuali, fino ad avere una fotografia globale del fenomeno.Nel primo rapporto la parte forse più interessante è quella sull’Europa, dove ciascun Paese investito dal tema degli abusi ha dato delle proprie risposte. In Francia, ad esempio, si è attuato un sistema di segnalazione obbligatoria per tutti i membri del clero che garantisce la comunicazione immediata alle autorità civili d’ogni sospetto di abuso. In Germania, invece, si è introdotto minuzioso processo di verifica per quanti lavorano coi minori, inclusi ecclesiastici e laici, così da impedire a chi abbia alle spalle una storia di abusi - e che quindi ha più possibilità di diventare abusante a sua volta - di avere accesso a individui vulnerabili. Il Rapporto segnala anche che l’Italia ha istituito commissioni diocesane indipendenti formate anche da esperti laici per supervisionare e indagare sulle accuse di abuso, promuovendo la trasparenza e l’esercizio della responsabilità istituzionale nella gestione dei casi. In uno dei Paesi dove lo scandalo degli abusi del clero è stato maggiore, l’Irlanda, è stato istituto un «servizio unico al mondo»: quello «che fornisce sostegno pastorale di tipo teologico a qualsiasi vittima/sopravvissuto che cerchi di riavvicinarsi alla fede». Il Belgio, invece, ha visto la Chiesa creare unità specializzate di cura pastorale, per dare sostegno e protezione alle vittime. Tuttavia, segnala sempre il Rapporto, delle criticità serie permangono e gli abusi purtroppo non si fermano. Con riferimento per esempio al Belgio, i vescovi hanno redatto un rapporto - contenente i dati raccolti dalla Conferenza episcopale - in cui si rilevano 47 nuove segnalazioni tra il 1° luglio 2022 e il 30 giugno 2023. In generale, per quanto riguarda l’area europea viene comunque segnalato dal documento una carenza di dati, con la «persistente assenza di statistiche affidabili sull’entità degli abusi da parte di chierici e religiosi». Con onestà, il Rapporto riporta pure casi di gravi lungaggini. Per esempio, con riferimento a quanto segnala la Congregazione dello Spirito Santo - presente in 60 Paesi del mondo, che conta oltre 2.700 membri, 59 dei quali consacrati vescovi - si riporta come essa riferisca «di 31 casi ricevuti e trasmessi al Dicastero per la Dottrina della Fede dal 2014 all’inizio del 2024, dei quali uno solo è stato trattato dal Dicastero nell’arco di 5 mesi, mentre la maggior parte richiede diversi anni». Che dare, dunque, per meglio contrastare gli abusi all’insegna della «rigorosa vigilanza» auspicata da Tutela Minorum? Oltre a riportare le buone pratiche messe in atto da alcuni Paesi, in questo primo rapporto vengono indicate alcune direttrici generali sulle quali lavorare. Una è quella di adoperarsi per agevolare l’accesso di vittime e sopravvissuti alle informazioni per evitare di ingenerare nuovi traumi. Viene poi esortato l’impegno delle Chiese locali, perché «mentre alcune istituzioni e autorità ecclesiastiche dimostrano un chiaro impegno in materia di tutela, altre sono solo all’inizio dell’assunzione dell’esercizio della responsabilità istituzionale». Infine, la Chiesa chiede più impegno nel superare gli squilibri attuali, che vedono alcune zone di Americhe, Europa e Oceania che hanno beneficiato di «ingenti risorse disponibili in materia di tutela», mentre altre di America centrale e meridionale, Africa e Asia sono state penalizzate da «scarse risorse specificamente dedicate». Di qui l’appello a più «solidarietà» tra le Conferenze episcopali, per «pervenire a standard universali in materia di tutela» creando «centri per la segnalazione e l’assistenza delle vittime» e, in definitiva, «una vera cultura in materia di tutela».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/vaticano-pedofilia-preti-2669541987.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="lgbt-dietro-la-mascotte-del-giubileo" data-post-id="2669541987" data-published-at="1730287858" data-use-pagination="False"> Lgbt dietro la mascotte del Giubileo Finito il Sinodo sulla sinodalità, la Chiesa inizia ad accendere i riflettori sul Giubileo del 2025, che inizierà con l’apertura di una porta santa da parte di papa Francesco il 24 dicembre 2024, vigilia del santo Natale. In tal senso, come riporta un comunicato sul sito del Giubileo, il 28 ottobre l’arcivescovo e pro-prefetto del Dicastero per l’evangelizzazione, mons. Rino Fisichella ha presentato ufficialmente la mascotte del Giubileo 2025, una sorta di bambolina chiamata «Luce». «Luce», spiega il sito del Giubileo, è «una pellegrina» che indossa «gli elementi tipici del viaggiatore», ossia «un k-way giallo per ripararsi dalle intemperie», porta degli «stivali sporchi» che testimoniano il «cammino già percorso», oltre ai simboli giubilari più collaudati, «una croce missionaria al collo e il bastone del pellegrino». L’estetica della mascotte sarebbe a tal punto comunicativa che «gli occhi di Luce», del tutto simili a quelli di moltissimi fumetti manga, «brillano di una luce intensa» e simboleggiano «la speranza che nasce nel cuore di ogni pellegrino», incarnando il «desiderio di spiritualità e di connessione con il divino» e costituendo un «richiamo a un messaggio universale di pace e fraternità». Il comunicato giustifica l’idea della mascotte-bambolina - che non piacerà né a tutti i cattolici né a tutti i prelati - affermando che «questo personaggio», disegnato «dall’illustratore Simone Legno», è stato concepito «con l’intento di riflettere la cultura pop», cultura che secondo Fisichella e i suoi sarebbe «particolarmente apprezzata dai giovani», anche perché porterebbe con sé «un messaggio di speranza e accoglienza». Ora: Simone Legno, autore di «Luce», è un artista italiano noto per la creazione del marchio tokidoki. Tokidoki è una parola giapponese che significherebbe «a volte» e Legno ne ha fatto un marchio, un sito web, un brand e una «filosofia di vita». Tokidoki infatti sarebbe una miscela di «input visivi, culture e perfetta fusione di opposti che vivono insieme», ma anche quella «energia nascosta che ognuno ha dentro» e che ci «dà la forza di affrontare un nuovo giorno e sognare qualcosa di positivo». La carriera del disegnatore è stata così fulgida che nel 2023 è stata pubblicata una monografia di 400 pagine intitolata «tokidoki - The Art Of Simone Legno», che «raccoglie i suoi progetti artistici e imprenditoriali». Peccato però che Legno abbia usato il suo marchio sia per sostenere il gay pride, scrivendo fiero su Instagram: «Happy Pride month and happy Pride all year round!». Sia, peggio ancora, collegandolo direttamente con il commercio di vibratori a tema. Infatti inserendo «tokidoki Lovehoney» su Amazon (Lovehoney è un marchio di prodotti erotici) viene fuori un «vibratore Lay-on», al prezzo di euro 34,65. E nelle «informazioni su questo articolo» si dice che si tratta di una «linea di prodotti erotici» e il cui «fabbricante» è «tokidoki by lovehoney». Ovvero due marchi associati: tokidoki di Simone Legno e Lovehoney. Per 56,10 euro si può acquistare un elettrostimolatore, «marca tokidoki», «progettato per dare libero sfogo alla tua immaginazione e divertirti da solo o in coppia». Ovviamente tokidoki fa moltissimi altri oggetti, come libri da colorare, astucci, peluche, tazze. Ma sempre con volti che sorridono (e con occhi non meno suadenti di quelli di «Luce») e che compaiono anche sui vibratori di cui sopra. Proprio per la stima che abbiamo verso Fisichella, osiamo dire: monsignore, ma allora? Se neppure la produzione di vibratori allontana dal Vaticano, a quale conversione mira il Giubileo?
Michele Emiliano (Imagoeconomica)
Almeno fino a quando arriveranno le elezioni e diventerà parlamentare, come le hanno promesso. Ma manca un anno e mezzo. E fino ad allora? Vorremmo aiutarla, caro Emiliano, e perciò in via eccezionale trasformiamo questo spazio in un’inserzione: AAA cercasi dispensatore di stipendi per mantenere ex governatore in astinenza da gettoni d’oro. Somma minima richiesta: 10.000 euro al mese. Astenersi perditempo.
Speriamo che funzioni. Saremmo lieti di dare una mano a risolvere il rebus che sta occupando da mesi le migliori intelligenze del Pd. Uno si immagina il principale partito d’opposizione impegnato, senza distrazioni, a studiare i dossier sul Medio Oriente, i nuovi piani economici, le strategie per la politica sanitaria. Spiace, invece, vedere tante risorse dedicate soltanto a trovare il modo di darle uno stipendio. E senza riuscirci per altro. Uffici studi, riunioni, vertici, esperti: niente infatti è servito, almeno finora, per raggiungere l’ambito scopo. E cioè il suo bonifico mensile. Che per il Pd resta più difficile da ottenere che l’alleanza con Renzi e Conte.
La questione è nota. Lei è stato 23 anni in politica come magistrato in aspettativa. Dal 7 gennaio 2026, finito il secondo mandato in Regione, dovrebbe quindi rimettersi la toga addosso. Ma lei non lo vuole fare. Intanto perché fare politica è pur sempre meglio che lavorare. E in secondo luogo perché, ovviamente, non potrebbe farlo a Bari, dove è stato prima sindaco poi governatore. Può un barese doc come lei, amante delle cozze pelose e delle cime di rapa, trasferirsi a Gorizia o Cuneo (dico due città a caso)? Così è nata l’idea di un incarico pro tempore in Regione, giusto il tempo che arrivino le elezioni per portarla in carrozza a Montecitorio. Ma è qui che si sono schiantate le migliori intelligenze della sinistra.
La sua idea, infatti, era di avere un terzo mandato come governatore: «Ci vogliono facce nuove», disse infatti in tempi non sospetti, proponendosi subito dopo come successore di sé stesso. L’idea fu ovviamente scartata. Allora pensò di fare l’assessore del nuovo governatore Decaro, ma quello col piffero che lo vuole in squadra. Così si andò alla affannosa ricerca di soluzioni alternative. Prima l’hanno proposta come consulente giuridico della Regione. Ma la legge dice esplicitamente che un consulente giuridico non può avere il distacco dalla magistratura. Allora l’hanno proposta come «consigliere speciale per l’Ilva». Ma il Csm ha risposto con un documento traducibile con «’ca nisciuno è fesso». Ora siamo in attesa della prossima proposta. Nel caso i cervelloni della sinistra fossero in difficoltà, suggeriamo di nominarla, caro Emiliano, come responsabile del master: «Servire le istituzioni o servirsi delle istituzioni?». Il distacco, nel caso, è assicurato. Forse non dalla magistratura, ma di certo dalla realtà.
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Ansa
Un piano che i più hanno accolto come una follia totale e che, vale la pena di ricordarlo, mesi fa è stato bocciato pure dal Tar. Eppure l’amministrazione progressista bolognese non ha voluto fermarsi né davanti all’opposizione dei cittadini né davanti al provvedimento del tribunale. Pur di imporre il limite dei 30 chilometri all’ora su 258 chilometri di strade urbane, il sindaco ha fatto elaborare oltre una ventina di ordinanze specifiche, esibendo una tigna degna di miglior causa. La fase due del progetto scatta oggi, e andrà a toccare non solo zone sensibili vicine a scuole, ospedali o asili (dove effettivamente ha senso mettere restrizioni) ma anche vie non a rischio in cui non si registrano incidenti da anni. Per l’occasione saranno introdotti rallentatori, segnali luminosi e altre meravigliose innovazioni: altri soldi spesi per giustificare l’ingiustificabile. Il risultato sarà quello di causare alla popolazione fastidi e problemi di vario genere, con inevitabile corredo di multe a cui anche i più attenti faticheranno a sfuggire.
Lo hanno capito non soltanto gli avversari di Lepore, ma pure esponenti progressisti come il sindaco di Modena Massimo Mezzetti. Parlando a una tavola rotonda nel museo dedicato a Enzo Ferrari, Mezzetti ha spiegato che nella sua città non agirebbe mai come il collega di Bologna. Se «Città Trenta» «deve diventare una bandierina ideologica, e tutti dicono “fate come Bologna”, io dico di no, non farò come loro, preferisco trasformare gradualmente più pezzi di città ai 30 all’ora, partendo da scuole, ospedali e aree residenziali, fino ad allargare sempre più, in modo che la scelta venga assorbita, compresa e praticata».
Mezzetti ha dettagliato il suo pensiero con toni piuttosto ruvidi: «A Bologna la “Città Trenta” è un’aspirazione dove ci sono i cantieri», ha detto, «e non si può andare oltre i 15 all’ora, mentre nelle altre zone nessuno sta più rispettando la “Città Trenta”. Se impongo la “Città Trenta”, e dopo una settimana di controlli lascio tutti liberi di correre quanto vogliono, ho brandito la mia bandierina, ma di fatto non ho davvero realizzato la trasformazione».
In realtà, Mezzetti ha semplicemente scoperto l’acqua calda. Si è limitato a prendere atto della realtà, notando che il provvedimento sui 30 all’ora è delirante e inapplicabile, e infatti nella prima fase - ancora prima di essere fermato dal Tar - non è stato applicato, anche perché avrebbe probabilmente provocato qualche sorta di rivolta sociale. Ostinarsi a portarlo avanti significa nei fatti decidere di vessare la cittadinanza, applicando uno strumento di controllo sociale particolarmente invasivo. Un amministratore con un po’ di sale in zucca non può non rendersene conto.
Il problema è che nei dintorni del Pd se qualcuno dice una cosa di buon senso immediatamente suscita sospetto o peggio irritazione. E infatti il bolognese Lepore si è subito risentito ed è esplosa una polemica interna con sfumature patetiche. «Mezzetti mi ha chiamato e ha detto di essere stato equivocato», ha detto il primo cittadino di Bologna alla stampa che lo interpellava sulle dichiarazioni del collega. A stretto giro, anche il povero sindaco di Modena è stato costretto a rimangiarsi in parte le uscite critiche. «La bandierina ideologica è quella che mi viene sventolata spesso dai comitati modenesi, tutte le volte che accade un incidente, e ci viene detto che dobbiamo fare come a Bologna», ha detto Mezzetti. «Io credo al limite dei 30 all’ora e lo stiamo attuando, ma in un modo diverso. Non è un mistero e lo avevo già detto. La lettura suggestiva che queste parole celino un attacco a un collega è quindi destituita di fondamento, perché io non l’ho mai nominato. Ho anzi insistito sul fatto che credo nei cambiamenti, ma solo se sono anche culturali. Forse è un processo che prevede più tempo, ma per me l’unico che funziona». In sostanza, il sindaco di Modena ha ribadito la sua posizione, ma ha dovuto precisare di non aver mai contestato l’amico Lepore.
Tutto da copione: chiunque sa che il piano bolognese è una stupidaggine, ma guai a contestarlo, perché non si può certo aprire un caso politico. Dunque chi, pur a ragione, avanza dubbi, deve fare retromarcia. E deve farla alla rapidissima: la fedeltà alla linea non conosce limiti di velocità.
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Ansa
Tale emendamento stabilisce sostanzialmente che ai legali venga offerto un incentivo economico (che dovrebbe appunto essere corrisposto dal Consiglio nazionale) per invitare gli stranieri a rientrare in patria. L’incentivo dovrebbe essere analogo a quello che oggi il migrante rimpatriato riceve per le «prime esigenze». Secondo Riccardo Magi di +Europa parliamo di circa 615 euro per ogni rimpatrio.
Niente di allucinante: certo la norma potrebbe essere ridiscussa e raffinata, ma vale la pena di ricordare che il rimpatrio volontario assistito non solo è previsto dalle leggi vigenti ma è anche una procedura di assoluta civiltà: si foraggiano gli stranieri, li si aiuta a ristabilirsi a casa e si evitano loro peggiori destini in Italia. Eppure i cari progressisti, che con tutta evidenza non avevano nemmeno contezza dell’emendamento, hanno perso la brocca. Angelo Bonelli dei Verdi parla di una violazione dei principi costituzionali che garantiscono il diritto alla difesa. Debora Serracchiani del Pd grida che il governo vuole dare un incentivo agli avvocati per la «remigrazione dei loro assistiti». Il già citato Magi sostiene che «siamo a un passo dall’Ice di Trump». Sul tema si è esposto pure l’esecutivo di Magistratura democratica, secondo cui l’emendamento rappresenta «la lesione di un diritto e di una funzione», motivo per cui andrebbe assolutamente ritirato in sede di conversione del decreto alla Camera. Il Consiglio nazionale forense, invece, ci ha tenuto a dissociarsi dal provvedimento, affermando di non esserne stato informato.
Questa vicenda, benché surreale, è emblematica dell’atteggiamento della sinistra italica sulla questione migratoria. Ricordiamo che qui non si parla di un premio per chi getta a mare gli stranieri, ma di una spinta affinché si convincono le persone a rientrare a casa senza rischi. Perché un legale non dovrebbe consigliare questa possibilità a un suo assistito? In secondo luogo, va considerato che ad oggi gli avvocati vengono pagati dallo Stato per fare l’esatto contrario, cioè per aiutare gli stranieri a fare ricorso contro il rigetto della richiesta di asilo. Stando ai dati più recenti risulta che nel 2024 la spesa complessiva per il gratuito patrocinio nel processo penale è stata di 266,5 milioni di euro, ovviamente a carico dei contribuenti. Gli stranieri che hanno beneficiato di tale agevolazione in ambito penale sono stati 56.359 (nel 1995 erano appena 3.335). A guadagnarci ovviamente sono soprattutto i legali. Più o meno il 93% della spesa a carico dello Stato è rappresentato dal compenso dei difensori. Quanto alle tariffe, secondo alcuni calcoli la parcella media di un avvocato per il gratuito patrocinio si aggira attorno ai 798 euro per il penale e 429,81 euro per il civile, al netto delle tasse. Se ci tariamo su questi numeri e consideriamo i calcoli fatti di Magi sull’incentivo per il rimpatrio, dobbiamo dedurne che per un avvocato sarebbe comunque più profittevole assistere un migrante che convincerlo a tornare a casa. Dopo tutto, questo è esattamente ciò che vogliono i progressisti: pagare gli avvocati dei migranti va bene. Ma solo se si prodigano per farli restare qui.
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Donald Trump (Getty Images)
Giovedì, il presidente americano ha ammorbidito i toni per quanto riguarda il pontefice. «È molto semplice. Non ho nulla contro il papa. Non ho intenzione di litigare con lui», ha affermato, per poi aggiungere: «Il papa può dire quello che vuole e io voglio che dica quello che vuole, ma posso non essere d'accordo». «Il papa deve capire che questo è il mondo reale. È un mondo brutto. Ma per quanto riguarda il papa e il dire quello che vuole, può farlo. Sono sicuro che il papa sia una brava persona. Non l'ho incontrato, ma non sono d'accordo con il papa, se il papa permettesse all'Iran di avere un'arma nucleare», ha continuato.
Sabato, è stato invece Leone a gettare acqua sul fuoco. «Si è diffusa una certa narrazione, non del tutto accurata, a causa della situazione politica creatasi quando, il primo giorno del viaggio, il presidente degli Stati Uniti ha rilasciato alcune dichiarazioni su di me», ha detto. «Gran parte di ciò che è stato scritto da allora non è altro che un commento su commento, nel tentativo di interpretare quanto è stato detto», ha proseguito, sostenendo che il suo discorso del 16 aprile, interpretato dalla stampa come critico nei confronti della Casa Bianca, «era stato preparato due settimane prima, ben prima che il presidente commentasse su di me e sul messaggio di pace che sto promuovendo». «Eppure», ha aggiunto, «è stato interpretato come se stessi cercando di dibattere nuovamente con il presidente, cosa che non è affatto nel mio interesse».
Insomma, dopo le tensioni, sembrerebbe che entrambi i leader stiano cercando una sorta di distensione. Trump è il primo ad averne bisogno. Criticando duramente il papa, il presidente rischia innanzitutto di alienarsi quel voto cattolico che, nel 2024, aveva invece nettamente vinto. Trump non può permettersi un simile scenario, soprattutto in vista delle Midterm novembrine. In secondo luogo, la Casa Bianca deve fare anche attenzione al 2028: JD Vance e Marco Rubio, entrambi cattolici, sono infatti i principali possibili contendenti per la nomination presidenziale repubblicana. Inoltre, sul fronte dem, uno dei nomi più forti è un altro cattolico, come il governatore della California, Gavin Newsom. Infine, con il suo aspro attacco al papa, Trump ha rischiato indirettamente di rafforzare quei settori filocinesi che, nella Chiesa cattolica, erano usciti sconfitti dal conclave dell’anno scorso. Settori che di certo non hanno appoggiato Leone e da cui il pontefice ha a sua volta necessità di guardarsi con estrema attenzione.
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