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2024-10-30
Report vaticano sullo scandalo abusi: «Troppi ritardi, poca trasparenza»
(IStock)
«Annualmente vorrei che mi preparaste un rapporto sulle iniziative della Chiesa per la protezione dei minori e degli adulti vulnerabili». Così papa Francesco, nell’aprile 2022, si era rivolto alla Pontificia commissione per la tutela dei minori. Una richiesta la cui risposta è arrivata ieri, con il primo Rapporto annuale sulle politiche e le procedure della Chiesa per la tutela, riferito al 2023. Strutturato in 50 pagine e quattro le sezioni, il testo raccoglie numerose informazioni dai cinque Continenti, da diversi istituti e congregazioni e dalla stessa Curia romana - invitata a una trasparenza sempre maggiore su iter e processi - e deve essere inteso, ha scritto nell’introduzione il cardinale Seán O’Malley - che presiede Tutela Minorum, la Commissione per la tutela dei minori - come «uno strumento di conoscenza capace di farci comprendere meglio come i nostri valori possano informare la risposta alla piaga dell’abuso e contribuire a istituire mezzi di prevenzione efficaci in tutti i Paesi».
Impegni, questi, da attuare in conformità alle recenti riforme del Libro VI del Codice di diritto canonico, che stigmatizza il reato di abuso come violazione della dignità della persona. A tal proposito il documento - presentato ieri insieme a Maude de Boer-Buquicchio, giurista olandese che ha guidato il gruppo di studio istituito appositamente per la sua redazione - condensa risorse, suggerimenti e best practices da condividere nella Chiesa con contributi, oltre che da alcune congregazioni - come le Sorelle missionarie della Consolata e la Congregazione dello Spirito Santo -, dalle conferenze episcopali dell’Africa, del Messico, dello Sri Lanka e della Colombia. L’idea è infatti quella di esaminare tra le 15 e le 20 chiese locali ogni anno, con anche una selezione di istituti religiosi, per produrre cinque o sei report annuali, fino ad avere una fotografia globale del fenomeno.
Nel primo rapporto la parte forse più interessante è quella sull’Europa, dove ciascun Paese investito dal tema degli abusi ha dato delle proprie risposte. In Francia, ad esempio, si è attuato un sistema di segnalazione obbligatoria per tutti i membri del clero che garantisce la comunicazione immediata alle autorità civili d’ogni sospetto di abuso. In Germania, invece, si è introdotto minuzioso processo di verifica per quanti lavorano coi minori, inclusi ecclesiastici e laici, così da impedire a chi abbia alle spalle una storia di abusi - e che quindi ha più possibilità di diventare abusante a sua volta - di avere accesso a individui vulnerabili.
Il Rapporto segnala anche che l’Italia ha istituito commissioni diocesane indipendenti formate anche da esperti laici per supervisionare e indagare sulle accuse di abuso, promuovendo la trasparenza e l’esercizio della responsabilità istituzionale nella gestione dei casi. In uno dei Paesi dove lo scandalo degli abusi del clero è stato maggiore, l’Irlanda, è stato istituto un «servizio unico al mondo»: quello «che fornisce sostegno pastorale di tipo teologico a qualsiasi vittima/sopravvissuto che cerchi di riavvicinarsi alla fede». Il Belgio, invece, ha visto la Chiesa creare unità specializzate di cura pastorale, per dare sostegno e protezione alle vittime.
Tuttavia, segnala sempre il Rapporto, delle criticità serie permangono e gli abusi purtroppo non si fermano. Con riferimento per esempio al Belgio, i vescovi hanno redatto un rapporto - contenente i dati raccolti dalla Conferenza episcopale - in cui si rilevano 47 nuove segnalazioni tra il 1° luglio 2022 e il 30 giugno 2023. In generale, per quanto riguarda l’area europea viene comunque segnalato dal documento una carenza di dati, con la «persistente assenza di statistiche affidabili sull’entità degli abusi da parte di chierici e religiosi».
Con onestà, il Rapporto riporta pure casi di gravi lungaggini. Per esempio, con riferimento a quanto segnala la Congregazione dello Spirito Santo - presente in 60 Paesi del mondo, che conta oltre 2.700 membri, 59 dei quali consacrati vescovi - si riporta come essa riferisca «di 31 casi ricevuti e trasmessi al Dicastero per la Dottrina della Fede dal 2014 all’inizio del 2024, dei quali uno solo è stato trattato dal Dicastero nell’arco di 5 mesi, mentre la maggior parte richiede diversi anni».
Che dare, dunque, per meglio contrastare gli abusi all’insegna della «rigorosa vigilanza» auspicata da Tutela Minorum? Oltre a riportare le buone pratiche messe in atto da alcuni Paesi, in questo primo rapporto vengono indicate alcune direttrici generali sulle quali lavorare. Una è quella di adoperarsi per agevolare l’accesso di vittime e sopravvissuti alle informazioni per evitare di ingenerare nuovi traumi. Viene poi esortato l’impegno delle Chiese locali, perché «mentre alcune istituzioni e autorità ecclesiastiche dimostrano un chiaro impegno in materia di tutela, altre sono solo all’inizio dell’assunzione dell’esercizio della responsabilità istituzionale».
Infine, la Chiesa chiede più impegno nel superare gli squilibri attuali, che vedono alcune zone di Americhe, Europa e Oceania che hanno beneficiato di «ingenti risorse disponibili in materia di tutela», mentre altre di America centrale e meridionale, Africa e Asia sono state penalizzate da «scarse risorse specificamente dedicate». Di qui l’appello a più «solidarietà» tra le Conferenze episcopali, per «pervenire a standard universali in materia di tutela» creando «centri per la segnalazione e l’assistenza delle vittime» e, in definitiva, «una vera cultura in materia di tutela».
Lgbt dietro la mascotte del Giubileo
Finito il Sinodo sulla sinodalità, la Chiesa inizia ad accendere i riflettori sul Giubileo del 2025, che inizierà con l’apertura di una porta santa da parte di papa Francesco il 24 dicembre 2024, vigilia del santo Natale.
In tal senso, come riporta un comunicato sul sito del Giubileo, il 28 ottobre l’arcivescovo e pro-prefetto del Dicastero per l’evangelizzazione, mons. Rino Fisichella ha presentato ufficialmente la mascotte del Giubileo 2025, una sorta di bambolina chiamata «Luce». «Luce», spiega il sito del Giubileo, è «una pellegrina» che indossa «gli elementi tipici del viaggiatore», ossia «un k-way giallo per ripararsi dalle intemperie», porta degli «stivali sporchi» che testimoniano il «cammino già percorso», oltre ai simboli giubilari più collaudati, «una croce missionaria al collo e il bastone del pellegrino».
L’estetica della mascotte sarebbe a tal punto comunicativa che «gli occhi di Luce», del tutto simili a quelli di moltissimi fumetti manga, «brillano di una luce intensa» e simboleggiano «la speranza che nasce nel cuore di ogni pellegrino», incarnando il «desiderio di spiritualità e di connessione con il divino» e costituendo un «richiamo a un messaggio universale di pace e fraternità».
Il comunicato giustifica l’idea della mascotte-bambolina - che non piacerà né a tutti i cattolici né a tutti i prelati - affermando che «questo personaggio», disegnato «dall’illustratore Simone Legno», è stato concepito «con l’intento di riflettere la cultura pop», cultura che secondo Fisichella e i suoi sarebbe «particolarmente apprezzata dai giovani», anche perché porterebbe con sé «un messaggio di speranza e accoglienza».
Ora: Simone Legno, autore di «Luce», è un artista italiano noto per la creazione del marchio tokidoki. Tokidoki è una parola giapponese che significherebbe «a volte» e Legno ne ha fatto un marchio, un sito web, un brand e una «filosofia di vita». Tokidoki infatti sarebbe una miscela di «input visivi, culture e perfetta fusione di opposti che vivono insieme», ma anche quella «energia nascosta che ognuno ha dentro» e che ci «dà la forza di affrontare un nuovo giorno e sognare qualcosa di positivo».
La carriera del disegnatore è stata così fulgida che nel 2023 è stata pubblicata una monografia di 400 pagine intitolata «tokidoki - The Art Of Simone Legno», che «raccoglie i suoi progetti artistici e imprenditoriali».
Peccato però che Legno abbia usato il suo marchio sia per sostenere il gay pride, scrivendo fiero su Instagram: «Happy Pride month and happy Pride all year round!». Sia, peggio ancora, collegandolo direttamente con il commercio di vibratori a tema.
Infatti inserendo «tokidoki Lovehoney» su Amazon (Lovehoney è un marchio di prodotti erotici) viene fuori un «vibratore Lay-on», al prezzo di euro 34,65. E nelle «informazioni su questo articolo» si dice che si tratta di una «linea di prodotti erotici» e il cui «fabbricante» è «tokidoki by lovehoney». Ovvero due marchi associati: tokidoki di Simone Legno e Lovehoney. Per 56,10 euro si può acquistare un elettrostimolatore, «marca tokidoki», «progettato per dare libero sfogo alla tua immaginazione e divertirti da solo o in coppia».
Ovviamente tokidoki fa moltissimi altri oggetti, come libri da colorare, astucci, peluche, tazze. Ma sempre con volti che sorridono (e con occhi non meno suadenti di quelli di «Luce») e che compaiono anche sui vibratori di cui sopra.
Proprio per la stima che abbiamo verso Fisichella, osiamo dire: monsignore, ma allora? Se neppure la produzione di vibratori allontana dal Vaticano, a quale conversione mira il Giubileo?
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La prima relazione del vaticano sulle violenze del clero bacchetta le Chiese locali per lo scarso impegno in difesa delle vittime. E testimonia le gravi lungaggini del Dicastero per la dottrina della fede sui casi segnalati.Il creatore di Luce, la bimba pellegrina simbolo del Giubileo, usa il suo brand per sostenere il gay pride e realizzare una linea di vibratori. Fisichella batta un colpo.Lo speciale contiene due articoli.«Annualmente vorrei che mi preparaste un rapporto sulle iniziative della Chiesa per la protezione dei minori e degli adulti vulnerabili». Così papa Francesco, nell’aprile 2022, si era rivolto alla Pontificia commissione per la tutela dei minori. Una richiesta la cui risposta è arrivata ieri, con il primo Rapporto annuale sulle politiche e le procedure della Chiesa per la tutela, riferito al 2023. Strutturato in 50 pagine e quattro le sezioni, il testo raccoglie numerose informazioni dai cinque Continenti, da diversi istituti e congregazioni e dalla stessa Curia romana - invitata a una trasparenza sempre maggiore su iter e processi - e deve essere inteso, ha scritto nell’introduzione il cardinale Seán O’Malley - che presiede Tutela Minorum, la Commissione per la tutela dei minori - come «uno strumento di conoscenza capace di farci comprendere meglio come i nostri valori possano informare la risposta alla piaga dell’abuso e contribuire a istituire mezzi di prevenzione efficaci in tutti i Paesi».Impegni, questi, da attuare in conformità alle recenti riforme del Libro VI del Codice di diritto canonico, che stigmatizza il reato di abuso come violazione della dignità della persona. A tal proposito il documento - presentato ieri insieme a Maude de Boer-Buquicchio, giurista olandese che ha guidato il gruppo di studio istituito appositamente per la sua redazione - condensa risorse, suggerimenti e best practices da condividere nella Chiesa con contributi, oltre che da alcune congregazioni - come le Sorelle missionarie della Consolata e la Congregazione dello Spirito Santo -, dalle conferenze episcopali dell’Africa, del Messico, dello Sri Lanka e della Colombia. L’idea è infatti quella di esaminare tra le 15 e le 20 chiese locali ogni anno, con anche una selezione di istituti religiosi, per produrre cinque o sei report annuali, fino ad avere una fotografia globale del fenomeno.Nel primo rapporto la parte forse più interessante è quella sull’Europa, dove ciascun Paese investito dal tema degli abusi ha dato delle proprie risposte. In Francia, ad esempio, si è attuato un sistema di segnalazione obbligatoria per tutti i membri del clero che garantisce la comunicazione immediata alle autorità civili d’ogni sospetto di abuso. In Germania, invece, si è introdotto minuzioso processo di verifica per quanti lavorano coi minori, inclusi ecclesiastici e laici, così da impedire a chi abbia alle spalle una storia di abusi - e che quindi ha più possibilità di diventare abusante a sua volta - di avere accesso a individui vulnerabili. Il Rapporto segnala anche che l’Italia ha istituito commissioni diocesane indipendenti formate anche da esperti laici per supervisionare e indagare sulle accuse di abuso, promuovendo la trasparenza e l’esercizio della responsabilità istituzionale nella gestione dei casi. In uno dei Paesi dove lo scandalo degli abusi del clero è stato maggiore, l’Irlanda, è stato istituto un «servizio unico al mondo»: quello «che fornisce sostegno pastorale di tipo teologico a qualsiasi vittima/sopravvissuto che cerchi di riavvicinarsi alla fede». Il Belgio, invece, ha visto la Chiesa creare unità specializzate di cura pastorale, per dare sostegno e protezione alle vittime. Tuttavia, segnala sempre il Rapporto, delle criticità serie permangono e gli abusi purtroppo non si fermano. Con riferimento per esempio al Belgio, i vescovi hanno redatto un rapporto - contenente i dati raccolti dalla Conferenza episcopale - in cui si rilevano 47 nuove segnalazioni tra il 1° luglio 2022 e il 30 giugno 2023. In generale, per quanto riguarda l’area europea viene comunque segnalato dal documento una carenza di dati, con la «persistente assenza di statistiche affidabili sull’entità degli abusi da parte di chierici e religiosi». Con onestà, il Rapporto riporta pure casi di gravi lungaggini. Per esempio, con riferimento a quanto segnala la Congregazione dello Spirito Santo - presente in 60 Paesi del mondo, che conta oltre 2.700 membri, 59 dei quali consacrati vescovi - si riporta come essa riferisca «di 31 casi ricevuti e trasmessi al Dicastero per la Dottrina della Fede dal 2014 all’inizio del 2024, dei quali uno solo è stato trattato dal Dicastero nell’arco di 5 mesi, mentre la maggior parte richiede diversi anni». Che dare, dunque, per meglio contrastare gli abusi all’insegna della «rigorosa vigilanza» auspicata da Tutela Minorum? Oltre a riportare le buone pratiche messe in atto da alcuni Paesi, in questo primo rapporto vengono indicate alcune direttrici generali sulle quali lavorare. Una è quella di adoperarsi per agevolare l’accesso di vittime e sopravvissuti alle informazioni per evitare di ingenerare nuovi traumi. Viene poi esortato l’impegno delle Chiese locali, perché «mentre alcune istituzioni e autorità ecclesiastiche dimostrano un chiaro impegno in materia di tutela, altre sono solo all’inizio dell’assunzione dell’esercizio della responsabilità istituzionale». Infine, la Chiesa chiede più impegno nel superare gli squilibri attuali, che vedono alcune zone di Americhe, Europa e Oceania che hanno beneficiato di «ingenti risorse disponibili in materia di tutela», mentre altre di America centrale e meridionale, Africa e Asia sono state penalizzate da «scarse risorse specificamente dedicate». Di qui l’appello a più «solidarietà» tra le Conferenze episcopali, per «pervenire a standard universali in materia di tutela» creando «centri per la segnalazione e l’assistenza delle vittime» e, in definitiva, «una vera cultura in materia di tutela».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/vaticano-pedofilia-preti-2669541987.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="lgbt-dietro-la-mascotte-del-giubileo" data-post-id="2669541987" data-published-at="1730287858" data-use-pagination="False"> Lgbt dietro la mascotte del Giubileo Finito il Sinodo sulla sinodalità, la Chiesa inizia ad accendere i riflettori sul Giubileo del 2025, che inizierà con l’apertura di una porta santa da parte di papa Francesco il 24 dicembre 2024, vigilia del santo Natale. In tal senso, come riporta un comunicato sul sito del Giubileo, il 28 ottobre l’arcivescovo e pro-prefetto del Dicastero per l’evangelizzazione, mons. Rino Fisichella ha presentato ufficialmente la mascotte del Giubileo 2025, una sorta di bambolina chiamata «Luce». «Luce», spiega il sito del Giubileo, è «una pellegrina» che indossa «gli elementi tipici del viaggiatore», ossia «un k-way giallo per ripararsi dalle intemperie», porta degli «stivali sporchi» che testimoniano il «cammino già percorso», oltre ai simboli giubilari più collaudati, «una croce missionaria al collo e il bastone del pellegrino». L’estetica della mascotte sarebbe a tal punto comunicativa che «gli occhi di Luce», del tutto simili a quelli di moltissimi fumetti manga, «brillano di una luce intensa» e simboleggiano «la speranza che nasce nel cuore di ogni pellegrino», incarnando il «desiderio di spiritualità e di connessione con il divino» e costituendo un «richiamo a un messaggio universale di pace e fraternità». Il comunicato giustifica l’idea della mascotte-bambolina - che non piacerà né a tutti i cattolici né a tutti i prelati - affermando che «questo personaggio», disegnato «dall’illustratore Simone Legno», è stato concepito «con l’intento di riflettere la cultura pop», cultura che secondo Fisichella e i suoi sarebbe «particolarmente apprezzata dai giovani», anche perché porterebbe con sé «un messaggio di speranza e accoglienza». Ora: Simone Legno, autore di «Luce», è un artista italiano noto per la creazione del marchio tokidoki. Tokidoki è una parola giapponese che significherebbe «a volte» e Legno ne ha fatto un marchio, un sito web, un brand e una «filosofia di vita». Tokidoki infatti sarebbe una miscela di «input visivi, culture e perfetta fusione di opposti che vivono insieme», ma anche quella «energia nascosta che ognuno ha dentro» e che ci «dà la forza di affrontare un nuovo giorno e sognare qualcosa di positivo». La carriera del disegnatore è stata così fulgida che nel 2023 è stata pubblicata una monografia di 400 pagine intitolata «tokidoki - The Art Of Simone Legno», che «raccoglie i suoi progetti artistici e imprenditoriali». Peccato però che Legno abbia usato il suo marchio sia per sostenere il gay pride, scrivendo fiero su Instagram: «Happy Pride month and happy Pride all year round!». Sia, peggio ancora, collegandolo direttamente con il commercio di vibratori a tema. Infatti inserendo «tokidoki Lovehoney» su Amazon (Lovehoney è un marchio di prodotti erotici) viene fuori un «vibratore Lay-on», al prezzo di euro 34,65. E nelle «informazioni su questo articolo» si dice che si tratta di una «linea di prodotti erotici» e il cui «fabbricante» è «tokidoki by lovehoney». Ovvero due marchi associati: tokidoki di Simone Legno e Lovehoney. Per 56,10 euro si può acquistare un elettrostimolatore, «marca tokidoki», «progettato per dare libero sfogo alla tua immaginazione e divertirti da solo o in coppia». Ovviamente tokidoki fa moltissimi altri oggetti, come libri da colorare, astucci, peluche, tazze. Ma sempre con volti che sorridono (e con occhi non meno suadenti di quelli di «Luce») e che compaiono anche sui vibratori di cui sopra. Proprio per la stima che abbiamo verso Fisichella, osiamo dire: monsignore, ma allora? Se neppure la produzione di vibratori allontana dal Vaticano, a quale conversione mira il Giubileo?
Matteo Salvini (Ansa)
Per due giorni, a giugno, la Lega proverà a fare quello che le squadre di calcio in crisi fanno quando la classifica comincia a far paura: chiudersi in ritiro. Matteo Salvini ha convocato per il 19 e 20 giugno il consiglio federale, i ministri, i governatori, i capigruppo, gli amministratori e i segretari regionali. Una «due giorni di incontri, proposte e programmi». La sede non è stata decisa (Luca Zaia ha già annunciato che non ci sarà), ma dovrebbe essere in Veneto, a pochi giorni di distanza dall’assemblea costituente di Futuro nazionale di Roberto Vannacci (che poi proseguirà con i congressi regionali). Magari a Verona, dove il 25 maggio il generale inaugurerà una nuova sede del suo partito. Il messaggio politico è chiaro: il Carroccio deve serrare le fila prima che la stagione entri nella fase più delicata. Il 2027 si preannuncia denso di appuntamenti elettorali decisivi per il futuro di via Bellerio.
Salvini è milanista e conosce bene la grammatica dei ritiri. Con Massimiliano Allegri, al Milan, si può giocare male ma restare in partita è imperativo. Il punto è che il Carroccio continua a osservare la crescita, sulla destra, di un avversario che conosce bene lo spogliatoio leghista. Il nome è quello di Vannacci. L’ex generale è diventato un problema elettorale. Swg per il tg di La7 colloca la Lega al 6% e Futuro nazionale al 4,1%. Ipsos/Pagnoncelli, sul Corriere, è ancora più severo: Lega al 5,8%, Vannacci al 4,1%. Meno di due punti di distanza.
Dopo le chiusure a possibili alleanze da parte di Massimiliano Romeo, Roberto Occhiuto e Letizia Moratti, Vannacci ha risposto sui social con una frase che suona come un avvertimento: «Poi non si venga a dare la colpa» a me «se questo centrodestra sbiadito, timido, tentennante e moderato finirà per perdere consensi ed elezioni». È una minaccia preventiva: se il centrodestra perde, la colpa non sarà di chi rompe, ma di chi non ha avuto il coraggio di inseguirlo.
Il caso di Laura Ravetto ha reso il problema visibile. La deputata ha lasciato la Lega per aderire a Futuro nazionale. Per un partito abituato a perdere amministratori verso Fdi, vedere una parlamentare passare direttamente al nuovo concorrente di destra è un segnale diverso. Non c’è più solo Meloni a drenare consensi.
La linea ufficiale resta la compattezza. Claudio Durigon, sottosegretario al Lavoro, respinge l’idea di nuovi «campi larghi» a destra costruiti inseguendo i sondaggi. «Il centrodestra è rodato da anni», dice. «Non si fanno campi larghi soltanto perché può essere indicato favorevole o no in un determinato momento dai vari sondaggi». In fin dei conti la Lega si ritrova con tre grossi problemi da risolvere. Il primo è nazionale: dimostrare di essere ancora indispensabile nel centrodestra. L’altro identitario: impedire che l’elettore più arrabbiato trovi in Vannacci un’offerta più chiara. L’ultimo territoriale: difendere il Nord dall’avanzata di Fdi.
Le elezioni comunali di Milano sono il primo banco di prova. Il centrodestra non ha ancora un candidato per il dopo Beppe Sala. Il nome di Maurizio Lupi circola, ma non decolla. Salvini preferisce un profilo civico. Samuele Piscina, segretario milanese del Carroccio, è stato più esplicito: Lupi «non ha il consenso di tutti».
Il secondo fronte è la Regione Lombardia. Da mesi nel centrodestra si ragiona sull’ipotesi di legare politiche, comunali milanesi e regionali lombarde in un election day nel 2027. L’operazione concentrerebbe la mobilitazione nel territorio più forte della coalizione. Ma aprirebbe subito la guerra per il dopo Attilio Fontana. Fratelli d’Italia considera la Lombardia un obiettivo naturale.
Roberto Calderoli prova a raffreddare il dossier. La legislatura, ricordava ieri, scade naturalmente il 13 ottobre 2027. Di voto anticipato, dice, non se ne parla (lo stesso Salvini aveva rettificato la battuta sulla crisi economica che era stata male interpretata). Il messaggio vale per Palazzo Chigi, ma anche per via Bellerio: la Lega non vuole arrivare logorata alla partita finale.
Il ritiro di giugno serve a questo. Allegri direbbe che conta il risultato. Ma qui il punto non è vincere di corto muso. È evitare che la Lega perda, insieme, pezzi a destra e peso al Nord.
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Il segretario di Stato americano Marco Rubio (Ansa)
«La diplomazia rimane la nostra preferenza nei confronti di Cuba. A essere sincero, la probabilità che ciò accada, considerando con chi abbiamo a che fare in questo momento, non è elevata», ha anche detto. Parole, quelle di Rubio, che hanno innescato la reazione piccata del ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodríguez, il quale ha tacciato gli Stati Uniti di «istigare un’aggressione militare».
Del resto, che le fibrillazioni tra Washington e L’Avana stessero aumentando, non è una novità. Negli scorsi giorni, il Pentagono ha schierato la portaerei Nimitz nei Caraibi, mentre il Dipartimento di Giustizia americano ha formalmente incriminato l’ex presidente cubano, Raúl Castro, con l’accusa di aver ordinato l’abbattimento di due aerei civili nel 1996. L’intelligence statunitense ritiene inoltre che dal 2023 il regime castrista abbia acquistato 300 droni da Russia e Iran: materiale bellico che, secondo Washington, Cuba starebbe valutando di usare per colpire obiettivi statunitensi. Sempre negli scorsi giorni, i servizi segreti americani avrebbero anche studiato le possibili reazioni dell’Avana a un eventuale attacco militare da parte di Washington. Tutto questo, senza trascurare che giovedì l’Ice ha arrestato a Miami Adys Lastres Morera. Si tratta della sorella di Ania Guillermina Lastres Morera, che, in qualità di presidente esecutivo, è a capo di Gaesa: conglomerato di imprese in mano ai militari cubani, che è sotto sanzioni statunitensi.
La tensione è significativamente aumentata dopo che i negoziati tra Usa e Cuba sono finiti in stallo. Washington ha offerto aiuti umanitari e sostegno infrastrutturale a patto che il regime castrista allenti la repressione, liberi i prigionieri politici ed entri de facto nell’orbita geopolitica statunitense. Per convincere L’Avana ad accettare, la scorsa settimana si era recato sull’isola anche il direttore della Cia, John Ratcliffe, incontrando vari alti funzionari cubani. Ciononostante il processo diplomatico non si è realmente sbloccato: un fattore che ha irritato notevolmente la Casa Bianca. Mosca e Pechino, dal canto loro, hanno espresso solidarietà nei confronti del regime castrista. Tuttavia, al di là delle dichiarazioni, non sembra che stiano offrendo chissà quale sostegno concreto all’Avana contro Washington, replicando un po’ un copione già visto ai tempi della cattura di Nicolás Maduro lo scorso gennaio.
Del resto, la strategia cubana di Trump si inserisce nella sua riedizione della Dottrina Monroe, volta a estromettere il più possibile Cina, Russia e Iran dall’Emisfero occidentale. Il presidente americano è, in un certo senso, invogliato ad agire proprio in considerazione del mancato sostegno concreto arrivato al regime di Maduro da Mosca e Pechino l’anno scorso. Ma attenzione: non c’è solo il tema geopolitico. La pressione su Cuba è finalizzata anche a mantenere il sostegno dell’elettorato anticastrista, di cui è ricco uno Stato cruciale come la Florida. Quella Florida di cui Rubio è stato senatore dal 2011 al 2025. Del resto, la questione non riguarda solo le Midterm di novembre. Non è infatti un mistero che Rubio sia considerato, insieme a JD Vance, uno dei possibili candidati alla nomination presidenziale repubblicana del 2028.
D’altronde, se il vicepresidente americano sta cercando di rafforzarsi nella gestione del processo diplomatico iraniano, il segretario di Stato si mantiene proattivo su due fronti: la promozione della Dottrina Monroe e la cura del dossier europeo. «Le opinioni del presidente, la delusione nei confronti di alcuni dei nostri alleati della Nato e della loro reazione alle nostre operazioni in Medio Oriente sono ben documentate», ha detto ieri, durante il vertice dei ministri degli Esteri della Nato a Helsingborg. Ha poi specificato che tali questioni dovranno essere «affrontate» nel corso del summit dell’Alleanza atlantica che si terrà a luglio ad Ankara. «È ovvio che gli Stati Uniti continuano ad avere impegni globali che devono onorare in termini di dispiegamento delle forze armate. E questo ci impone costantemente di riesaminare dove schieriamo le truppe», ha anche detto. Non dimentichiamo che, dopo aver annunciato il ritiro di 5.000 soldati dalla Germania, Trump ha comunicato l’invio di altrettanti militari in Polonia, legando esplicitamente la decisione al suo stretto rapporto con il presidente polacco, Karol Nawrocki. Questo testimonia la relazione articolata che vige tra il presidente americano e gli alleati della Nato. In tal senso, Trump si appoggia a Rubio perché si tratta della figura più focalizzata, all’interno della sua amministrazione, a mantenere in piedi le relazioni transatlantiche.
Insomma, il segretario di Stato (che in quanto consigliere per la sicurezza nazionale ad interim della Casa Bianca lavora a stretto contatto col presidente) sta gestendo due dossier - quello caraibico e quello europeo - di primo piano, tenendosi invece meno esposto rispetto alla spinosa questione iraniana, su cui lavora maggiormente Vance. È quindi chiaro come le principali partite geopolitiche che Washington si sta trovando ad affrontare vadano a intersecarsi con la campagna elettorale (ancora embrionale) del 2028.
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