I volenterosi (Ansa)
Con i Volenterosi contro Putin sì, con The Donald per la pace nella Striscia no: Pd & C. usano la Costituzione à la carte. Ma è l’unica strada per ridare dignità ai palestinesi.
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, oggi, su mandato del governo e del Parlamento, sarà a Washington per partecipare «in qualità di osservatore» alla riunione inaugurale del Board of peace, l’organismo internazionale voluto da Donald Trump per sovrintendere alla pacificazione e alla ricostruzione di Gaza. Oltre non era possibile andare, perché la nostra Costituzione impedisce all’Italia di partecipare ad organismi sovranazionali se non in condizione di assoluta parità con tutti gli altri Stati membri, cosa che lo statuto di Board of peace non prevede.
Per la sinistra, manco a dirlo, la scelta di essere comunque presenti all’atto costitutivo è una dimostrazione di subordinazione e servilismo nei confronti di Trump, che di quell’organismo è l’ideatore e coordinatore con ampi poteri decisionali. Insomma, partecipare a una coalizione di Paesi che spontaneamente si mettono insieme sotto l’egida di uno o più di essi con l’obiettivo di affrontare emergenze internazionali per l’opposizione è uno scandalo. In verità non è sempre uno scandalo. A Giorgia Meloni, per esempio, è stato rinfacciato di non essersi iscritta ai primi passi alla «Coalizione dei volenterosi», associazione spontanea e non riconosciuta internazionalmente che Francia e Gran Bretagna hanno messo su per affrontare in modo comune la crisi ucraina. Eppure, anche quella voluta da Macron e Starmer è una alleanza temporanea tra diverse nazioni per dare il via a operazioni militari o umanitarie che non si pongono sotto l’egida delle Nazioni unite. Questi hanno un concetto assai elastico della Costituzione: la interpretano in modo diverso a seconda che ci sia di mezzo Trump oppure Macron. Ma, soprattutto, interpretano malamente il ruolo dell’Italia nello scacchiere internazionale. Mi spiego meglio.
L’interesse primario del nostro Paese è avere un ruolo in tutto ciò che accade nell’area del Mediterraneo dove madre natura ci ha piazzato all’inizio dei tempi. Ma non è soltanto una questione di pura geografia: è che qualsiasi onda di Mare nostrum, anche quella che parte dalla coste più lontane tipo Gaza, prima o poi si infrange sulle nostre spiagge, a volte con effetti simili a uno tsunami.
La sola idea di rimanere completamente tagliati fuori, sia pure per presunti «motivi costituzionali», dal futuro di Gaza è un suicidio politico bello e buono, una mancanza di visione e strategia. Per stare in gioco bisogna giocare al gioco di Trump? Giochiamo, con cautela e buon senso ma giochiamo anche nell’interesse delle nostre aziende (la bonifica e la ricostruzione della Striscia sarà, probabilmente, il più grande affare dei prossimi anni). E giochiamo pure nell’interesse del popolo palestinese che, per la prima volta nella sua millenaria storia, ha la possibilità di uscire dalla miseria e dal degrado in cui i suoi leader lo hanno tenuto e vorrebbero tenerlo all’infinito per poter continuare ad arricchirsi personalmente con gli aiuti umanitari senza fondo.
Rendere civile e vivibile quella terra arida è possibile, Israele lo dimostra. E se per farlo bisogna accompagnarsi a Trump e non all’Onu, beh, a mio avviso ne vale la pena.
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Carlo Nordio (Ansa)
Schlein ringrazia l’inquilino del Quirinale. Tajani: «Ma le sue parole valgano per tutti».
È apparso «condivisibile» l’intervento del capo dello Stato a tutto l’arco parlamentare. Per il ministro della Giustizia Carlo Nordio «l’esortazione» di Sergio Mattarella è «opportuna in questo momento in cui i toni si sono riscaldati al di là della ragionevolezza». Nordio però ha anche precisato di aver sempre sostenuto fin dal primo giorno che il dibattito fosse mantenuto in termini pacati e razionali esclusivamente nel suo ambito naturale, «quello di una riforma costituzionale - che attua un’idea di un grande eroe della Resistenza, Giuliano Vassalli - senza conferirgli un significato politico o polemico, rispettando gli avversari e chi la pensa diversamente da noi senza arrivare a espressioni che possono appunto riscaldare i toni, come ci ha ricordato bene il presidente Mattarella».
Insomma Nordio è come se sottolineasse di non aver iniziato lui ad alzare i toni aggiungendo che si adeguerà come riteneva di aver già fatto perché «certe espressioni che ho usato non erano mie, ho citato espressioni altrui» riferendosi alla frase sul sistema paramafioso delle correnti. Il suo invito è quello «di entrare in una fase di dialogo costruttivo che sia essenzialmente contenutistico» chiarendo infine che «ci sono stati dei momenti in cui hanno detto piduista, revanscista, addirittura contiguo con la camorra o altro e allora qualche reazione magari c’è, ma se come auspico e auspichiamo tutti, manteniamo il dialogo in un ambito civile, pacato e razionale i toni si abbasseranno e finalmente ragioneremo sul contenuto della riforma».
«Importanti e significative le parole del presidente Mattarella che come sempre va ascoltato con grande attenzione», il commento molto istituzionale del capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati, Galeazzo Bignami. Il vicepremier Antonio Tajani, pur d’accordo con i colleghi di maggioranza ha colto l’occasione per precisare: «Mattarella ha invitato ad abbassare i toni in generale, ma tutti quanti dovrebbero farlo a cominciare dai magistrati che hanno incarichi di grande responsabilità, come il procuratore Gratteri, che talvolta usa un linguaggio che non è consono al ruolo che svolge».
La sinistra come prevedibile tenta di mettere il cappello sulle parole del capo dello Stato interpretandole a proprio favore. «Sono parole, le sue, che vanno ascoltate e per le quali va ringraziato. In particolare per aver ricordato il necessario rispetto reciproco tra le istituzioni per il bene del Paese» ha detto il segretario del Partito democratico, Elly Schlein. Anche il Movimento 5 stelle fa suo l’intervento di Mattarella. «Il nostro auspicio è che questo messaggio sia stato ben compreso da chi ha lanciato attacchi e ingiurie al Csm per sostenere una riforma costituzionale che punta a scardinare proprio quell’autonomia e quell’indipendenza». Il leader pentastellato Giuseppe Conte aggiunge: «Le polemiche, gli attacchi al Csm avevano superato i livelli di guardia. Addirittura avevano convolto anche il ministro della Giustizia Nordio». Dimenticandosi tuttavia di citare Nicola Gratteri.
Tra i membri del Csm, a commentare la notizia, Isabella Bertolini, consigliere laico, che così ha interpretato quelle parole: «Mattarella non ha fatto una difesa corporativa della magistratura, ma anzi ha messo in luce i problemi e le carenze che ci sono anche nel Csm. Mi auguro che adesso il confronto torni ad essere nel merito della riforma, in modo da aiutare tutti gli Italiani a capire il quesito referendario». «Non intendo rilasciare alcun commento», ha detto invece il presidente dell’Anm, Cesare Parodi. «Non perché è un fatto che non è importante, ma perché è talmente importante, significativo ed eccezionale che non merita un mio commento».
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2026-02-19
Osservatorio sul Merito – L'Italia e le sue imprese continuano a correre. Il traguardo è la crescita
iStock
Uno spazio di approfondimento per le strategie di Pmi e aziende che trainano la competitività dell'Italia anche oltre confine.
Sono campioni della crescita. Esempi di resilienza, le aziende italiane hanno dimostrato - crisi dopo crisi – di essere capaci di adattarsi rapidamente ai cambiamenti economici, tecnologici e geopolitici, senza perdere competitività. Le aziende raccontano le proprie direttrici di crescita, basate su innovazione - investimenti in digitalizzazione, automazione, intelligenza artificiale e sostenibilità ambientale -, capitale umano qualificato, strutture flessibili e internazionalizzazione, che oggi significa soprattutto diversificazione dei mercati. Il 2026 sarà un anno di passaggio decisivo, nel quale il Made in Italy è chiamato a correre più velocemente dei suoi competitor. In un mondo segnato da tensioni geopolitiche, costi energetici elevati e nuove regole europee, le aziende italiane puntano su innovazione, crescita dimensionale e integrazione tecnologica. Il nostro futuro industriale non dipenderà solo dalla qualità dei prodotti, ma dalla capacità del sistema Paese di affrontare la Twin Transition, cogliendo le opportunità del Pnrr. Perché meno burocrazia e tempi certi sono condizioni indispensabili per attrarre investimenti. Lo evidenzia l'analisi di Maurizio Tarquini, direttore generale di Confindustria, figura di riferimento per l'elaborazione delle strategie di sviluppo delle imprese, che ripercorre le sfide da affrontare: in primis, il salto tecnologico che devono compiere le Pmi e poi il tema del lavoro, con l'obiettivo di superare l'urgente mismatch tra domanda e offerta di competenze.
A creare condizioni più stabili e rapide contribuisce l'azione della politica. Marco Osnato, presidente della Commissione Finanze della Camera dei deputati, fa il punto sulle riforme strutturali decise a segnare un cambio di passo per l'economia nazionale: dal Piano Casa al ravvedimento speciale 2025 che punta a rafforzare il patto tra Fisco e contribuenti. Spazio anche al tema della giustizia con il sottosegretario Andrea Ostellari e con l'avvocato penalista Nicodemo Gentile, che offre il suo punto di vista sulla riforma della giustizia: «Un esercizio di equilibrio, non di semplificazione». Al centro anche il nodo sicurezza, con l'intervista al sottosegretario del Ministero dell'Interno Wanda Ferro sul recente pacchetto di misure introdotto dall'Esecutivo. Il sottosegretario al Mit, Antonio Iannone, entra nel merito dell'ultimo miglio del percorso del Pnrr per rilanciare la competitività infrastrutturale dell’Italia. Completa la panoramica sulle infrastrutture l'intervento del presidente del Gruppo FS Tommaso Tanzilli. Dopo il significativo riconoscimento dell'Unesco alla cucina italiana, spiegato dal ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida, l'Italia vive il sogno olimpico di Milano-Cortina. Il ministro dello Sport, Andrea Abodi, sottolinea l'importanza per il radicamento della cultura sportiva dell'evento, che avrà un impatto rilevante anche sul turismo italiano, sia nel breve sia nel medio-lungo periodo. Il rapporto tra turismo e territorio è determinante per lo sviluppo economico, sociale e culturale di un Paese multisfaccettato come l’Italia. Riflettono su valori, come sostenibilità e destagionalizzazione, ben cinque presidenti di Regioni italiane: Alberto Cirio (Piemonte), Marco Bucci (Liguria), Francesco Rocca (Lazio), Marco Marsilio (Abruzzo) e Roberto Occhiuto (Calabria). Senza una visione strategica, il territorio perde. La sfida è integrare promozione, tutela e sviluppo, trasformando il patrimonio culturale, paesaggistico e ambientale in leva strutturale di crescita.
Per scaricare il numero di «Osservatorio sul Merito» basta cliccare sul link qui sotto.
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Il deserto di Wadi Rum in Giordania (iStock)
Il deserto giordano patrimonio Unesco inizia a liberarsi dalla plastica grazie a Plastic Free Onlus. Il progetto punta a proteggere l’ecosistema, creare 100 posti di lavoro e coinvolgere le comunità locali, con particolare attenzione alle donne.
Il Wadi Rum, una delle aree desertiche più iconiche al mondo e patrimonio dell’Unesco, punta a diventare progressivamente plastic free. Al centro del progetto ci sono la tutela di un ecosistema fragile e la creazione di almeno 100 nuovi posti di lavoro, con un’attenzione particolare all’inclusione femminile. L’iniziativa si svolge nel Sud della Giordania, tra Aqaba e l’area protetta del Wadi Rum, e vede l’Italia protagonista con il contributo di Plastic Free Onlus.
Il percorso è nato dal dialogo con Sua Eccellenza Thabet Al-Nabulsi, Commissario al Turismo e agli Affari del Sud del governo giordano, con l’obiettivo di definire una strategia concreta per ridurre la plastica nelle aree protette del Paese. La strategia si inserisce nella più ampia politica ambientale giordana, guidata dalla Casa Reale, che punta a trasformare la Giordania in uno dei Paesi più green del Medio Oriente.
Plastic Free Onlus, attiva dal 2019 nella lotta contro l’inquinamento da plastica, accompagna il progetto con la sua esperienza sul campo. Dal 2024, le missioni dell’associazione nel Wadi Rum hanno già portato alla rimozione di oltre tre tonnellate di rifiuti, tra plastica, lattine, copertoni e mozziconi di sigaretta, anche nelle zone più remote del deserto. Le operazioni sono state realizzate in collaborazione con i beduini locali e i ranger della riserva naturale.

«L’incontro con Sua Eccellenza Al-Nabulsi rappresenta un passaggio strategico fondamentale per costruire un modello sostenibile che unisca tutela ambientale e sviluppo sociale – spiega Silvia Pettinicchio, Global strategy director di Plastic Free Onlus –. L’azione concreta sul campo è la base di ogni strategia credibile: abbiamo rimosso tonnellate di rifiuti e costruito relazioni solide con la comunità locale. Rendere plastic free il Wadi Rum significa proteggere uno degli ecosistemi più preziosi della regione e generare nuove opportunità economiche per le persone del territorio. Non c’è vera sostenibilità senza inclusione sociale, e per questo il coinvolgimento delle donne è centrale nel progetto».
Nei prossimi giorni sono previste nuove spedizioni di pulizia congiunte tra Plastic Free e i ranger del Wadi Rum. Saranno il primo passo concreto verso una trasformazione strutturale che punta a coniugare ambiente, sviluppo economico e cooperazione internazionale.
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