Il libro di Francesco Avanzini, Rudolf Steiner. Fatti e misfatti dell’antroposofia (Fede & Cultura, 2026), è imperdibile. Chesterton lo aveva detto una volta per sempre: quando la gente smette di credere in Dio non è che non crede più a niente, è che crede a tutto.
La distopia reale del saggio di Avanzini
Qualsiasi cosa. Un carrista buddista. Una moneta d’oro sepolta sotto un albero. La reincarnazione del vicino di casa. Il karma della zucchina biodinamica. Il libro di Francesco Avanzini è la più bella conferma sperimentale che quella frase potesse ricevere in 150 anniIl : perché l’Occidente che ha cacciato Cristo dalla porta si è ritrovato in salotto Rudolf Steiner, ottantasettesimo grado del Rito di Memphis-Misraïm, chiaroveggente domestico che a sette anni vedeva le zie morte uscire dalla stufa e a trentacinque parlava regolarmente con i servitori del demonio persiano Arimane.
Chi chiude la porta al Vangelo apre la porta alla stufa. E ci mette dentro anche i figli, alla scuola Waldorf, dove non si danno voti e si insegna che l’anima si prepara alla prossima incarnazione danzando a piedi nudi in tuniche viola.
Le radici esoteriche di Rudolf Steiner
Il saggio di Avanzini, medico ospedaliero in pensione, cattolico di quelli che non si vergognano di dirlo, già autore di un libro decisivo sull’omeopatia e di uno ancora più fondamentale sulla trappola mortale del politicamente corretto, è uno di quei libri brevi, taglienti, documentatissimi che una volta sarebbero usciti sotto una finestra dei gesuiti nel Seicento e oggi escono meritoriamente da Fede & Cultura, casa editrice veronese diretta da Giovanni Zenone che continua a fare, con mezzi minuscoli, quello che le grandi editrici cattoliche hanno abdicato a fare da mezzo secolo: dire la verità. Il libro si legge in tre sere.
La prima sera si ride. La seconda ci si spaventa. La terza ci si arrabbia. Non con Avanzini. Con noi stessi, per aver lasciato entrare in casa nostra, attraverso il pediatra biodinamico, il condominio antroposofico, il vino a Demetra, la maestra Waldorf, un intero sistema occultistico di cui non sapevamo nemmeno l’esistenza.
Perché questo è il punto centrale del libro, ed è quello che andrebbe stampato su una fascetta di dieci centimetri attraverso la copertina: l’antroposofia non è una filosofia. È una setta massonica esoterica con una faccia sanitaria, agricola e pedagogica. Steiner non era un pensatore che ogni tanto flirtava con l’occulto: era Gran Maestro del rito egiziano-massonico Memphis-Misraïm, iniziato da Theodor Reuss (lo stesso circolo che detiene ancora oggi i diritti d’autore del satanista Aleister Crowley, «fai ciò che vuoi sarà tutta la Legge»), fondatore a Berlino della loggia Mystica Aeterna, direttore della rivista Lucifer, autore di un Padre Nostro riscritto in cui il Tentatore è degradato a «illusione e inganno» e nel quale, sono parole sue, Lucifero è «la controparte gemellare di Cristo» destinata alla redenzione.
La contro-chiesa steineriana
Il tutto scolpito nel legno del Goetheanum di Dornach, il tempio in cemento armato dove ancora oggi si celebra il Faust di Goethe come si celebrerebbe la Messa. Avanzini ricostruisce, documento su documento, la genealogia esatta di questa contro-chiesa: dalla russa Blavatsky (che vantava d’aver combattuto con Garibaldi e riceveva istruzioni telepatiche da Shiva, Buddha e il Bodhisattva Maitreya) all’anglicana Annie Besant che voleva imporre Krishnamurti quattordicenne come Cristo reincarnato, dal reverendo pedofilo Leadbeater al gesuita Teilhard de Chardin, «altro inquietante personaggio che tentò di corrompere il cristianesimo con le sue assurde teorie», dice Avanzini con una frase che vale mille congressi di teologia dogmatica.
La medicina derivata da Rudolf Steiner
E arriviamo al capitolo più prezioso, quello sulla medicina antroposofica. Perché qui non stiamo parlando di quisquilie salottiere. Stiamo parlando di ospedali pubblici europei convenzionati, di reparti di oncologia pediatrica che prescrivono estratto di vischio sottocutaneo secondo i protocolli dettati da Steiner in trance nel 1920 alla dottoressa Ita Wegman, di rimedi diluiti in potenze omeopatiche, che significa: fino a non contenere più una singola molecola del principio attivo, spacciati per terapia «olistica» a genitori disperati.
La biodinamica in agricoltura è dello stesso stampo: il letame va sepolto in un corno di vacca durante la luna calante e riesumato in primavera; poi si diluisce in acqua «dinamizzata», cioè agitata, e si spruzza sui vigneti. Ne escono vini di Franciacorta a settanta euro la bottiglia. In un’epoca in cui i giornalisti si stracciano le vesti se un vescovo cita San Tommaso, l’intera enoteca milanese beve corni di vacca stregati da un rosacroce croato-tedesco e nessuno trova niente da ridire e, ancora peggio, nessuno trova da ridere.
La credulità moderna verso la scuola steineriana
Perché, ed è questa la tesi che percorre come una vena d’oro tutto il libro di Avanzini, noi non viviamo in un’età razionalista, come si autoproclamano i telegiornali. Viviamo nell’età più credulona della storia occidentale. Il cattolico che crede alla transustanziazione è un fanatico medievale, il manager di Segrate che paga cinquecento euro a seduta per farsi «aprire i chakra» da una signora vestita di lino ecrù è un sofisticato ricercatore spirituale. La donna che al Rosario chiede l’intercessione della Madonna è un’illusa, la ragazza che consulta le carte dei tarocchi via Instagram è un’anima libera.
Avete voluto la ragione senza la fede? Vi siete presi Steiner. E dietro Steiner, Reuss. E dietro Reuss, Crowley. E dietro Crowley, l’Ordo Templi Orientis. E dietro tutti loro, esattamente e dichiaratamente, il Nemico che nel Vangelo di Giovanni ha già un nome preciso.
L’analisi di Francesco Avanzini
Avanzini scrive con la lucidità del medico e la pietà del credente. Non insulta gli antroposofi: li commisera. Non condanna i genitori: li avverte. La sua prosa è pulita, scandita, senza fronzoli, la prosa di chi ha visto morire pazienti oncologici trattati con estratto di vischio, invece che con cure degne di questo nome, e sa che dietro ogni granulo omeopatico «dinamizzato» c’è un’anima umana che a un certo punto dovrà rendere conto a qualcuno che non è Rudolf Steiner.
Il libro è preceduto da una prefazione limpida di Walter Salin e chiuso da una bibliografia di centocinquanta titoli, molti in tedesco originale, che da sola vale il prezzo di copertina. Chi lo legge scoprirà che ogni cosa che gli era stata detta sulla «spiritualità laica» del XX secolo era un pio eufemismo per «neopaganesimo esoterico strutturato». Nulla di nuovo sotto il sole: è la vecchia gnosi del II secolo, la stessa che Sant’Ireneo di Lione demolì in cinque libri, risorta con la tunica di lino grezzo e il carrello della spesa a chilometro zero.
Perché il saggio di Avanzini merita attenzione
Un libro necessario. Un libro coraggioso. Un libro che merita di stare sul comodino di ogni cattolico che ha ancora un figlio in età scolare, di ogni medico che ancora ricorda il giuramento di Ippocrate, di ogni giornalista che si vergogna un poco di aver preso in giro padre Amorth mentre riverisce la biodinamica di Nomisma-Wine.
Grazie a Francesco Avanzini per averlo scritto. Grazie a Fede & Cultura per averlo pubblicato. Grazie a Chesterton per averci avvertito con un secolo d’anticipo. Adesso tocca a noi cristiani leggerlo, regalarlo, discuterlo. E ricordarci, noi che nell’Occidente del 2026 siamo diventati la minoranza chiassosa dei ragionevoli, che l’unica vera scienza dello spirito, quella con la S maiuscola, sta ancora scritta in quattro Vangeli che si leggono in un pomeriggio. Chi li abbandona rischia di rivolgersi alla rivelazione ricevuta a Berlino nel 1902 da un signore austro-ungarico che parlava con i defunti.
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