Non c’è che da restare senza parole di fronte a quanto si sta orchestrando per contrastare la legge 104/26, cosiddetta legge Valditara «Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico», una legge che ha il grande merito di rendere operativo il dettato costituzionale (art.30) che vuole i genitori titolari del diritto/dovere di educare i propri figli.
Perché il consenso informato valorizza la famiglia
Una legge che chiama i genitori ad assumersi il ruolo che compete loro in primis sempre e in particolare quando vengono trattati temi educativi delicati, che coinvolgono valori e principi etici. Lo strumento concreto con cui esercitare questo diritto/dovere costituzionalmente fondato si chiama «consenso informato». Uno strumento che, garantendo il diritto di libera scelta democratica, mette al riparo dagli abusi di indottrinamento ideologico che, a centinaia, si sono verificati negli ultimi anni nella scuola italiana, in tema di educazione sessuale e all’affettività.
Sono anni che le associazioni di famiglie denunciano alle istituzioni competenti, regionali e nazionali, programmi pseudoscientifici, per lo più extracurriculari, di educazione ad orientamento sessuale e identità di genere in contrasto con l’identità sessuata definita dalla biologia umana. Sono anni che la ricca documentazione presentata a riprova di questi abusi ideologici è stata silenziata o ignorata; sono anni che si chiede un minimo di chiarezza perché i genitori sappiano che cosa viene insegnato ai loro figli, da chi viene insegnato e con quali strumenti viene insegnato. Tutto nella massima trasparenza, alla luce del sole, garantendo a ogni famiglia il massimo di libertà di scelta. Finalmente queste istanze sono state ascoltate.
Come lo strumento corregge gli abusi passati
Va detto con grande chiarezza: si è reso necessario lo strumento del consenso informato in ambito scolastico perché si è colmata la misura per cui si sono messi in atto percorsi educativi all’identità di genere senza che i primi titolari del ruolo educativo – i genitori – ne sapessero nulla.
Anzi, in alcuni casi, anche peggio: con il pretesto di percorsi di contrasto al bullismo, alla violenza contro le donne, alle discriminazioni, si sono veicolati dogmi ideologici genderfluid, anche prevedendo la presenza in classe di drag queen o drag king, cosiddetti «esperti» con curriculum professionale ignoto. Tutto questo non può e non deve più succedere, senza il consenso dei genitori: questi, informati con chiarezza e in dettaglio, daranno o negheranno il proprio consenso. Questa è la realtà dei fatti.
Il consenso informato garantisce la vera libertà
Ora, di fronte a questa realtà, c’è chi arriva all’assurdo di evocare la «disobbedienza civile» per contrastare la legge. Condotta non solo di pericolosa irresponsabilità, ma assolutamente ingiustificata, considerato che si tratta di una legge che non solo non nega niente a nessuno, ma – anzi – garantisce ed esalta la libertà di ognuno.
Con un altro grande pregio: dare una «scossa» ai genitori che «dormono», che poco o nulla si interessano dell’educazione dei propri figli (vale la pena di ripeterlo: educare i figli è un diritto, ma è anche e soprattutto un dovere!), che delegano la propria responsabilità educativa su un tema di enorme valore umano, etico e sociale come l’affettività e la sessualità.
La scuola supporta la responsabilità educativa
Certamente la scuola deve aiutare, deve dare una mano e può sviluppare e approfondire i meccanismi biologici della sessualità; ma i «fondamentali» – le colonne sulle quali si regge la relazione umana che investe il senso stesso della vita di ognuno e del mantenimento della vita – sono e restano responsabilità educativa della famiglia.
Oggi più che mai, potremmo dire, anche alla luce di quanto sta accadendo in Paesi che da tempo fanno quella educazione sessuale precoce (fin dalla scuola dell’infanzia!), tanto invocata dai detrattori della legge Valditara: le gravidanze indesiderate aumentano, gli aborti aumentano, lo sfruttamento della sessualità a scopi commerciali sta dilagando, il corpo femminile sempre più oggetto di mercato e le violenze sessuali non accennano a diminuire.
La sessualità riscopre il valore sacro
Perché? Perché non si tratta (solo) di educare al sesso sicuro, ma molto di più, al sesso «responsabile», il che significa conoscere, rispettare e aiutare a mettere in atto i principi che innervano la legge naturale.
Nella storia dell’uomo, da sempre e in tutte le culture, il sesso è stato legato al «sacro», cioè ad una dimensione che va ben oltre l’atto fisico, investendo la sostanza della natura profonda dell’essere umano. Da qui, il rispetto assoluto del proprio corpo e del corpo altrui, non più semplice oggetto di piacere, ma luogo privilegiato dell’amore totale. Esattamente il contrario del pensiero «woke» del polimorfismo sessuale e di genere, che sta contagiando i nostri figli.
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