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«La verità vi fa male lo sappiamo. E quindi avete bisogno di diffondere bugie, cara Rifondazione Comunista e cari Giovani Comunisti. I nostri manifesti non hanno 'il vergognoso scopo di diffondere odio verso le persone che fanno parte della comunità LGBTQIA+', ma condannano la teoria gender che viene diffusa, per esempio, nelle scuole e noi vogliamo difendere i nostri bambini da ogni manipolazione ideologica e intima» così ha replicato alle polemiche sorte a Como, Toni Brandi, presidente di Pro Vita e Famiglia onlus autrice della campagna 'diciamo no al Ddl Zan' con manifesti che raccontano i casi choc di indottrinamento arcobaleno da cui non si potrà più difendersi.

«Non è vero che il Ddl Zan serve a tutelare le persone LGBTQIA+, - ha continuato e concluso Jacopo Coghe, vice presidente di PV&F - serve solo a condannare chi non la pensa come loro, a tappargli la bocca, a legarci le mani per impedire una propaganda immorale sui nostri figli. L'odio è quello che hanno loro nei confronti dei nostri bambini e delle donne, che non saranno più rispettati per come sono, ma dovranno subire le decisioni sportive o scolastiche che vorranno loro senza diritto di replica. Proprio mercoledì abbiamo presentato un Report con i casi choc che dove sono passate certe leggi si sono verificati: padri condannati, pastori a processo per aver letto la Bibbia... se lo leggano i nostri detrattori e ci rispondano sui fatti».

«Le leggi anti omotransfobia mettono in pericolo una serie di libertà fondamentali, quali la libertà di espressione del pensiero, di religione, di associazione e la libertà d'iniziativa economica privata. In questo documento abbiamo elencato centinaia di esempi di quello che accade nei Paesi dove vigono leggi anti omotransfobia simili a quella proposta in Italia. Si tratta, per esempio, di casi di violenza, abusi e altre violazioni dei diritti delle donne dovuti all'imposizione del transgenderismo. O ancora ci sono persone denunciate, censurate o attaccate per la loro contrarietà alla partecipazione di maschi trans alle competizioni sportive agonistiche femminili o all'ingresso di maschi biologici nei bagni o negli spogliatoi delle donne» ha dichiarato Jacopo Coghe, vice presidente di Pro Vita e Famiglia onlus, che ha presentato oggi, al Senato, il primo Report sulle violazioni delle libertà fondamentali causate dalle leggi su l'omotransfobia insieme ai parlamentari Simone Pillon, Lucio Malan e Isabella Rauti e alla collega, membro del direttivo della onlus, Maria Rachele Ruiu.

Sono la scuola e i bambini a preoccupare e ad avere un'attenzione speciale nel Report: «Le scuole di Melbourne - ha sottolineato in conferenza stampa Maria Rachele Ruiu - sono state invitate a non esprimersi più con i termini "mamma" o "papà" in modo tale da essere più "inclusive di genere". Così come bagni unisex, squadre sportive non-gendered e l'esposizione di bandiere arcobaleno sono tutti raccomandati per migliorare l'inclusività. L'Istituto scolastico Deanesfield Primary School - ha aggiunto - ha adottato la policy dei bagni gender-neutral. Le ragazze così si sono viste costrette a non andare a scuola per non condividere i bagni con i maschi. Qui in Italia già propongono Carriera Alias e bagni gender neutral, progetti gender che decostruiscono il maschile e il femminile a beneficio della identità fluida, progetti che lodano l'utero in affitto, se io non volessi questo indottrinamento per i miei figli, sarei un'omofoba?».

Esiste poi tutta una problematica relativa alle carceri e allo sport. «Karen White, maschio di 52 anni che si identifica come donna - ha continuato Coghe - incarcerato in una struttura per donne ha abusato sessualmente di due detenute donne. Ed è da sottolineare il caso di Boyd Burton, divenuto Fallon Fox "campionessa" di arti marziali, trans, che finora ha combattuto come donna e ha dichiarato in un recente tweet indirizzato anche alla Rowling, la scrittrice di Harry Potter, di aver fratturato con gioia il cranio di una sua avversaria, con una frase come «adoro pestare le TERF*» (Trans-Exclusionary Radical Feminist)».

«Presenteremo oggi, con quasi 240.000 firme raccolte in poche settimane, la nostra petizione contro il Ddl Zan, la legge bavaglio anti omotransfobia, che sarà consegnata al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio e al Presidente del Senato» ha concluso Coghe.

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