Soprattutto nel mondo cattolico, solo a chi ha deciso di fare orecchie da mercante o di manipolare la verità a piacimento può rimanere qualche dubbio in tema di suicidio assistito: «La tentazione di togliere la vita con il pretesto di una falsa compassione deve essere fermamente respinta», papa Leone XIV domenica, a Lourdes.
Cosa prevede la legge italiana sul fine vita
Le parole del Papa sono sempre rivolte al mondo intero, ma oggi in Francia e in Italia acquistano un valore di drammatica attualità. La Francia ha messo in costituzione il «diritto di aborto» e ha approvato pochi mesi fa una legge pro-eutanasia e nel nostro Paese continua a far discutere l’opportunità di regolamentare per legge il suicidio medicalmente assistito.
Ci sono Regioni (Toscana, Emilia-Romagna, Sardegna, Veneto, Lombardia) che già hanno messo nero su bianco procedure di morte assistita; c’è il governo che ha impugnato alcune di queste leggi regionali di fronte alla Corte costituzionale; c’è la Corte con le sue sentenze pro suicidio e ci sono le forze politiche, tutte con non poche contraddizioni all’interno.
E poi c’è la Chiesa cattolica italiana, ci sono i vescovi e i sacerdoti, che ribadiscono con chiarezza i principi dottrinali (e non potrebbe essere altrimenti), ma che sul tema dell’opportunità di scrivere una legge lasciano spazio a opinioni differenti.
In questo clima assai poco favorevole a quel principio fondamentale che è il principio di intangibilità della vita umana, abbiamo ricevuto e ascoltato le parole del Santo Padre. «È impossibile considerare normale togliere la vita. Ciò che è legale non è necessariamente morale»: una vera e propria pietra tombale posta sull’idea che si debba, o anche semplicemente si possa, scrivere una legge che stabilisca condizioni, tempi e modalità per «somministrare la morte», per citare papa Francesco.
Perché Leone XIV si è espresso contro il suicidio assisitito
Così è e deve essere per chiunque abbia cuore e mente aperti all’accoglienza, sempre e comunque, di ogni vita. Con un’attenzione speciale alla vita malata, sofferente, fragile come quella che papa Leone ha avuto davanti agli occhi a Lourdes ed è proprio guardando negli occhi le persone malate che ha pronunciato quelle parole.
È immorale il suicidio assistito, è immorale assecondare la disperazione di chi vuole morire per porre fine al proprio dolore, è immorale rispondere alla sofferenza uccidendo il sofferente. È immorale sempre, senza eccezione alcuna: né una sentenza né una legge la possono rendere morale.
La ragione stessa, anch’essa citata da papa Leone a proposito dell’Illuminismo cristiano, rende evidente come il grado di civiltà di un popolo si misura proprio sulla forza e sulla capacità che esso dimostra nell’accoglienza del «mondo del dolore e della sofferenza», rispondendo con strumenti concreti e umani. Una legge non solo non rende morale l’immoralità, ma anzi può renderla ancora più pervasiva e, quindi, devastante.
Aprire le porte al suicidio assistito non produrrà altro che altre morti, altri laceranti conflitti personali e sociali, senza dare alcuna «seria» risposta al dolore, alla sofferenza, al senso della vita fragile. La ragione semplicemente umana, anche non illuminata dalla fede, va in cortocircuito all’idea che di fronte a una persona che vuole suicidarsi, la risposta è suicidarlo! Lavarsene le mani con la lisciva dell’autodeterminazione! Sciacquarsi la bocca con il colluttorio della «morte dignitosa».
Perché la scelta di Leone XIV è l’unica umana
«Nessuno ha il diritto, mai, di decidere della vita di un determinato embrione o di una determinata persona anziana. La medicina non potrà mai farsi serva della morte programmata»: la vita umana è intoccabile e la morte somministrata da un medico, credente o non credente, è come avvelenare l’acqua potabile. Non c’è che dire: il Papa ha lanciato un grido accorato all’intera società, al mondo della politica, della medicina, alla Chiesa di cui è Pastore universale.
Un monito che ha un peso speciale per chi si definisce «cristiano cattolico»: un medico cristiano non può mai uccidere il malato che a lui si rivolge (neppure se richiesto, già diceva il «vecchio» Ippocrate); un politico, un parlamentare cristiano cattolico non può partecipare al male sostenendo o votando una legge immorale che prevede l’uccisione di un innocente. Così come esistono le tenebre, esiste il male.
E che si fa nel buio? Si accende una luce. Che si fa di fronte al male? Si contrasta con ogni mezzo e si costruiscono percorsi di bene. Assecondare il male produce solo altro male.
Papa Leone non solo ha parlato con grande chiarezza sul piano morale, etico e dottrinale, ma ha anche dato un segnale chiaro e inconfondibile: per tutti gli uomini di buona volontà e, soprattutto, per i credenti cristiani cattolici – politici e parlamentari in primis – la via della virtù è una sola: «La tentazione di togliere la vita con il pretesto di una falsa compassione deve essere fermamente respinta».
Traduzione in chiave di pratica medica e politica: cure palliative e niente legge sul suicidio medicalmente assistito.
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