I bimbi del bosco vanno a scuola, ma non tornano a casa loro
Primo giorno di scuola per i bambini della famiglia nel bosco, accompagnati in auto (C) da due persone, tra cui la maestra che da gennaio ha fatto loro lezione nella struttura protetta di Vasto (Ansa)

Sarebbe interessante chiedere alla dottoressa Nicoletta Orlandi, presidente del Tribunale per (e si sottolinea per) i minori dell’Aquila, qual è il reato di Rosina (nove anni) e dei gemellini Gloriano e Bella (sette anni: i nomi sono di fantasia) per cui sono sottoposti a una sorta di arresti domiciliari in una casa che non è la loro e sono trattati come detenuti in regime di massima sicurezza.

L’ultima «attenzione» a cui sono stati sottoposti è stato il loro primo giorno di scuola. I tre bambini della cosiddetta famiglia del bosco non hanno mai visto un’aula in vita loro e chiunque sia madre o padre sa quanto sia importante per i piccoli essere accompagnati dai genitori il primo giorno di scuola, quanta solennità rivesta questo primissimo passo verso il percorso dell’adultità. Verrebbe da chiedere alle assistenti sociali: quale pensate che sarà il ricordo del primo giorno di scuola dei tre fratellini? Pensate che sarà come il vostro e come quello dei vostri figli o sarà un giorno di »lutto»? Questi bambini sono stati accompagnati su una macchina di servizio da due persone, di cui una sola conosciuta: la maestra Lidia Camilla Vallarolo che in questi lunghissimi mesi li ha seguiti. Li hanno fatti entrare e uscire da una porta di servizio senza alcun contatto con gli altri compagni. È il primo giorno di scuola, ma significa che per Rosina, Gloriano e Bella gli esami non finiscono mai. Ci sono anche due enormi contraddizioni. S’era detto che il percorso di home schooling (scuola parentale) che i fratellini avevano seguito, impostato da mamma Catherine e babbo Nathan, era insufficiente, e invece la più grande è iscritta regolarmente alla quarta elementare e i due gemellini vanno in seconda (troppo analfabeti, quindi, non potevano esserlo). Peraltro in Italia l’istruzione domiciliare è legale e sono 16.000 i bambini che vengono educati e formati con questo metodo. S’ è detto anche che i bambini vivendo nel bosco non avevano socializzazione – circostanza smentita da tutto il paese di Palmoli che li considera le mascotte del borgo – e per farli stare con i nuovi compagni di scuola li hanno trattati come sorvegliati speciali.

Invece che a piedi, hanno percorso in macchina i 600 metri che separano le aule dalla casa famiglia di Vasto dove sono «rinchiusi» da novembre facendoli passare da ingressi secondari, come fossero clandestini. Il Servizio sociale dell’Ambito Sociale Alto Vastese ha giustificato tutto questo con un comunicato emesso martedì, quando ai bambini è stato negato l’incontro con i genitori nella nuova casa di Palmoli messa a disposizione gratuitamente dal Comune sostenendo: «Si ha il dovere di garantire che i bimbi non siano sottoposti a spettacolarizzazione mediatica. Giornalisti e tv erano pronti a mandare in onda le immagini di un incontro che rappresenta un passaggio cruciale nel percorso di ricongiungimento».

La coltissima equipe ignora che fin dal 1990 esiste la carta di Treviso che obbliga i giornalisti a non diffondere né spettacolarizzare vicende che riguardano bambini. L’avvocato Simone Pillon, che assiste la famiglia Trevallion, si è chiesto: «Come mai la presenza della stampa è stata usata dal Servizio sociale per annullare il rientro a casa dei piccoli, mentre il loro ingresso a scuola, a parità di condizioni, non è stato annullato?». La risposta non c’è. La cerca anche il sindaco di Palmoli Giuseppe Masciulli, che martedì aveva fatto transennare la strada che porta alla nuova casa dei Trevallion, e anche mamma Catherine aveva pregato la stampa del massimo rispetto. Masciulli ha anche notato: «Sarebbe stato bello per i bambini vedere la loro casa, i genitori avevano portato anche i cani visto che i piccoli avevano espresso il desiderio di rivedere i loro animali. Mi pare che la tutela dei piccoli oggi sia all’ultimo posto. Non capisco perché non possono stare nella casa nuova e andare alla scuola di Palmoli che dista cinquanta metri. In quella scuola ci sono classi con massimo 12 piccoli allievi: i bambini potevano avere un inserimento facile e felice».

Ma i diktat delle assistenti sociali sono assoluti. O forse no: il dottor Tonino Cantelmi, notissimo psichiatra neuro-infantile e perito di parte della famiglia nel bosco, sottolinea: «Riflettendo sul pasticcio di martedì, sono costretto ad ammettere l’inadeguatezza del servizio sociale, al quale ho sempre riconosciuto la buona fede. Ha assunto una decisione sconcertante: il caos, il traumatismo, la delusione e l’incomprensibilità di quanto avvenuto ha un impatto sui bambini che hanno solo bisogno dell’amore dei genitori; il loro benessere è tornare a casa».

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