Un bambino di «quasi 2 anni» è stato ucciso «legalmente» nei Paesi Bassi meno di un anno fa. Ed ora l’ufficiale «Commissione di controllo» del governo ha dato ragione al medico, perché avrebbe agito, secondo le testuali parole della sentenza, «con tutta la diligenza richiesta».
L’evoluzione del fine vita in Olanda
Per cogliere il contesto in cui è potuto accadere, è bene fare un passo indietro e vedere quale sia la situazione del fine vita nel paese dei girasoli, che oggi sarebbe più giusto chiamare dei crisantemi.
Sin dal lontano 2002, esiste in Olanda una legge che permette l’eutanasia dei cittadini, in teoria gravemente malati e moribondi, i quali ne abbiano fatto «richiesta esplicita» presso le istanze competenti.
Secondo Avvenire, le più recenti «cifre ufficiali» parlano di un fenomeno «in continua crescita» che negli ultimi anni ha toccato fette sempre più ampie di popolazione, composte da malati, sofferenti o semplicemente «persone stanche di vivere».
L’aumento dei casi e l’estensione dei requisiti
Nel solo 2023, gli olandesi morti per eutanasia o suicidio assistito sono stati 9.068, oltre il 5% del totale dei decessi. Anno 2024: sono stati uccisi dalla «iniezione letale» 9.958 cittadini, in larga parte affetti da «cancro», «malattie polmonari o cardiovascolari» e «demenza». Nel 2025, vi è stato l’acme della dolce morte con «10.341» umani soppressi in ospedale su una popolazione di circa 18 milioni di abitanti.
Il quotidiano cattolico nota che c’è una «crescita» dell’eutanasia, applicata sempre più a pazienti con «disturbi psichici» e «depressione». Ma fino ad ora si trattava di maggiorenni, che avrebbero, almeno in astratto, la capacità di «autodeterminarsi» ed essere, come direbbero i radicali, «liberi fino alla fine».
L’estensione ai minori e il primo caso su un bimbo di 2 anni
Nel 2024, una nuova legge eutanasica ha ampliato quella del 2002, includendo nella spirale della «dolce morte» gli stessi bambini da uno a 12 anni, mentre alcune sentenze della magistratura avevano già abbassato l’età del «consenso» dai 18 ai 13 anni.
Ma, se una legge è «giusta» ed ispirata alla «misericordia» verso chi soffre, perché limitarla ai soli adulti? Così, proprio in virtù della nuova norma, a fine 2025 è stato soppresso, per la prima volta, un bambino di neppure 2 anni, che era nato dopo «26 settimane di gravidanza» e che soffriva di «molteplici patologie gravi».
Le motivazioni mediche e la scelta della famiglia
Il neonato fu giudicato da subito in gravissime condizioni di salute, presentando «gravi lesioni cerebrali» che gli causavano una «paralisi cerebrale totale» ed una «disabilità visiva». Soffriva inoltre di crisi epilettiche «frequenti e gravi», che non rispondevano ad alcuna «terapia farmacologica».
Il medico che fu incaricato dell’eutanasia, davanti alle polemiche, dichiarò che il bambino «non avrebbe mai raggiunto l’età adulta» e che le sue sofferenze non potevano essere alleviate dalla medicina.
Sulla base di queste valutazioni sia la commissione medica che si occupò del caso, sia gli stessi genitori hanno deciso di mettere fine alla vita del bambino. Per evitare, così dichiararono, che il loro figliolo «soffrisse in modo insopportabile» e senza alcuna «prospettiva di miglioramento».
Le reazioni della Chiesa e la critica al principio di autodeterminazione
A suo tempo il cardinale Willelm Eijk, responsabile dell’etica medica della Conferenza episcopale olandese, fece sentire la voce della Chiesa e della ragione, notando che dopo la promulgazione della legge sull’eutanasia (2002), i «criteri per praticarla» sono stati «sempre più ampliati».
Quello che all’inizio era vietato e illegale, in pochi anni divenne ammissibile e perfino «inevitabile». E questa spirale, secondo il presule, avrebbe portato il legislatore, per la logica interna e irrefrenabile delle cose, sino all’aberrante «eutanasia nei bambini», decisa dagli adulti.
Proprio qui i conti non tornano più e tutto il «sistema eutanasico» che ha voluto creare dal nulla delle eccezioni al principio etico-giuridico del «non uccidere» si rivela un gigante coi piedi d’argilla.
Infatti, il discorso sull’eutanasia e sul suicidio assistito si tiene, ammesso che si tenga realmente, sul concetto chiave di «autodeterminazione» del singolo, del cittadino, del malato.
Emma Bonino in decine di apparizioni tv lo ha ricordato, col suo stile inconfondibile, riuscendo, non raramente, a spiazzare il pro life di turno. Diceva, in sintesi, la profetessa laica: «Va benissimo che voi cattolici vogliate restare in coma per 10 anni o più, ma date a me la libertà di staccare la spina». Pareva imparabile.
Le implicazioni etiche del modello olandese
Ma ora che il «diritto ad essere uccisi» pare più «sensato» che lo stesso «diritto alla vita» ecco che anche chi non ha voce né coscienza può essere soppresso. Perché questo sarebbe il suo bene, se fosse «capace di scegliere».
Se il dolore rende la vita inutile, pochissime saranno le vite costantemente utili, perché tutti, prima o poi, soffriamo qualcosa.
Il caso olandese dimostra che la medicina palliativa, il diritto alla vita (in qualunque condizione ci si trovi) e la protezione del malato sono i veri principi etici di una società sana. E che l’eutanasia, come ha detto papa Leone nell’ultima udienza generale, fa parte delle cose «certamente vergognose».
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