«Totalmente inoffensivo». Così è stato giudicato dal procuratore capo di Como, Massimo Astori, il comportamento di Marco Cappato dell’associazione Luca Coscioni e delle due attiviste Chiara Lalli e Felicetta Maltese, indagati per aver aiutato Massimiliano Scalas – toscano di 44 anni affetto da sclerosi multipla in stato avanzato – a raggiungere la Svizzera, dove l’8 dicembre 2022 era morto per suicidio assistito con autosomministrazione d’un farmaco letale.
Per l’asserita «inoffensività» di tale condotta, il procuratore comasco ha chiesto per i tre l’archiviazione.
La vicenda di Marco Cappato e Massimiliano Scalas
L’intera vicenda aveva avuto inizio, come si accennava, nel 2022 quando, morto Scalas, Cappato, Lalli e Maltese si autodenunciarono a Firenze e il Tribunale, un anno e mezzo fa, per competenza territoriale aveva poi inviato gli atti a Como.
Astori è però arrivato a chiedere l’archiviazione, riconoscendo sì che le rispettive condotte dei tre autodenunciati potevano effettivamente rientrare nella fattispecie prevista dall’agevolazione del suicidio; ma registrando – alla luce della sentenza della Consulta 135 del 2024 – i requisiti di non punibilità del suicidio assistito: volontà libera e consapevole, patologia irreversibile, sofferenze intollerabili, dipendenza da trattamenti di sostegno vitale e verifica da parte del Servizio sanitario nazionale.
In realtà, la sentenza Cappato – la 242 del 2019 – nella motivazione ricorda anche come l’aspirante suicida debba essere «stato informato […] in ordine alle possibili soluzioni alternative, con riguardo all’accesso alle cure palliative». Non è chiaro come quest’ultimo aspetto sia stato accertato nella vicenda di Scalas; eppure il comportamento dei tre indagati è stato ritenuto un fatto «non punibile in quanto totalmente inoffensivo alla luce del principio costituzionale di offensività».
La nuova (possibile) norma sull’eutanasia
Ora, non è detto – la parola ora va al Gip – che Cappato e socie otterranno effettivamente l’archiviazione richiesta. Vedremo.
Ciò che è certo, è che la mossa del procuratore capo comasco è significativa; e dimostra che non serve varare alcuna nuova legge perché già oggi i magistrati, di fatto, non puniscono il reato di agevolazione del suicidio, riuscendo comunque a inquadrarlo nell’area di non punibilità che la giurisprudenza costituzionale ha fissato.
Ciò nonostante, la partita regionale sul suicidio assistito continua. Proprio oggi, infatti, il Consiglio regionale della Liguria guidata da Marco Bucci discute una norma in tal senso.
Secondo le indiscrezioni il centrodestra ligure, imitando quello veneto, potrebbe – sia pure con degli emendamenti – approvare il testo di legge del centrosinistra, primo firmatario Gianni Pastorino, capogruppo della Lista Orlando Presidente e fondatore di Linea condivisa. Affinché la legge passi bastano tre voti dalla maggioranza: e potrebbero arrivare da Lega e Forza Italia.
A seguire i lavori d’Aula pare ci sarà anche lui, il gran protagonista di queste battaglie che ultimamente vedono il centrodestra sbandare a sinistra, Marco Cappato.
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