Per salvare l’Occidente, Nick Land vuole rendere realtà la fantascienza
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Una serie di testi, intitolata Suspended Animation, e pubblicata a fine 2011 su «Urban Future», precede e anticipa il passaggio al pensiero neoreazionario. Per spiegare la stagnazione del mondo occidentale, Nick Land attacca le politiche economiche di Keynes. Secondo lui, le politiche interventiste distruggono la dinamica stessa del capitalismo, che poi è quella dell’autodistruzione creatrice.

La critica alla democrazia e al capitalismo

La battuta d’arresto statalista inflitta al capitalismo occidentale spiega bene «quell’inarrestabile stadio di decomposizione» che Land paragona a un’«apocalisse zombie». Poco dopo, egli si interessa alla tradizione libertaria come contraltare del keynesianismo. La sua trattazione è prima prudente e ironica. Ciononostante, la comparsa di nuovi riferimenti, scritti di suo pugno, denota una vera e propria curiosità. Cita alla rinfusa Jean-Baptiste Say, Ludwig von Mises, Friedrich Hayek, Murray Rothbard, Thiel e infine… Mencius Moldbug. È ormai spianata la strada verso la sua prima opera propriamente neoreazionaria, L’Illuminismo oscuro.

Pubblicata a più riprese sul blog a partire da marzo 2012, prima di essere riunita in un volume dieci anni dopo, L’Illuminismo oscuro si apre con una critica virulenta della democrazia, presentata come un deceleratore. Essa non è un semplice regime politico, ma un’ideologia egualitaria che si basa sull’espansione dello Stato, frenando in tal modo lo sviluppo del capitalismo. Non solo si fonda su una menzogna, quella della sovranità popolare, ma è pure destinata a «sprofondare nella corruzione e nella cupidigia».

In senso più ampio, la democrazia funziona secondo il metodo del parassitismo. Sostenendo forme artificiali di dipendenza sociale, come la ridistribuzione, essa frena il fenomeno di distruzione creatrice necessario all’accelerazione capitalistica. Le masse democratiche vengono trasformate in zombie, in relitti umani incapaci di vivere senza nutrirsi della carne altrui. La democrazia simboleggia il divenire-inerte dell’Occidente. Al posto della rivoluzione cibernetica promessa dal capitalismo, Land ne descrive la lenta agonia come una forma di cannibalismo della civiltà.

Il confronto fra le città asiatiche e occidentali

Le città occidentali, specie quelle americane, contrastano soprattutto con gli «acceleratori» come Shanghai, Taipei, Hong Kong e Singapore. Laddove la densità urbana di queste megalopoli tende alla singolarità tecnocapitalistica, i centri-città americani versano nella barbarie, nella droga e nella criminalità. Questi luoghi, che un tempo furono centri di intensa accelerazione, sono diventati dei paesaggi desolati nel corso del XIX e del XX secolo. La violenza ha fatto scappare le «persone sane» in periferia, dando vita a «città ciambella» – dal nome della frittella a forma di cerchio – con un cuore marcio popolato di zombie.

Ora, in prospettiva accelerazionista, questi elementi sclerotizzati dovrebbero essere annientati dal capitalismo. Ciò che invece li preserva è la «fede nell’Universalismo democratico-egualitario» professata da quella che Yarvin chiama la Cattedrale. La Cattedrale considera la discriminazione come il peccato assoluto e pone un divieto morale che impedisce la distruzione necessaria all’accelerazione capitalistica.

Gli scenari per il futuro dell’umanità

Nel confronto tra Asia e Occidente, Land individua le due tendenze racchiuse nella modernità: da una parte, l’accelerazione capitalistica, che tende alla singolarità tecnologica, e, dall’altra, la trappola democratica, che conduce alla sclerosi e all’inerzia. L’accelerazione capitalistica rischia sempre di sprofondare in quella che lui chiama «demosclerosi». Tale ambivalenza lo porta a immaginare diversi scenari per l’avvenire dell’umanità.

Il primo, che ci ricorda le finzioni degli anni Novanta, è quello della singolarità tecnologica incarnata dal colosso cinese:

1 «Modernità 2.0. La modernizzazione globale è rinvigorita da un nuovo centro etno-geografico, liberata dalle strutture decadenti del suo predecessore europeo, ma indubbiamente minacciata da una tendenza altrettanto pesante, dal carattere mortifero. È di gran lunga lo scenario più plausibile e incoraggiante, per cui, se la Cina continua su questa strada, ne sarà di certo l’incarnazione.

Il secondo prefigura la possibilità di un mondo in cui l’accelerazione capitalistica sarebbe stata completamente decelerata e in cui l’umanità sarebbe condannata alla zombizzazione:

2 Postmodernità. In pratica, il ritorno a un nuovo Medioevo, dove i limiti malthusiani si impongono nuovamente a noi in modo brutale. Questo scenario parte dal principio che la Modernità 1.0 abbia diffuso la sua morbosità a tal punto che il futuro del mondo intero crollerà insieme a essa.

Infine, il terzo ipotizza un’ondata neoreazionaria e una rinascita dell’Occidente, che torna a essere il motore dell’accelerazione capitalistica:

3 Il Rinascimento occidentale. Rinascere implica anzitutto morire; e più sarà difficile la ripresa, migliore sarà il frutto. Dal momento che la competizione è fertile, un pizzico di Rinascimento occidentale condirà un po’ il tutto, anche se – nella maniera quasi certa – la Modernità 2.0 resta la via maestra verso il futuro.

La neoreazione per rilanciare il capitalismo

Quest’ultimo paragrafo spiega da solo la transizione neoreazionaria di Land. La neoreazione propone di rilanciare l’accelerazione capitalistica proprio laddove essa sembrava allo stremo. Land si interessa pertanto al pensiero neoreazionario da un’ottica diversa rispetto a Yarvin. Prima di tutto, concepisce la neoreazione come un vettore strategico: solo questa sembra poter mettere in ginocchio la Cattedrale.

Benché sia insufficiente poiché troppo umana, la neoreazione ci dà speranza per un rilancio del capitalismo in Occidente. Sul suo blog più recente «Outside In» – lanciato nel 2013 dopo la pubblicazione di L’Illuminismo oscuro – Land afferma che la posizione neoreazionaria da lui assunta è principalmente strumentale e asservita al suo accelerazionismo:

La neoreazione è l’accelerazionismo con una gomma a terra. Per essere più precisi, significa riconoscere che la tendenza all’accelerazione viene compensata da un punto di vista storico. Accanto alla macchina a velocità, il capitalismo industriale, esiste un deceleratore ultraperfezionato, che rilascia piano piano l’intensità tecnoeconomica verso la sua stessa espansione, trasformando la dinamica in metastasi. Ironicamente, la fabbricazione di questo meccanismo di frenaggio è stata soprannominata progresso.

Il problema dell’accelerazionismo incondizionato

Sta tutto qui il significato di ciò che Land chiama «accelerazionismo incondizionato». L’obiettivo della neoreazione non è quello di giungere a un governo stabile (come per Yarvin), bensì di liberare l’Occidente dai freni morali che impediscono il rilancio dell’accelerazione tecnocapitalistica. In primis, si tratta di riaccelerare il capitalismo. Land non ha mai perso di vista le visioni del futuro che lo infervoravano nei primi scritti.

Nell’ultima parte di L’Illuminismo oscuro, egli ipotizza ciò che la distruzione della Cattedrale permetterebbe di fare. Parla allora di una prospettiva bionica in cui l’uomo non si distinguerebbe più dalla sua tecnologia. Il progresso della manipolazione genetica permetterebbe a un’élite minoritaria di avviare una singolarità biotecnologica: dare origine a una nuova specie – non molto lontana dal cyborg. Liberate da qualsiasi vincolo morale, le élite potrebbero fare secessione e creare la propria specie attraverso l’eugenetica. Tale neospeciazione non egualitaria e transumanista – che egli definisce «iperrazzista» nella misura in cui si tratta di creare un’umanità superiore – è il futuro che Land prefigura e auspica.

Trasformare la fantascienza in realtà

Attenzione a non fraintendere la posizione di Land: la neoreazione è per lui un mezzo verso l’accelerazionismo; è un accelerazionista prima di essere neoreazionario. Alcuni lettori potrebbero chiedersi: ma perché accelerare? Quando è di sinistra, Land rifiuta categoricamente l’utopia postcapitalistica e, quando passa a destra, si mostra insoddisfatto della soluzione neocameralistica. Allora, cosa cerca? Perché preferisce l’accelerazione alla frenata?

Questa preferenza per l’accelerazione può essere spiegata tornando alle origini filosofiche del suo pensiero. Esplorare il negativo, l’irrazionale e l’inintelligibile è per lui l’unico scopo nobile del pensiero. L’accelerazione è un modo per far precipitare lo spirito umano nell’ignoto. Più in generale, nella fascinazione per l’accelerazionismo, bisogna riconoscere un’estrema curiosità, la volontà di vedere a cosa somiglierà il futuro: un’irresistibile pulsione futurologica. Land vuole che sopraggiunga questa «era dei mostri» che la deterritorializzazione tecnocapitalistica ci promette.

Per comprendere la singolare traiettoria di Nick Land, bisogna ammettere che costui credeva davvero in quello che diceva. Prendersela con la sinistra anticapitalista, difendere il modello cinese e aderire al programma neoreazionario sono tutti modi per accelerare l’arrivo di una singolarità tecnocapitalistica che lui non ha mai smesso di profetizzare. Land ha sempre affermato che i suoi testi rilevanti sull’iperstizione erano performativi; erano un modo per far avvenire la finzione. La sua scrittura non è mai stata semplicemente critica, e la sua vocazione è profetica. L’accelerazionismo è un modo per proiettarci nel cyberspazio, nell’era dei cyborg e dei virus: un modo per trasformare la fantascienza in realtà.

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