Woke o non woke, siamo il pianeta delle scimmie

Sono contento che il campo largo della sinistra proponga di farsi più stretto con l’ideologia woke che da anni è diventata la sua bandiera e la sua essenza.

Le radici dell’ideologia woke nella sinistra

In fondo la stessa Elly Schlein è un prodotto di quella ideologia, la tesina che presentò agli esami per diventare segretaria del Pd verteva proprio su quei temi e s’incentrava su quegli idoli. Per anni la sinistra diffusa si è fondata sul piano etico sul moralismo woke, sul piano storico sull’antifascismo perenne e sul piano sociale sulla priorità ai migranti rispetto agli italiani. Anzi, il catechismo woke riassumeva al suo interno anche l’antifa e la priorità ai migranti.

Il ripensamento di Repubblica e le manovre di Conte e Renzi

Ora qualche mente non atrofizzata ha lanciato soprattutto sulle colonne di Repubblica, che è stata per anni l’organo ufficiale del wokismo, un ripensamento critico di quella petulante ideologia. E sul piano politico, la Volpe e il Gatto che affiancano il Pd per spogliarlo dei suoi beni, alleati fuori e nemici dentro, vale a dire Giuseppe Conte e Matteo Renzi, si sono subito fiondati a prendere le distanze dalla deriva woke della sinistra, indebolendo di fatto la leadership della Schlein e non solo le prediche di alcune celebri figure come la Boldrini.

Tatticismi politici e la riscoperta della realtà

Saranno tatticismi, operazioni finalizzate solo alla competizione interna e alla riconquista esterna di consensi, ma vediamo comunque il fatto positivo; ritorna almeno un pezzo di realtà e di intelligenza, e dal punto di vista di noi critici della supremazia woke da diversi anni, c’è l’ulteriore soddisfazione di aver avuto ragione, anche se non te lo riconosceranno mai.

La critica all’ideologia woke che rivolgevano negli anni non era solo distruttiva, almeno dal mio punto di vista, perché si accompagnava al rispetto per la vecchia tradizione sociale, socialista e popolare della sinistra, l’attenzione alla giustizia sociale e ai più poveri, la critica al capitalismo, all’americanismo e ai privilegi di classe.

Tra opportunismo politico e correzioni di tiro

Sarà surrettizia la loro scoperta, puramente tattica? Probabile, almeno quando viene rivendicata sul piano politico, come dalla parte opposta sono pura apparenza i ruggiti sovranisti e i sacri ardori patriottici, poi smentiti dalla realtà e dai comportamenti supini.

Poi si vedrà quando la sinistra passerà dall’enunciazione dei principi alla pratica quotidiana e si imbatteranno in esempi concreti. Ma se la politica è il regno del dire e del mostrare, almeno su quel piano, una parte della sinistra ha migliorato la sua immagine con queste correzioni di tiro, seppur inimicandosi i settori più fanatici di quelle minoranze woke.

Il fallimento delle battaglie woke e le contraddizioni culturali

Certo, sappiamo che questi ravvedimenti sul piano politico non sono ripensamenti nel segno della verità ma dell’opportunità: le battaglie woke sono perdenti, e non solo in Italia, riguardano infatti alcune minoranze, a volte tra loro incompatibili (come per es. le femministe e i gay rispetto ai migranti, soprattutto islamici).

La metà della fortuna elettorale di Trump deriva da una reazione a quell’egemonia woke sulla mentalità americana; la gente è arrivata a votare persino Trump pur di scrollarsi di dosso questa pesante dominazione, con la sua asfissiante intolleranza e petulanza. Che è ancora vigente nelle università anglo-americane in particolare, come il caso recente di Cambridge, la difesa del Rettore dell’Università nei confronti del professor Arday, dal curriculum taroccato e dagli studi plagiati, copiati, ma esaltato, premiato e poi difeso anche dopo che si è scoperta la magagna, perché «nero».

L’isteria ideologica e l’incapacità di comprendere la metafora

L’istupidimento ad opera del woke colpisce purtroppo una fetta consistente di femministe isteriche e intolleranti. A me è capitato di recente di scrivere un articolo sull’Italia in menopausa e ricevere un attacco da una di queste scalmanate, accusato di brutalità, volgarità e sessismo per aver rivolto un attacco alle donne. Non c’era alcun riferimento alle donne nel mio articolo, era una metafora sulla condizione italiana. È come se dopo aver scritto che l’Italia è un Paese di vecchi, si alzasse qualche anziano imbestialito per accusarti di brutale, volgare ageismo o razzismo anagrafico nei confronti dei vecchi.

Non riuscire a capire la differenza tra rappresentazione simbolica e realtà, tra discorso generale e attacchi di genere, è una dei fondamenti più demenziali dell’ideologia woke. Nessuno che abbia avuto il coraggio, magari sulle stesse pagine di quei giornali, di richiamare alla realtà le deliranti menadi e il loro furore: guarda che la menopausa è una metafora, non è un attacco, peraltro insensato, assurdo, alle donne in menopausa o un atto di disprezzo senza motivo per chi vive una fase naturale della vita.

E poi il coro delle cretine al seguito ha preso a inveire: ma parla dell’andropausa, fasciomaschilista, vergognati. Come spieghi ai dementi che quando si dice che l’Italia è in menopausa non disprezzi e non offendi le donne, esattamente come quando si dice che l’Italia è un Paese di vecchi non si vuole disprezzare e offendere i vecchi?

Dalla sinistra sociale alla parodia delle ideologie

Il fatto vero è che per troppi anni l’ideologia woke ha fornito argomenti, slogan, «valori» a quel mondo politico e culturale e pretendere ora di smantellarli e smentirli è difficile. Soprattutto perché poi qualcosa ci devi mettere al loro posto, e non è pensabile un puro ritorno alla sinistra proletaria, operaista, borgatara di una volta con le battaglie in fabbrica, sul lavoro e nei campi sempre meno larghi dell’agricoltura.

Anch’io ricordo con rispetto la sinistra di Peppino Di Vittorio, nobilmente cafona, che lottava dalla parte dei lavoratori, degli sfruttati, dei poveri, anche se minacciosa e aggressiva in molti casi: c’era dietro una tensione ideale e una fame reale. Oggi sarebbe impensabile. Il vero problema per la sinistra è che sui due macrotemi del nostro presente, il modello economico e il quadro internazionale, sono sulla stessa barca delle destre e del centro, in quell’area che ho definito dragosfera.

Non differiscono in nulla di sostanziale, nemmeno nel riarmo: l’unica piccola differenza è che la subalternità atlantica è in questo momento parzialmente sospesa a sinistra per via della presenza di Trump alla Casa Bianca, che ha esplicitato, brutalizzato e radicalizzato la linea che avevano già perseguito i suoi predecessori democratici, Obama e Biden.

Le scimmie di Marx e Zarathustra: la parodia del nostro presente

A uno sguardo più ampio e più in profondità, lo spettacolo del nostro presente sul piano delle idee, risulta essere una parodia più o meno tragica delle ideologie del passato: il wokismo è la parodia del marxismo, così come il suprematismo è la parodia del nazionalismo conservatore.

Diciamo che la destra e la sinistra sono popolate dalle scimmie di Marx e di Zarathustra, continuatori maldestri della lotta di classe del primo e della volontà di potenza del secondo. I primi trasferiscono il conflitto dalle classi ai generi, dalle fabbriche agli sbarchi, dalla società alla famiglia. I secondi trasferiscono l’annuncio di Zarathustra dell’Oltreuomo nel Superman, nel Transumano, nell’IA, nell’Androide e nella bioingegneria, come fanno alcuni imprenditori «suprematisti» tipo Musk o Thiel.

Fu Nietzsche stesso a presagire l’avvento delle scimmie di Zarathustra. Ma anche la moda woke è un fenomeno scimmiesco, di imitazione e caricatura della rivoluzione marxista. Torneremo su questi argomenti ma quel che intanto possiamo dire è che la liberazione dallo wokismo a sinistra e dal suprematismo (Trump-Netanyahu) a destra, deve ancora trovare nuovi e antichi contenuti per sostanziare la svolta e non ridurla solo a un riposizionamento in vista del voto. La questione non è l’imminenza del voto ma la preminenza del vuoto…

Da non perdere