La sauna svedese fa sudare l’Europa
Alice Weidel, leader di AfD (Getty Images)

Sono sempre stati comunisti. E hanno sempre sognato una rivoluzione, però senza la presa del Palazzo d’Inverno, in modo da non doversi sporcare le mani. Tuttavia, mai avrebbero immaginato una controrivoluzione, e ora che questa sembra alle porte più che sorpresi si dimostrano allarmati.

Se n’è fatto interprete Ezio Mauro, per vent’anni direttore di Repubblica, uno dei pochi giornalisti di sinistra in grado di guardare oltre il proprio naso. Il suo sguardo non si è limitato a osservare quanto è accaduto in Germania, dove il partito della destra estrema ha conquisto il 45 per cento dei voti della Sassonia-Anhalt.

Gli occhi del ex direttore si sono spinti oltre, scrutando ciò che sta accadendo in Gran Bretagna, Francia, Spagna e Italia, con il partito di Roberto Vannacci. Per parte nostra aggiungiamo la Polonia, dove si voterà presto. Anche un miope coglierebbe i segnali che arrivano da più parti d’Europa.

Dopo aver governato a lungo in molte capitali del Vecchio continente oltre che a Bruxelles, la sinistra soffre e avanza il centrodestra. Siamo di fronte a quella che Ezio Mauro chiama la controrivoluzione della destra.

L’ex direttore, che per vent’anni ha dato voce ai più triti luoghi comuni della sinistra, non se ne capacita e, pur essendo un progressista duro e puro il cui credo non è stato scalfito neppure dagli anni trascorsi a Mosca come corrispondente della Stampa, si aggrappa alla cultura liberal-democratica, che – detto sommessamente – con la Ue dei nostri giorni non ha nulla da spartire, in quanto semmai l’Unione europea è la rappresentazione di uno statalismo verticistico e socialista.

Per Mauro tuttavia, la democrazia conquistata con una rivoluzione senza presa del Palazzo d’Inverno oggi, da cornice di riferimento, è diventata parte in causa. «È scivolata nell’agone invece di garantirne le regole, e in questo passaggio si è relativizzata, passando da universale a particolare. Come tale, è diventata uno degli strumenti della battaglia: accusata, denunciata, vilipesa».

In realtà, nessuno ha messo sul banco degli imputati la democrazia, accusandola della perdita del potere economico dei salari, della mancanza di sicurezza nelle città o della deriva woke che impedisce alle classi popolari di chiamare con il loro nome i fenomeni che vivono sulla propria pelle.

No, la critica non è contro la democrazia e non è in atto alcuna controrivoluzione. Semplicemente, le masse popolari che un tempo erano rappresentate dalla sinistra oggi si rendono conto che i cosiddetti partiti progressisti non rappresentano più i loro interessi.

La rivoluzione – o controrivolta, come la chiama Mauro – non ha nel mirino l’Europa, la democrazia, la cultura liberal-democratica o la Costituzione, ma coloro che negli ultimi venti o trent’anni hanno preteso di rappresentare un’idea di sviluppo, crescita, sicurezza e riduzione delle diseguaglianze.

Paradossalmente, la controrivoluzione denunciata dall’ex direttore di Repubblica non è contro la democrazia, ma per difendere una democrazia che è minacciata dalle élite, dalla burocrazia europea e da quelli che un tempo la sinistra avrebbe chiamato i poteri forti.

La transizione green non l’ha scelta il popolo, ma quelle che la sinistra nel passato avrebbe etichettato come classi borghesi. L’apertura incondizionata all’immigrazione non è stata una decisione presa dal popolo, ma dalle imprese capitalistiche bisognose di manodopera a basso costo, che per soddisfare le proprie esigenze non hanno in alcun modo tenuto conto delle conseguenze sul tessuto sociale.

No, non è una controrivoluzione quella in atto. È una reazione a una politica suicida, fatta in nome del popolo senza consultare il popolo.

I vertici hanno deciso, ma i sudditi – perché è evidente che Bruxelles considera tale il quasi mezzo miliardo di abitanti del continente – non hanno intenzione di adeguarsi e dunque votano per chi ascolta i propri bisogni, le proprie richieste.

Mauro sostiene che quella in atto non sia una restaurazione del fascismo: e fin qui ha ragione. Ma poi aggiunge che i cambiamenti in corso, in Germania, Francia, Spagna, Gran Bretagna, Polonia e Italia, puntano a cancellare l’ordine politico e morale costruito sulle rovine del fascismo, revocando il dopoguerra e separando l’Europa dalla sua memoria.

In realtà, il voto che sta scuotendo le più importanti capitali del continente è semplicemente l’espressione più alta della democrazia conquistata con la seconda guerra mondiale.

Si vota, anche a destra, per rispondere a politiche sbagliate imposte dalle élite senza il consenso popolare. Si vota per rispettare i principi della cultura liberal-democratica, da sempre avversa allo stato centralista e dunque ancor più contraria a una Ue guidata da una burocrazia autoreferenziale che ha in odio il popolo.

Ciò che sta accadendo non è la controrivoluzione della destra, ma la rivolta gentile, fatta con il voto popolare, di chi ama la democrazia e non accetta la dittatura delle élite.

Non siamo di fronte a un’onda nera, come ipotizza l’ex direttore di Repubblica, tant’è che in Svezia la destra arretra e risalgono i socialdemocratici, proprio grazie al voto. Lo stesso voto che domenica scorsa ha premiato Afd.

Sbaglia la democrazia? No, stiamo invece assistendo alla sconfessione di una politica che vorrebbe abolire il popolo e la sua sovranità per poter avere le mani libere e decidere senza rendere conto a nessuno.

E che le cose stiano esattamente come le abbiamo descritte lo dimostra un aspetto tutt’altro che secondario dell’editoriale di Mauro: nella sua analisi non c’è alcun accenno alle cause che stanno portando al successo di Afd in Germania, del Rassemblement national in Francia, di Vox in Spagna o di Reform Uk in Gran Bretagna.

Infatti, da parte dell’ex direttore di Repubblica come di gran parte della sinistra, c’è il rifiuto di capire le ragioni degli elettori, ma resta la volontà di respingere qualsiasi richiesta di cambiamento proveniente dal popolo. Proprio come nelle peggiori dittature comuniste.

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