Finiti in corruzione metà dei nostri soldi a Kiev
Volodymyr Zelensky (Ansa)

Una corruzione da Africa subsahariana, con aggiunta di sprechi e cattiva gestione. E invece siamo in Ucraina, gestione Volodymyr Zelensky. Un rapporto riservato del governo, pubblicato dal New York Times, quantifica in un miliardo e 200 milioni i dollari bruciati da Kiev nel solo 2024.

Le follie degli aiuti all’Ucraina

E chi viene beccato con le mani nella marmellata, non solo non viene cacciato, ma ottiene nuovi contratti di fornitura di armi e beni necessari alla guerra con la Russia. Se si calcola che la sola Italia ha dato finora circa 3 miliardi all’Ucraina, mentre Zelensky continua a chiedere soldi e armi, si capisce che ormai questa guerra è anche un pozzo senza fondo.

Il quotidiano newyorchese, non esattamente uno strumento della propaganda putiniana, è entrato in possesso degli audit governativi riservati sugli appalti militari ucraini dai quali emerge un buco da 1,2 miliardi di dollari che non è mai stata reso pubblico finora. E il motivo si capisce: indebolisce la campagna permanente di Kiev, anche con l’Ue, per avere sempre più risorse per la guerra iniziata con l’aggressione russa del febbraio 2022.

In base al lavoro dei revisori, sette tra le dieci maggiori aziende che lavorano per la difesa di Kiev sono sotto inchiesta per truffe, inadempienze contrattuali gravi e hanno visto anche l’arresto di svariati dirigenti. Tuttavia, il governo, evidentemente molto garantista, ha dato nuove commesse alle imprese indagate.

Poi ci sono le aziende che si sono dimostrate inaffidabili e non hanno rispettato i contratti di fornitura, per quantità o per qualità, e hanno messo le mani su altri appalti. Sono ben 18 e di queste sei non avevano rispettato neppure un contratto. L’audit ha anche analizzato i criteri di aggiudicazione delle forniture militari e ha rilevato che ignorando offerte più basse, il governo ha sprecato 126 milioni di dollari.

Storie assurde legate alla corruzione dell’Ucraina

Il New York Times ha anche raccontato alcune storie singole assai imbarazzanti, di fronte a un popolo che soffre per la guerra, e per un’amministrazione che vuole entrare nell’Ue (dove si possono prendere i fondi Safe). Nel 2024 Kiev bandisce una gara per l’artiglieria missilistica. Arrivano tre offerte per razzi identici, prodotti da un’azienda turca, a 4.200; 4.600 e 5.100 dollari l’uno.

La commessa va al miglior offerente, una controllata del Czechoslovak group, pagato come intermediario «senza alcuna giustificazione» e con un sovrapprezzo di 130 milioni. Gli affari ucraini hanno fatto del gruppo ceco, che si è quotato in Borsa pochi mesi fa, un colosso mondiale della difesa. E il suo azionista Michal Strnad è il produttore d’armi più ricco nella lista stilata da Forbes.

Non male anche la storia del signor Leonid Shyman, direttore della fabbrica statale Pavlohrad chemical plant, che ha venduto all’esercito ucraino 233.000 proiettili da mortaio totalmente inutilizzabili. Nel senso che quando i soldati cercavano di spararli contro i russi, i proiettili cadevano dai tubi senza esplodere.

La faccenda era decisamente scandalosa e il boiardo Shyman viene arrestato ad aprile del 2025 con l’accusa di aver rubato al suo governo 68 milioni di dollari. Ma il governo è misericordioso e quando lo mette fuori su cauzione gli dà un nuovo contratto da 280 milioni.

L’ultimo scandalo su un acquisto di razzi

L’ultimo caso che merita di essere riportato, sempre grazie allo scoop del Nyt, è l’acquisto di razzi di tipo sovietico da un produttore serbo, tramite l’azienda statale ucraina Spetstechnoexport, già beccata a non rispettare contratti e privata della licenza all’export, con subappalto finale all’americana Regulus global. L’accordo è saltato a inizio 2025. Spetstechnoexport era il maggior debitore dell’Agenzia pubblica che acquista armamenti e lascia un buco da almeno 100 milioni, relativo ad anticipi ricevuti. Il direttore dell’Agenzia, Arsen Zhumadilov, si è dimesso senza dire una parola.

Mentre l’ex ministro della Difesa Mykhailo Fedorov sostiene di essere stato costretto alle dimissioni dai fornitori per aver tentato di cambiare le cose. E questo scandalo ha sfiorato il giro stretto del presidente Zelensky, perché il suo ex socio in affari Timur Mindich, registrato mentre spingeva l’acquisto di giubbotti antiproiettile bocciati ai test, è dovuto fuggire dall’Ucraina.

Quanto a Fedorov, la scorsa settimana il ministro della Difesa, Guido Crosetto, l’ha nominato come consigliere personale, vista la sua esperienza unica nell’ammodernamento tecnologico. Inutile dire che Mosca ha reagito malissimo, con la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, che ha parlato di «nomina molto ridicola» e ha messo a segno l’ennesima ingerenza negli affari interni italiani.

L’Italia sta preparando l’ennesimo decreto «aiuti» per l’Ucraina e finora le ha mandato circa 3 miliardi di euro di aiuti militari. Se davvero in Ucraina sono «spariti» 1,2 miliardi per il solo 2024, c’è un problema con l’amico Zelensky.

Intanto la Slovacchia sta bloccando in Ue il rinnovo delle sanzioni contro la Russia. Lo stop è avvenuto ieri durante la riunione tra gli ambasciatori degli Stati membri. Si continuerà a trattare perché un’intesa va raggiunta entro il 15 settembre. «Morto» un Orbàn, se ne fa un altro.

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