C’è un fantasma che si aggira per le redazioni europee: quello della verità testuale. Nel circo massimo del politicamente corretto, l’esercizio della lettura diretta è diventato un reato d’opinione. È molto più comodo, per il clero giornalistico dominante, prendere il programma politico di Alternative für Deutschland (Afd) – il partito tedesco che domenica nel Land della Sassonia-Anhalt ha sfiorato la metà dei voti, conquistando uno storico 44,5% – e marchiarlo preventivamente con la lettera scarlatta dell’estremismo d’antan, evocando spettri degli anni Trenta per non dover fare i conti con la realtà.
Il programma di Afd e le «classi per disabili»
Ma cosa c’è scritto, davvero, in quel testo che fa tremare le anime belle del progressismo transnazionale? Il manifesto programmatico del partito di Alice Weidel solleva questioni che qualunque cittadino di buon senso, da Magdeburgo (la città dove è stato adottato) a Roma, discute ogni sera a tavola. Questioni che oggi, sotto il regime dei tabù orwelliani, costano l’esilio dal consorzio civile.
Prendiamo la polemica sulle cosiddette «classi separate» per i bambini con disabilità. I megafoni del mainstream hanno gridato alla «deportazione dei disabili», ignorando che il programma propone di rafforzare le Förderschulen, le scuole speciali.
È una proposta di pragmatismo pedagogico: «In una classe ordinaria e sovraffollata, un bambino con gravi difficoltà cognitive o fisiche non riceve l’attenzione specialistica di cui ha bisogno. Finisce per rimanere isolato e al di sotto delle proprie potenzialità, mentre al contempo si rallenta lo svolgimento delle lezioni per il resto del gruppo», si legge.
All’origine dell’idea di una didattica differenziata
Smantellare l’inclusione forzata per tornare a una didattica differenziata e mirata non è un’invenzione dell’Afd, del resto: fino agli anni Novanta la stessa Germania funzionava così e modelli simili di istruzione speciale separata esistono e resistono tuttora in sistemi scolastici d’eccellenza in Europa, come in Svizzera e in Austria (le cosiddette «Sonderschulen»), in Belgio («enseignement spécialisé» o «buitengewoon onderwijs») e perfino in Francia. Lì si chiama «tutela del merito e del benessere dell’alunno», ma in Sassonia-Anhalt diventa «nazismo» solo perché a proporlo è l’Afd.
Il vero programma politico di Afd
Lo stesso vale per gran parte del programma. Migranti, tasse, energia, guerra, scuola, famiglia: l’Afd mette sul tavolo temi che milioni di europei discutono, salvo poi vedere trasformata ogni obiezione in una diagnosi moralista.
Scrivono i dirigenti del partito nel preambolo del programma: «Se critichi l’immigrazione illegale sei “xenofobo”; se contesti le politiche energetiche sei “negazionista”; se rifiuti le drag-queen a scuola diventi “omofobo”; se chiedi negoziati con Mosca sei “putiniano”».
Il dissenso, nell’Europa del politicamente corretto, viene spesso risolto con una comoda etichetta. Come quella sulle «deportazioni», termine decisamente più spendibile, per i professionisti dell’indignazione, rispetto al burocratico «rimpatrio degli irregolari»: i soliti guardiani dell’ortodossia evocano i lager, ma nel programma dell’Afd c’è solo la gelida contabilità dei contribuenti oberati.
La capacità di accoglienza è esaurita e propone ricette di lapidario buonsenso: blindare i confini, respingere chi non ha diritto d’asilo e tagliare i rubinetti del business dell’integrazione. Le chiese fanno politica ospitando irregolari? Paghino i costi di tasca propria.
In che tipo di destra si colloca Afd
C’è spazio anche per un pizzico di realismo sul welfare automatico ai cittadini ucraini catapultati nel reddito di cittadinanza: a Kiev servirebbero braccia per ricostruire, più che sussidi per restare a guardare.
All’indomani del clamoroso trionfo elettorale, i dirigenti dell’Afd si sono comunque premurati di mandare messaggi rassicuranti. «Tutti sono benvenuti, purché rispettino la legge e l’ordine e paghino le tasse», ha dichiarato Weidel. Ulrich Siegmund, il candidato che ha trascinato il partito alla vittoria, usa toni analoghi: le persone con background migratorio, dice, non devono preoccuparsi; il programma Afd è fondato sullo Stato di diritto.
L’Afd in effetti è una destra radicale e nazional-conservatrice e propone rimpatri rapidi, restrizioni sull’immigrazione, una concezione tradizionale della famiglia. Per alcuni, proposte talmente inaccettabili che alla fine si sono dovute inventare fake news e distorsioni semantiche: se i cittadini leggessero il testo originale senza il filtro dell’isteria mediatica, si accorgerebbero che sotto la vernice del mostro c’è solo un programma di destra tradizionale che risponde al declino della civiltà occidentale rimettendo al centro l’autorità dell’insegnante, il valore del lavoro manuale e la difesa della famiglia biologica.
Ma nell’Europa del progressismo obbligatorio, dire la verità è diventato un atto rivoluzionario e la normalità è l’eresia più pericolosa di tutte.
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