Voto in Sassonia: Afd spaventa Merz
Ansa

La mappa politica tedesca si appresta a subire una scossa tellurica le cui onde d’urto destabilizzeranno direttamente la cancelleria di Berlino. Il partito Alternative für Deutschland (Afd) di Alice Weidel è fortemente dato per vincitore (oltre il 40%) nelle elezioni in Sassonia-Anhalt che si terranno domenica, così come quelle in Meclemburgo-Pomerania anteriore del 20 settembre.

Il nodo politico delle elezioni in Sassonia

In Sassonia il volto del trionfo annunciato è quello del candidato locale, Ulrich Siegmund. Una vittoria di Weidel in questo territorio comporterebbe la paralisi definitiva delle cinghie di trasmissione tra governo federale e amministrazioni regionali, l’obbligo per Merz di scegliere tra il suicidio politico di un’alleanza innaturale con la sinistra o la rottura del cosiddetto «muro tagliafuoco» a destra e il definitivo stallo dei piani industriali green imposti dalla Capitale.

A dettare la linea è Weidel, che sta battendo con insistenza sullo stop all’immigrazione incontrollata, la fine delle sanzioni suicide contro Mosca e il ripristino della sovranità economica nazionale. «Berlino sta deindustrializzando la Germania per assecondare logiche straniere», ripete nei suoi comizi, intercettando il profondo malessere dei territori stanchi di subire le decisioni dell’esecutivo.

La situazione di Friedrich Merz

Merz, leader della Cdu, manifesta un evidente nervosismo istituzionale, spingendosi a dichiarare che «una vittoria di Afd scoraggerebbe le aziende straniere dall’investire nel Land». Argomento utile solo a giustificare la rinvigorita retorica antirussa, cavalcata come estrema risorsa elettorale.

Proprio alla vigilia del voto, non a caso, Berlino ha rialzato il livello d’allarme accusando la Russia di spionaggio, attacchi sotto copertura e del tentato sabotaggio con droni all’aeroporto di Lipsia. Le cancellerie occidentali (Italia inclusa) e i media ufficiali assecondano, sposando la narrazione senza riserve, ma l’elettorato rigetta questo allarmismo: decenni di convivenza con le guarnigioni sovietiche hanno strutturato una familiarità culturale profonda verso la Russia, cavalcata da Afd.

I problemi energetici della Germania

Le note più stonate, come sempre, sono quelle europee: per l’ennesima volta le istituzioni Ue si allineano a una pericolosa postura di aperta ostilità geopolitica globale contro la Russia, mobilitando risorse e retorica bellica per tentare di risolvere nodi strategici che appartengono in primis alla Germania. Prima dello scoppio del conflitto in Ucraina, Mosca era infatti il primo fornitore energetico di Berlino, coprendo oltre il 55% del fabbisogno di gas naturale, circa il 50% del carbone e il 34% del petrolio.

Oggi, molti tedeschi dell’Est non riconoscono al governo federale la capacità di proteggere la prosperità economica faticosamente raggiunta dopo la riunificazione e al dogma del muro contro Mosca preferiscono un pragmatico rilassamento delle tensioni diplomatiche: l’obiettivo è recuperare l’accesso a quell’energia a basso costo che ha garantito il loro tenore di vita. Domenica, le urne potrebbero dimostrare che la dura realtà dei bilanci familiari pesa molto più della propaganda di Berlino.

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