Fra le incursioni di droni che anche ieri si sono scambiate Russia e Ucraina è stata assai tragica quella che ha centrato un grosso deposito ucraino di armi e munizioni nel villaggio di Myla, nel distretto di Bucha e nella regione di Kiev.
Le esplosioni hanno ucciso 37 persone, secondo un bilancio forse ancora provvisorio che parla anche di 4 dispersi, e ha spinto le autorità a evacuare 200 persone dalle case vicine. Alla vista dei soccorritori s’è presentata un’alta colonna di fumo e le macerie in fiamme del deposito, mentre intorno si trovavano ordigni inesplosi. Lo stesso presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha ammesso che l’obbiettivo colpito da un drone russo era un importante magazzino dell’esercito, che però non doveva essere costruito vicino ad abitazioni civili: «Il primo impatto ha colpito un luogo dove erano immagazzinate munizioni che non avrebbero dovuto trovarsi lì. Era un deposito della difesa. Ci sono state detonazioni su larga scala di proiettili, mine, altre munizioni e droni». Il leader di Kiev ha criticato l’ubicazione del deposito: «È una grave negligenza da parte di coloro che hanno immagazzinato esplosivi proprio accanto alle case. È in corso un’indagine. Esistono regolamenti: le munizioni non possono essere immagazzinate vicino a case o altre aree residenziali».
Zelensky ammette la negligenza sul deposito di Myla
La strage presso la santabarbara di Myla, tuttavia, non è un caso isolato ed è stato il primo ministro Sergei Koretsky a ricordare che già lo scorso luglio, nella città di Vyshneve, un raid russo su un altro deposito di munizioni attiguo ad aree residenziali aveva causato vittime evitabili: «Ripetere gli stessi errori più e più volte, nel quinto anno di questa invasione su larga scala, equivale a negligenza criminale. Tutti i responsabili, senza eccezioni, devono essere puniti severamente». Difficile poi dire se, in alcuni casi, possa essere stata una scelta il posizionare installazioni militari troppo vicino ad aree civili, da un lato nella speranza di farsene scudo, dall’altro lato per creare pretesti di riprovazione morale del nemico.
Kiev e Mosca si scambiano nuovi raid
Nel complesso, gli ucraini hanno abbattuto 233 droni russi nelle scorse 24 ore, sebbene molti ordigni abbiano fatto in tempo a impattare e causare danni non solo nell’area di Kiev, dove è stata bombardata una fabbrica di droni navali, ma anche nei porti di Odessa e Izmail. Le forze ucraine, a loro volta, hanno attaccato la Russia e in particolare Rostov sul Don, dove è stato devastato un magazzino Dns, catena logistica di elettronica. Danni anche nel quartiere Proletarsky della medesima città.
I russi avanzano nel Donetsk, cresce l’allarme
Sul fronte terrestre l’esercito russo ha annunciato nuove conquiste. Le truppe del Gruppo Nord hanno espugnato il villaggio di Khrapivshchyna, nella regione di Sumy, mentre le unità del Gruppo Centro sono entrate a Novoandriivka e a Rubizhne, nella regione di Donetsk. Nella regione di Zaporizhzhia aumenta l’allarme per la centrale nucleare di Energodar, che secondo il direttore dell’Agenzia internazionale energia atomica, Rafael Grossi, «rischia di trovarsi senza energia elettrica entro 10 giorni», il che fermerebbe gli impianti di raffreddamento dei suoi sei reattori atomici. Il governo ucraino, del resto, teme una nuova offensiva russa nel Nord del Paese, anche verso Kiev, come dichiarato da Pavlo Palisa, vice capo dell’Ufficio presidenziale di Zelensky: «Abbiamo informazioni di intelligence, verificate da varie fonti, secondo cui i comandi militari russi hanno ricevuto dal vertice politico l’incarico di pianificare diverse varianti di un’operazione nelle direzioni di Kiev e Chernihiv». Un’escalation russa è stata paventata dal premier polacco Donald Tusk, che ha ne parlato ieri col segretario generale della Nato, Mark Rutte: «Non possiamo escludere una provocazione da parte della Russia contro qualsiasi membro della Nato». L’alleanza si tiene pronta in questi giorni con l’esercitazione Saber Junction 26, in atto a Hohenfels, in Germania, con 2.300 paracadutisti americani della 173ª Airborne Brigade e 2.100 militari di Paesi alleati, fra cui l’Italia, che manovrano a tema di operazioni di truppe aviotrasportate con uso di droni tattici.
Putin riceve Lukashenko e tira dritto sulla guerra
Il presidente russo, Vladimir Putin, tuttavia tira dritto e ieri ha ricevuto l’alleato presidente bielorusso, Alexander Lukashenko, dopo che, visitando l’Università Pedagogica Statale di Mosca, aveva esortato gli insegnanti a spiegare ai bambini la necessità del conflitto in Ucraina usando come esempio la catena alimentare. Lo zar avrebbe detto: «Immaginate, ci sono orche assassine che mangiano orsi come fossero pesciolini. Attaccano in branco e boom, li fanno a pezzi. Sì, questa è la catena alimentare. E dobbiamo spiegarlo anche ai bambini, in modo che capiscano il mondo in cui viviamo e perché stiamo conducendo un’operazione militare speciale». Intanto, da Marina di Carrara giunge notizia che per la prima volta in quattro anni, il cosiddetto «yacht di Putin», ovvero la lussuosa nave Scheherazade dell’oligarca russo Eduard Khudaynatov, vicino al presidente, sequestrata fin dal maggio 2022 dalla Guardia di finanza, ha effettuato un breve tragitto in mare per prova, rientrando in porto dopo poche ore.
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