Iran, manca la benzina: code ai distributori

L’amministrazione Trump non intende tornare, almeno per ora, ai termini del memorandum d’intesa sottoscritto con l’Iran lo scorso giugno. Lo riferisce il Wall Street Journal, citando fonti informate sui contatti con i mediatori.

La strategia della Casa Bianca e lo scontro sui social

Washington avrebbe scelto di proseguire con una strategia di forte pressione economica, in attesa di valutarne gli effetti prima di considerare una ripresa dei negoziati. La linea è stata confermata dalla portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt. Intervistata da Fox News, Leavitt ha sostenuto che Teheran si trova già in grave difficoltà, con un’inflazione superiore al 100% e problemi nel pagamento delle forze di polizia e dei militari.

Sull’economia iraniana peserebbero anche i danni provocati dall’operazione Epic Fury. Donald Trump, ha spiegato, starebbe usando «ogni strumento economico» per aumentare la pressione sulla Repubblica islamica.

Lo scontro si è trasferito anche sui social. Il segretario al Tesoro americano, Scott Bessent, ha accusato il governo iraniano di destinare miliardi di dollari ai propri alleati invece di aiutare una popolazione che fatica a procurarsi beni essenziali.

Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha replicato: «Invece di dirottare miliardi verso il suo alleato terrorista, Israele, e le sue 750 basi, questo impero in declino potrebbe spendere quei soldi per il proprio popolo, ma no, sarebbe troppo sensato per questo regime».

Blocco navale e grave carenza di benzina

Gli effetti della crisi sono visibili in Iran. Il vicepresidente Mohammad Jafar Ghaempanah, citato dall’agenzia Irna, ha ammesso che il Paese non produce benzina in quantità sufficienti e non riesce a importarne abbastanza (il deficit quotidiano è di circa 15 milioni di litri di carburante) a causa del blocco navale statunitense. Negli ultimi giorni sono state segnalate file davanti ai distributori.

Il capo di gabinetto del presidente, Mohsen Haji-Mirzaei, aveva annunciato una revisione delle quote di carburante, senza fornire ulteriori dettagli.

Nonostante le difficoltà, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha negato che il Paese si trovi in una posizione di debolezza. L’Iran, ha dichiarato, sa come difendersi e ha il diritto legittimo di farlo. Pezeshkian ha inoltre accusato gli Stati Uniti e Israele di aver attaccato la Repubblica islamica mentre erano ancora in corso i colloqui tra Teheran e Washington.

Sviluppi militari e la mediazione del Qatar

Il portavoce del ministero della Difesa iraniano, Reza Talaei-Nik, ha annunciato lo sviluppo di «nuove armi, equipaggiamenti, tecnologie e tattiche» che sarebbero impiegati sul campo di battaglia per conservare l’effetto sorpresa.

Secondo quanto riportato da Press tv, l’industria militare iraniana avrebbe superato la fase dell’imitazione e dell’ingegneria inversa, riuscendo a produrre autonomamente tecnologie per droni e missili balistici. Talaei-Nik ha inoltre sostenuto che, già prima della cosiddetta guerra del Ramadan, alcuni Paesi stranieri si sarebbero ispirati ai progetti iraniani. Affermazioni dal tono propagandistico e non accompagnate da riscontri indipendenti.

Il Qatar tenta, nel frattempo, di mantenere aperto uno spazio diplomatico. Il premier e ministro degli Esteri Sheikh Mohammed bin Abdulrahman Al Thani ha incontrato anche Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano.

Rezaei ha dichiarato che Teheran non si fida degli Stati Uniti, accusati di aver tradito più volte la diplomazia. In caso di una nuova aggressione americana, ha avvertito, l’Iran provocherebbe danni «catastrofici» agli interessi militari ed economici di Washington.

La situazione nello Stretto di Hormuz

Uno dei punti più delicati resta lo Stretto di Hormuz. Trump ha assicurato che il passaggio è aperto e attraversato ogni giorno da navi che trasportano milioni di barili di petrolio. Il presidente americano ha affermato che gli Stati Uniti hanno bonificato lo Stretto dalle mine e che controllano l’area anche attraverso la Space force, potendo individuare ed eliminare eventuali nuovi ordigni.

Il blocco navale statunitense contro l’Iran resta pienamente operativo. Washington esclude, al momento, contatti diplomatici con Teheran, come confermato ad Al Jazeera dalla vice portavoce del dipartimento di Stato, Anna Kelly.

Incidenti alle petroliere e il fronte yemenita

La tensione resta elevata. L’agenzia britannica Ukmto ha riferito che una petroliera nello Stretto è stata colpita da un proiettile non identificato, senza feriti né danni ambientali. È in corso un’indagine.

Un altro fronte è lo Yemen: secondo analisti citati dal New York Times, gli attacchi degli Huthi contro obiettivi sauditi avrebbero avvicinato la milizia sostenuta dall’Iran e Riad a un nuovo conflitto. L’Arabia Saudita potrebbe tentare di indebolire il gruppo per ottenere una soluzione della guerra civile più favorevole.

Le minacce hanno coinvolto anche Barron Trump: ambienti iraniani vicini ai Guardiani della rivoluzione hanno offerto dieci milioni di dollari per la sua uccisione, senza un coinvolgimento accertato del governo di Teheran. L’ufficio della first lady Melania Trump ha invitato i media a tutelare la riservatezza del giovane.

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