Paul Richard Gallagher, inviato di papa Leone XIV in Russia
Monsignor Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati della Santa Sede, durante la sua missione diplomatica a Mosca (Getty Images)

All’indomani del vertice dei Volenterosi, pur foriero di nuovi aiuti per l’Ucraina, droni e missili russi hanno bombardato quattro grandi città ucraine, Kiev, Kharkiv, Zaporizhzhia e Dnipro. Nella capitale, l’allarme ha costretto due ospiti illustri, il presidente del Consiglio europeo, António Costa, e il presidente finlandese, Alexander Stubb, a scendere in un rifugio.

L’aviazione russa ha inoltre sganciato bombe guidate su Kramatorsk e Krivy Rih, ma Kiev non è stata a guardare.

Secondo il ministero della Difesa di Mosca sono stati 460 i droni ucraini intercettati nei cieli di varie regioni della Russia. In particolare sono state attaccate ancora due raffinerie, a dimostrazione che continua la strategia ucraina contro il settore petrolifero russo. Nella regione di Krasnodar è stata incendiata la raffineria di Afipsky, già danneggiata da altri raid, con una capacità di lavorazione di 6,25 milioni di tonnellate di greggio all’anno, suppergiù il 2% della capacità totale di raffinazione russa.

Nella regione di Rostov, su cui s’è avventata un’ondata di 30 droni, è stata interrotta l’attività della raffineria Nznp di Novoshathinsk. I raid hanno spinto il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov a lamentare che «c’è una minaccia evidente di attacchi con droni a infrastrutture critiche per l’economia e la sfera sociale del nostro Paese».

Peskov ha respinto la nuova proposta di cessate il fuoco del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ritenuta dai russi «inaccettabile, essendo il Donbass un nostro territorio», poiché Kiev lo vorrebbe, in mancanza di una improbabile riconquista, ridotto a «zona economica di libero scambio», in sostanza una fascia cuscinetto, amministrata da una potenza esterna, forse gli Usa, e garantita dallo schieramento di truppe di Paesi Nato.

La guerra continua: colpite altre raffinerie russe

Il presidente ucraino, dal canto suo, ha annunciato che l’Ucraina ha ricevuto nuovi missili antiaerei Crotale e Patriot, senza rivelarne numero e provenienza. Garante di un rafforzamento delle difese ucraine s’è fatto fin da lunedì il premier britannico Andy Burnham, che, oltre a promettere a Kiev la produzione su licenza del missile da crociera anglo-francese Storm shadow, ha ieri anticipato, in un’intervista all’agenzia Bloomberg, che andrà presto negli Stati Uniti per sollecitare al presidente americano Donald Trump lo sblocco di altri Patriot per l’Ucraina.

L’occasione sarà, in settembre, la prossima Assemblea Generale dell’Onu: «Non vedo l’ora di andare a New York. Sono molto fiducioso che la questione dei Patriot sia risolvibile. Ci sono altri attori che potrebbero contribuire. Sarà una soluzione con molti livelli e negoziati». A Londra, peraltro, il Foreign office ha confermato solo ora che lo scorso 10 giugno è morto il primo volontario britannico caduto mentre combatteva nelle file russe, il trentatreenne Bradley Townsend, centrato da un drone ucraino nel Donetsk.

L’inviato del Papa a Mosca: «Serve la diplomazia»

È in questo contesto che si sta svolgendo a Mosca la delicata missione diplomatica dell’emissario di papa Leone XIV, monsignor Paul Richard Gallagher che in pratica è il ministro degli Esteri del Vaticano. L’alto prelato, che rimarrà in Russia fino al 28 agosto, ha già parlato ieri col ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, al quale ha ribadito l’appello a «porre fine alle ostilità e avviare negoziati autentici con il sostegno della comunità internazionale». E poi: «La posizione della Santa Sede è chiara: il conflitto non può essere risolto con mezzi militari. È essenziale creare le condizioni per un processo politico e diplomatico».

Gallagher aveva incontrato Zelensky un mese fa ed è la prima volta che visita la Russia dopo l’inizio della guerra. La posizione vaticana, che s’appella a entrambi i Paesi per una soluzione condivisa, è stata apprezzata da Lavrov: «Ringrazio Gallagher per la sua posizione equilibrata. Abbiamo delineato gli approcci fondamentali della Russia per risolvere la crisi ucraina affrontandone le cause profonde. Le relazioni tra Russia e Vaticano rimangono improntate alla fiducia».

Il capo della Cia Ratcliffe a Mosca per i colloqui

Nelle stesse ore era a Mosca nientemeno che il direttore della Cia, il maggior servizio segreto Usa, John Ratcliffe, evidentemente incaricato da Trump di riavviare i colloqui Usa-Russia, anche nell’ottica di confermare la ventilata visita degli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner. Non v’è dubbio infatti che la via principale per risolvere il conflitto possa di nuovo passare per l’intesa diretta fra i due giganti nucleari, con buona pace dell’Europa.

La notizia è emersa dopo l’avvistamento, ieri mattina, in un aeroporto di Mosca, di un aereo da trasporto militare Boeing C-17A Globemaster III dell’Usaf, l’aviazione americana, utilizzato da Ratcliffe per il viaggio, nonché dalle rivelazioni del Financial Times sul fatto che settimana scorsa funzionari di Washington avevano chiesto espressamente all’Ucraina di evitare, fra lunedì e mercoledì, di lanciare missili o droni sulle zone della Russia settentrionale attraversate dall’aereo americano, oltre che sulla stessa Mosca, richiesta accolta da Kiev.

Il contenuto dei colloqui fra il capo della Cia e i vertici russi, fra cui potrebbe esserci lo stesso presidente Vladimir Putin, è riservato, ma si intuisce possa riguardare anche i generali equilibri militari, nucleari e spaziali fra russi e americani, di cui l’Ucraina è solo uno degli aspetti. Frattanto, a Kiev, l’Alta Corte anticorruzione ha disposto la custodia cautelare per 60 giorni nei confronti di Iryna Mudra, la ex-assistente di Zelensky coinvolta dalle recenti inchieste, mentre un altro indagato, il deputato Vadym Stolar è risultato «fuggito dall’Ucraina» ed è stato «incriminato in contumacia».

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