Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha rivelato che l’Iran avrebbe tentato di assassinare uno dei suoi figli. La denuncia è arrivata durante un’intervista telefonica a Channel 14, nel corso della quale il primo ministro non ha però fornito dettagli sull’identità del bersaglio, sulla data del presunto complotto o sulle modalità con cui sarebbe stato organizzato.
«L’Iran ha preso di mira uno dei miei figli, ha cercato di ucciderlo», ha dichiarato Netanyahu, collegando la rivelazione alla necessità di garantire una protezione adeguata alla propria famiglia e, più in generale, ai principali esponenti politici israeliani.
Secondo quanto riferito dai media israeliani, l’episodio sarebbe stato conosciuto dagli apparati di sicurezza già da diversi mesi, ma la sua pubblicazione sarebbe stata impedita dalla censura militare. Il giornalista israeliano Amit Segal ha confermato che l’informazione era nota da tempo ma non poteva essere resa pubblica.
Il presunto complotto contro la famiglia Netanyahu
Netanyahu ha due figli, Yair e Avner. Il primo, 35 anni, trascorre da tempo lunghi periodi negli Stati Uniti ed è sottoposto alla protezione dello Shin Bet, il servizio di sicurezza interna israeliano. Avner vive invece in Israele.
Il premier non ha indicato quale dei due sarebbe stato preso di mira dall’Iran. Secondo alcune ricostruzioni dei media israeliani, il presunto complotto potrebbe riguardare Yair, ma l’ipotesi non è stata confermata ufficialmente da Netanyahu né dagli apparati di sicurezza.
Il tema della protezione della famiglia del premier è da settimane al centro del dibattito politico israeliano. A luglio il Comitato ministeriale competente aveva approvato misure di sicurezza per Netanyahu e per la moglie Sara, mentre i figli avrebbero diritto alla protezione per un periodo successivo alla conclusione del mandato del padre.
È proprio parlando della sicurezza dei politici israeliani che Netanyahu ha fatto riferimento al presunto tentativo iraniano. Il premier ha sostenuto che le misure di protezione non rappresentino un privilegio e ha avvertito che, senza adeguate garanzie, «loro» potrebbero riuscire nel loro intento, riferendosi all’Iran.
La questione della scorta a Gadi Eisenkot
La rivelazione è arrivata durante una discussione sulla sicurezza di Gadi Eisenkot, ex capo di Stato maggiore israeliano e oggi uno dei principali rivali politici di Netanyahu.
Lo Shin Bet avrebbe infatti ritenuto non necessario garantire a Eisenkot un livello superiore di protezione, non avendo individuato un complotto concreto contro di lui. Netanyahu ha contestato questa impostazione, sostenendo che i candidati alla carica di primo ministro debbano comunque poter contare su adeguate misure di sicurezza.
Il riferimento alla sicurezza assume un peso particolare in vista delle elezioni israeliane del 27 ottobre. La campagna elettorale è già caratterizzata da forti tensioni e Netanyahu ha invitato i propri sostenitori a concentrare il voto sul Likud, evitando di disperderlo tra formazioni più piccole.
Le tensioni tra Israele e Iran
La denuncia del premier si inserisce in un quadro di forte contrapposizione tra Israele e Iran. Teheran rappresenta da anni uno dei principali avversari strategici di Israele e la guerra ha ulteriormente aggravato lo scontro tra i due Paesi.
La possibilità di colpire figure di vertice israeliane e le loro famiglie rappresenta uno degli aspetti più delicati della guerra condotta anche attraverso operazioni clandestine e attività di intelligence.
Al momento, tuttavia, non sono stati resi pubblici elementi sufficienti per ricostruire il presunto piano contro il figlio di Netanyahu. La principale conferma dell’episodio resta quindi quella fornita dallo stesso premier israeliano, mentre i media del Paese riferiscono che l’operazione sarebbe stata oggetto di un divieto di pubblicazione per diversi mesi.
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