Uno tsunami variopinto ha inondato le strade di San Francisco. Cappelli, zainetti, borse, magliette e qualsiasi capo d’abbigliamento o accessorio cui possiate pensare: simpatici animaletti cuciti sopra hanno rubato la scena, offrendo un’atmosfera allegra e ludica a quella che un tempo veniva chiamata «Città dell’Oro».
Il traffico, già di per sé non particolarmente scorrevole, si è aggravato a causa della grande invasione colorata e della chiusura di alcune vie. Ma che succede a San Francisco? Non sono bandiere arcobaleno, quelle che sventolano. Non è una manifestazione woke, né una folla nutrita di tifosi venuti a sostenere la famosa squadra di basket dei Golden State Warriors. No, sono i Campionati Mondiali di Pokémon.
La sede dei Campionati Mondiali di Pokémon
Migliaia di fan si sono accalcati al Moscone Center, il più grande complesso congressuale ed espositivo di San Francisco. È questa la sede ove, venerdì 28 e sabato 29 agosto, i migliori giocatori al mondo si sono sfidati, prima dell’epilogo al Chase Center domenica 30, quando si è deciso il nuovo campione del mondo, categoria per categoria.
La competizione affonda le radici nel 2004, quando si svolse la prima edizione a Orlando, in Florida. Anzi, a dire la verità, le radici sono ben più antiche e profonde, e risalgono al lontano 1996, anno in cui debuttarono Pokémon Versione Rossa e Versione Blu, i due videogiochi che diedero vita a una delle saghe popolari di maggior successo a livello globale.
Trent’anni dopo, il fenomeno racconta però qualcosa di più della longevità di un videogioco. Pokémon è diventato una sorta di linguaggio generazionale. Chi negli anni Novanta era bambino oggi è adulto, ma conserva con sorprendente fedeltà un immaginario nato davanti allo schermo di un Game Boy. Il Pikachu che allora compariva su una cartuccia oggi è stampato sulle magliette, trasformato in peluche, riprodotto nei videogiochi, nelle carte collezionabili e negli oggetti che affollano le strade di San Francisco.
Ed ecco che nel 2026, per il trentennale, l’edizione si è presentata in tutto il suo splendore, nostalgica e futuristica al tempo stesso. L’orda che ha invaso le strade di San Francisco si è riunita dunque sul Moscone Center, che per l’occasione si è trasformato in una specie di «tempio dei Pokémon», ricco di attrazioni per chiunque voglia visitarlo, con numerosi gadget dedicati ai pocket monsters, alcuni dei quali ideati espressamente per l’occasione. L’evento ha ospitato anche Pokémon XP (un convegno per gli appassionati organizzato da The Pokémon Company International), con decine di esposizioni tra cui creazioni Lego, opere d’arte, incontri con gli sviluppatori di videogiochi e persino una biblioteca.
I numeri del fenomeno Pokémon
Circa 2.500 persone hanno gareggiato per la vittoria del torneo: i partecipanti sono giunti da ogni parte del mondo dopo aver superato le selezioni nelle rispettive nazioni d’origine. In palio, un montepremi complessivo di 2 milioni di dollari.
A testimonianza dell’enorme successo della manifestazione e della crescita globale del fenomeno Pokémon, il sindaco di San Francisco, Daniel Lurie, ha dichiarato che la città ha ricevuto oltre 54.000 fan nel corso del fine settimana: un numero quasi doppio rispetto alle 30.000 persone che avevano assistito alla competizione dell’anno precedente ad Anaheim (a pochi passi da Los Angeles).
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