La Cina punta sugli umanoidi per poi sostituire i lavoratori
Humanoid Robot Games a Pechino (Ansa)

Un umanoide senza testa che corre i 100 metri in 9,32 secondi, più veloce di Usain Bolt. È solo l’ultima notizia di una carrellata di aggiornamenti che il mondo della robotica infila in una prospettiva cui è difficile star dietro. Qualche giorno prima ci aveva fatto ridere il video del robot che, nella foga della corsa, non riusciva a fermarsi davanti a un muro di gomma e nel rimbalzo cadeva all’indietro andando letteralmente in fumo.

Effettivamente la scena era comica e sembrava uscire da Paperissima. Così come adesso restiamo sbalorditi dinnanzi a questo traguardo per certi versi storico.

Di fronte a tali progressi della più sofisticata tecnologia digitale, sembriamo dei bambini dentro il più affascinante parco giochi. Ecco, sarebbe bene che invece la smettessimo con questa postura infantile e cominciassimo a capire il cambio di paradigma che i padroni della tecnologia stanno mettendo a puntino: sfilare dal Creato donne e uomini e infilare in un inedito e artificiale «sistema ambientale» esseri nuovi, siano essi robot, umanoidi, intelligenza artificiale e quant’altro. La sfida di questi Paperoni hi-tech è di una portata tale che ormai il nostro degrado culturale e politico nemmeno vede più, impegnati come siamo a perderci nel più misero teatrino di una attualità sterile, cioè che non produce nulla. Perché questa è la morale della storia: pochissimi stanno cambiando il paradigma universale e tutti gli altri lo subiscono.

Eppure l’anno in corso ci sta offrendo due spunti di impatto assoluto, che richiedono lettura, approfondimento, analisi: l’enciclica di papa Leone XIV sulla Magnifica Umanità e la grande lezione di San Francesco sulla bellezza del Creato, concetto assai diverso da «Natura» o «ecologia» sotto le cui insegne ci azzuffiamo su dibattiti più o meno apocalittici. La lezione di Francesco non è il trionfo delle ricorrenze messe a calendario o del merchandising con cui ci stiamo avviando al 4 ottobre, è piuttosto la silenziosa riflessione sul «transito» e tutto quel che in quel passaggio si chiude e si apre. Ed è preghiera.

Quanto all’enciclica Magnifica Humanitas, si tratta di un fondamentale contrappunto morale a quella corsa che tende a sostituire l’uomo con la tecnologia, e che fa dei Padroni dell’hi-tech più avanzato degli «dei creatori». Su questa hybris papa Leone XIV ha messo nero su bianco delle profonde riflessioni, che però abbiamo ingurgitato e smaltito con la voracità dei superficiali: la custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale coincide con la messa in guardia dal «paradigma tecnocratico», il quale riduce ogni scelta a parametri di efficienza e profitto. E ricorda che la persona umana «è fine e non mezzo». Il recente messaggio che il pontefice ha consegnato a Rimini alla comunità di CL è fondamentale lo stesso: attenzione all’illusione delle logiche del profitto, perché dietro il profitto c’è un progetto che collide con il messaggio cristiano. Il messaggio della centralità dell’uomo e della donna come dono di Dio, come fratelli e sorelle di Gesù. E torniamo a san Francesco. Non è altro, non è un souvenir.

Le parole di Rimini arrivavano mentre un robot sconfiggeva l’atleta umano più veloce, echeggiano mentre robot e umanoidi entrano nel nostro mondo, talvolta con sembianze decisamente più umane rispetto a quel «coso» che correva sulla pista d’atletica. Per questo non possiamo assistere come adolescenti alla progressiva sostituzione dell’essere umano con un altro essere, e guai ad abboccare all’amo che il progresso tecnologico serve all’uomo!

L’impresa di «Lightning», creato dal produttore cinese di smartphone Honor e mostrato ai World Humanoid Robot Games di Pechino, è una prova di potere tecnologico, un segno del dove siamo arrivati ora. Gli umanoidi Unitree avevano ballato al Gala di Capodanno cinese davanti a milioni di spettatori. In entrambi i casi si tratta di «saggi» per mostrare i progressi. Dietro però c’è molto altro. Tanto per dire, sul fronte industriale, l’Atlas di Boston Dynamics lavora nello stabilimento Hyundai in Georgia, il Digit di Agility Robotics ha un accordo con Toyota e il Figure 02 opera in una fabbrica Bmw.

Le acrobazie e i «record» (presunti o veri) sono i claim di una partita industriale enorme. Nel primo semestre 2026 i produttori cinesi hanno coperto oltre il 97% delle spedizioni mondiali di umanoidi, circa 19.100 unità, con un balzo del 272% su base annua. Unitree ha venduto modelli entry-level a partire da 6.000-8.000 dollari; Tesla, con Optimus, resta ferma a poche centinaia di unità e punta a un prezzo tra 20.000 e 30.000 dollari, senza aver ancora avviato la produzione di massa promessa per fine 2026. Anche Elon Musk ha ammesso che la vera concorrenza per Tesla arriverà «di gran lunga» dalla Cina, forte di una filiera di componenti (attuatori, sensori, riduttori armonici) che rende un Optimus «senza Cina» quasi tre volte più caro, secondo stime di Morgan Stanley. Sono numeri destinati a moltiplicarsi.

Pechino ha inserito l’«intelligenza artificiale incarnata» tra le priorità del nuovo piano quinquennale. E anche qui è partita la narrazione degli umanoidi affettivi: che curano gli anziani, che stanno con le persone sole, e che amano gli umani persino sessualmente. Così come ci dicono che i robot fanno i lavori degli umani, dai cantieri agli uffici, dagli ospedali a ogni altro luogo operativo. E fanno le guerre al posto dei soldati.

Insomma sono pronti a far girare il mondo. Magari pensando pure autonomamente quale verso imprimergli.

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