Ci mancavano i virus creati dall’IA. Pubblicato lo studio su «Science»
IA

L’Intelligenza artificiale potrebbe essere presto impiegata per creare micidiali armi batteriologiche? È il quesito che circola nella comunità scientifica, e non solo, a seguito di una nuova scoperta dal sapore rivoluzionario: quella del primo virus creato, appunto, con l’Intelligenza artificiale. «Questa IA ha appena creato virus che non esistono in natura», ha titolato il New York Times per dare al mondo la notizia.

Nel servizio firmato da Carl Zimmer si dà conto della pubblicazione scientifica fresca di stampa, essendo uscita giovedì sera sulla rivista Science, che documenta la scoperta. Si tratta di un articolo intitolato Generative design of bacteriophages with genome language models e frutto del lavoro di otto scienziati della Stanford University e dell’Arc Institute, un istituto di ricerca biomedica di Palo Alto, in California. Questi studiosi, guidati da Samuel H. King, ricercatore del dipartimento di bioingegneria di Stanford, sono partiti da un virus presente in natura, chiamato Phi X-174 – che può infettare solo i batteri e noto in particolare per la sua capacità di distruggere l’Escherichia coli -, e si sono serviti di modelli di IA generativa chiamati Evo 1 ed Evo 2. Che, anche se può apparire sorprendente, di fatto funzionano in modo simile ai grandi modelli linguistici come ChatGpt; solo che, anziché prevedere sequenze di testo, prevedono sequenze di codice genetico. L’Intelligenza artificiale ha così generato circa 700.000 potenziali progetti, tra i quali i ricercatori ne hanno selezionati 285 che sembravano i più promettenti.

Alla fine, dopo aver sintetizzato questo materiale genetico in laboratorio, si sono individuati 16 genomi rivelatisi efficaci nell’eliminare i batteri Escherichia coli. C’è di più: i batteri scelti come cavie avevano sviluppato una forma di resistenza a un virus batteriofago naturale. Va detto – anche per evitare confusione – che la creazione di virus in laboratorio non è una novità e non deve allarmare. Da tempo, infatti, gli scienziati hanno imparato a produrre genomi virali che vengono poi utilizzati per studiare farmaci e vaccini oltre che, ovviamente, per comprendere il funzionamento dei virus stessi. L’esito dello studio di Science è tuttavia rivoluzionario perché certifica come gli studiosi del già citato Arc Institute – a cui si deve la messa a punto di Evo 2 – siano riusciti ad addestrare un modello d’Intelligenza artificiale a riconoscere schemi di Dna presenti in natura e poi a utilizzare quei dati per scrivere le «ricette» di virus completamente nuovi.

Tra gli autori dello studio c’è Brian Hie, professore a Stanford, che alla Bbc ha parlato di questo lavoro come della «prima volta che l’IA generativa viene utilizzata per progettare un genoma completo, qualcosa che può replicarsi e svolgere altre funzioni all’interno delle cellule; questo era un territorio inesplorato per noi». In sé, lo sviluppo di nuovi virus batteriofagi non rappresenta una cattiva notizia, anzi: grazie ad essi si potrebbe pervenire a nuovi metodi per il trattamento delle infezioni che sono diventate resistenti agli antibiotici. Tuttavia, per venire al drammatico dilemma espresso in apertura, in tutto ciò c’è un pesante rovescio della medaglia.

Sono forti, infatti, nella comunità scientifica le preoccupazioni riguardo alla biosicurezza. Gli esperti segnalano che, se non ben regolamentata, questa tecnologia potrebbe a breve essere sfruttata per creare pericolose armi biologiche. Inoltre, solo il pensiero di un ChatGpt per creare virus nelle mani sbagliate – o non sufficientemente esperte -, fa venire i brividi.

Da non perdere

I lavori degli immigrati li faranno i robot
Tecnologia

I lavori degli immigrati li faranno i robot

Lo sviluppo dell’IA toglierà alla sinistra globalista ogni alibi. Non potrà più giustificare l’invasione con il bisogno di manodopera (a basso costo). Emergerà così il suo vero fine: costruire un meticciato privo di identità per realizzare un utopico governo mondiale