Dario Amodei, il capo di Anthropic, a metà settembre ha chiesto in un lungo saggio che i grandi laboratori americani rallentino lo sviluppo dell’Intelligenza artificiale, incassando subito l’appoggio di Sam Altman di OpenAi nonché di Elon Musk. Tre rivali che si fanno la guerra su tutto (anche in tribunale) e si scoprono d’accordo nel chiedere di rallentare offrono uno spettacolo insolito, tanto più che Amodei accompagna l’appello alla prudenza con richieste molto concrete.
Si va dal mantenimento di un vantaggio sulla Cina «il più ampio possibile» a una stretta sulla vendita di chip avanzati a Pechino, fino alla repressione della distillazione, la pratica con cui i laboratori cinesi addestrano i propri modelli sulle risposte di quelli americani.
La frenata che conviene ai big dell’Ia
Mentre infuria la gara a chi arriva prima nello sviluppo dell’Ia, questi appelli alla frenata suonano bizzarri e potrebbero avere a che fare più con un paio di aspetti contingenti che con la fine del mondo.
Il primo è antico quanto l’industria, perché licenze e obblighi di sicurezza sui modelli di frontiera sono costi che gruppi valutati centinaia di miliardi assorbono senza fatica, mentre i nuovi arrivati non se li possono permettere, sicché le regole richieste da chi è già in testa alla gara tendono a congelare la classifica.
Il modello cinese che corre a basso costo
Il secondo aspetto si chiama Cina. A luglio il modello Kimi K3 della cinese Moonshot, scaricabile gratis da chiunque, nelle classifiche indipendenti di prestazioni si è piazzato alle spalle soltanto dei due migliori sistemi americani.
I modelli leggeri cinesi eseguono un compito per circa dieci centesimi di dollaro, contro gli oltre tre dollari dei primi della classe statunitensi, tanto che OpenAi ha dovuto tagliare i listini fino all’80%. Insomma, mettere un limite a tutti, bloccando nel frattempo i chip del rivale, è un ottimo piano industriale.
Il difetto della proposta è che i cinesi non hanno alcuna intenzione di frenare. Il ministero degli Esteri di Pechino ha liquidato l’appello come allarmismo, un ex architetto del modello Qwen di Alibaba ha ironizzato sul fatto che l’invito a rallentare arrivi proprio ora che la Cina accelera, e gli investitori del settore raccontano ai giornali che di sicurezza, nelle riunioni, semplicemente non si parla. Chi insegue ha tutto l’interesse a correre, e Xi Jinping considera l’Intelligenza artificiale un motore di crescita e di potenza nazionale.
Trump sfida Amodei sulla corsa all’Ia
Per questo Donald Trump, che giovedì riceve Xi alla Casa Bianca, dice l’esatto contrario di Amodei. Nei giorni scorsi ha dichiarato che gli Stati Uniti non hanno bisogno di nuove garanzie sull’Intelligenza artificiale, in linea con il suo consigliere David Sacks, secondo cui l’America si lega le mani con le regole mentre la Cina vince la gara.
Ci permettiamo un suggerimento. Se Amodei desidera davvero un luogo in cui lo sviluppo dell’Intelligenza artificiale proceda con tutta la lentezza del caso, la soluzione è a portata di mano, basta trasferire Anthropic nell’Unione europea. Tra Ai Act, Gdpr, prezzo dell’elettricità, burocrazia, sostenibilità e regolamenti vari la frenata è garantita.
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