Per decodificare il più imponente gioco di prestigio regolatorio del ventunesimo secolo non serve perdersi nei laboratori di calcolo quantistico della Silicon Valley: è sufficiente aprire la porta di casa di Daniela Amodei.
Co-fondatrice e presidente di Anthropic, la società che produce l’acclamato modello d’intelligenza artificiale Claude, Amodei è sposata con Holden Karnofsky, co-fondatore ed ex amministratore delegato di Open Philanthropy, fondazione miliardaria nata con lo scopo di vigilare sui rischi dell’Intelligenza artificiale, agendo come autorità «indipendente» del settore: in pratica, il controllore è il marito del controllato. In una banca sarebbe probabilmente materia d’indagine ma a Palo Alto, nel dorato ecosistema dell’«altruismo efficace», è considerata filantropia.
Anthropic e l’allarme apocalittico: dalla denuncia di Coxon al saggio di Dario Amodei
È attorno a questo curioso intreccio familiare che si sviluppa la nuova epopea dell’apocalisse artificiale, che sta dominando le prime pagine dei quotidiani globali da qualche settimana. La sequenza degli eventi: l’ex ricercatore di Anthropic Jacob Coxon si dimette e denuncia su X che gli sviluppatori dell’IA starebbero scommettendo sulla «fine dell’umanità» (sic) entro il decennio. Il messaggio (curiosamente anticipato di 22 minuti da un servizio del Wall Street Journal) diventa virale.
Poco dopo Dario Amodei, fratello di Daniela e Ceo di Anthropic, pubblica un saggio nel quale evoca scenari da Terminator e propone di rallentare lo sviluppo dell’IA. La coincidenza è, diciamo, commovente.
È il capolavoro commerciale del millennio: creare la percezione del veleno per vendere in esclusiva lo Stato-antidoto. Quando un capitalista, in vista di una imminente quotazione in borsa (è il caso di Anthropic), dichiara che lo sviluppo va frenato, dietro la maschera umanitaria si nasconde sempre una arriere-pensée.
«Cattura del regolatore»: il rischio è creare barriere accessibili solo ai giganti
Come si possa rallentare materialmente lo sviluppo tecnologico mondiale in un mercato globalizzato resta un mistero che gli apologeti del catastrofismo evitano accuratamente di spiegare. L’allarmismo, in realtà, serve a impedire la nascita di un qualsiasi concorrente emergente in grado di scalzare chi è già in cima.
È la classica strategia della cattura del regolatore: chiedere allo Stato di imporre standard burocratici e licenze federali talmente costosi da risultare sormontabili solo dai colossi miliardari, soffocando sul nascere le startup indipendenti e il mondo dell’open source.
Quello che Anthropic, OpenAI e Microsoft propongono sotto il nobile cappello della sicurezza coordinata è, a tutti gli effetti, un cartello, che mira ad aggirare le normative antitrust.
Da Sanders a Obama: la sinistra americana riscopre il controllo pubblico sull’IA
A fornire una sponda politica al progetto provvede, curiosamente, proprio quella sinistra che un tempo diffidava dei monopoli industriali, salvo poi svolgere da quasi due secoli il ruolo di esecutrice burocratica di questi processi di accentramento: Bernie Sanders ha proposto un progetto di controllo federale più rigido sull’IA, la cui stesura è stata guidata da ex membri di Anthropic finanziati dai soci di Amodei; Barack Obama ha invitato i dem a mettere la vigilanza sull’Intelligenza artificiale al centro dell’agenda.
La sinistra del XXI secolo, insomma, ha trovato i nuovi mezzi di produzione da sottoporre a scontrollo: non più fabbriche e acciaierie ma server e algoritmi, in un sistema che avrebbe fatto invidia a Karl Marx.
La formula è collaudata: si annuncia una catastrofe, si alza il volume della paura, si delegittima chi dissente e infine si consegna la chiave della cassaforte a un comitato di esperti soi-disant «indipendenti», il tutto sfruttando, in questo caso, la ragnatela di relazioni della famiglia Amodei.
Trump, Bannon e Zuckerberg contro il «Leviatano» tecnologico: il fronte anti-regolamentazione
Negli Stati Uniti, però, qualcuno non sembra voler partecipare alla festa: se persino Steve Bannon e Sanders, agli antipodi su quasi tutto, si sono ritrovati sullo stesso palco a denunciare il Leviatano tecnologico, Donald Trump ha liquidato le preoccupazioni di Anthropic come una bufala mirata ad azzoppare l’America a favore della Cina e Mark Zuckerberg gli si è affiancato difendendo l’open source e la concorrenza.
In Europa, al contrario, il richiamo alla prudenza ha trovato in Ursula von der Leyen un terreno assai più fertile: la presidente della Commissione europea proprio ieri ha proposto l’Europa come arbitro etico globale e, in un afflato di paternalismo proibizionista che muove a tenerezza, sta spingendo verso ulteriori limiti all’IA.
Von der Leyen, Mattarella e Leone XIV: anche in Europa cresce la spinta a frenare l’IA
Anche in Italia, gli anticorpi critici sembrano essere rimasti in laboratorio, dai moniti di Sergio Mattarella ai timori espressi da papa Leone. Una preoccupazione sincera, la sua, che rischia però di diventare una copertura morale per chi, nella Silicon Valley, chiede allo Stato di mettere il guinzaglio ai propri concorrenti.
Il punto, alla fine, è terribilmente semplice: se il pericolo è davvero l’intelligenza artificiale, bisogna certamente discuterne i rischi. Ma se per neutralizzarlo si costruisce un sistema di vincoli accessibile soltanto ai giganti che già dominano il mercato, il risultato potrebbe essere assai meno nobile: non la salvezza dell’umanità, ma la sua regolamentatissima consegna a un pugno di oligarchi, con tanto di timbro istituzionale.
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