I guru dell’Intelligenza artificiale in retromarcia. Invece la Cina tira dritto
I giganti del tech si fanno domande sui pericoli, Trump li sferza: «Chi vince sull’Intelligenza artificiale vince tutto, si va avanti».
I giganti del tech si fanno domande sui pericoli, Trump li sferza: «Chi vince sull’Intelligenza artificiale vince tutto, si va avanti».
Il ministro degli Esteri taiwanese Lin Chia-lung chiede alla comunità internazionale di sostenere la partecipazione di Taiwan alle Nazioni Unite. Un appello che si inserisce nella difesa dell’ordine internazionale basato sulle regole e della stabilità nello Stretto di Taiwan.
Previsti 1.450 esuberi in Italia. Colpiti soprattutto gli stabilimenti di Susegana (Veneto) e Porcia (Friuli). Sciopero il 15 settembre.
Al vertice Sco in Kirghizistan il Cremlino punta sul rapporto con Xi e sul gasdotto Power of Siberia 2. Ma l’India chiede a Mosca di chiudere il conflitto in Ucraina.
Nel vertice dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai, l’incontro tra il presidente cinese e lo zar per promuovere «un mondo multipolare equo». Presente al summit Pezeshkian: segnale che Pechino non accetterà le sanzioni secondarie della Casa Bianca.
Tripoli entra nel sistema cinese Cips e apre ai pagamenti direttamente in yuan. Pechino rafforza così la propria presenza economica in un’area strategica, mentre avanza la sfida al dominio del dollaro.
Cina e Corea del Sud rafforzano i rapporti, ma sul dossier nordcoreano Pechino mantiene una linea cauta. Xi Jinping guarda a Seul per indebolire l’intesa con Washington, senza però compromettere i legami con Pyongyang.
Il «Sole 24 Ore» polemizza sul fatto che gli investimenti sostenibili non decollano perché i mega incentivi di Transizione 5.0 sono utilizzabili solo per l’acquisto dei prodotti di Enel in Sicilia. E appoggia le imprese europee che guardano al low cost di Pechino.
Taipei porterà il budget militare oltre i 1.100 miliardi di dollari taiwanesi, sopra il 3% del Pil. Lai: «Investire nella difesa significa investire nella pace». Sullo sfondo la crescente pressione militare di Pechino.
I marchi cinesi conquistano il 9,3% del mercato auto Ue nel primo semestre: prezzi più bassi e controllo della filiera delle batterie spingono Pechino. L’Anfia lancia l’allarme e chiede una revisione delle politiche europee sul settore.
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