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Hong Kong, 20 anni di carcere per il magnate pro-democrazia Jimmy Lai

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Jimmy Lai è stato condannato a 20 anni di carcere: la corte di West Kowloon ha evitato l’ergastolo, la massima pena possibile, ma ha comminato a carico del fondatore dell’Apple Daily di Hong Kong, tra i principali attivisti pro-democrazia dell’ex colonia britannica, una pena durissima in considerazione dei suoi 78 anni e delle precarie condizioni di salute. Per Jodie Ginsberg, Ceo del Comitato per la protezione dei giornalisti, «di fatto è una condanna a morte». Sostegno anche dagli abitanti di Hong Kong. «Spero che Lai possa richiedere la libertà condizionale per motivi di salute, perché stare in prigione in queste condizioni anche solo per un giorno è un’ingiustizia e ha un forte impatto sulla sua salute fisica e mentale», ha detto una spettatrice presente in aula nel momento della sentenza. Secondo Shum Ho, ex lettore dell’Apple Daily, «Lai è la coscienza di Hong Kong».

Due persone hanno perso le gambe. Ma per tanti la vittima è il macellaio
(Ansa)
In molti hanno etichettato quanto avvenuto in Emilia come frutto di «disagio psichico». A chi non la pensa così viene rinfacciato di essere suprematista e propagandare odio. Per far sparire il diritto a un’opinione diversa.

Con impettita sicumera, una certa stampa italiana ha già sentenziato che l’episodio di Modena è solo un caso di disagio psichiatrico. Colpa della società egoista che non «accoglie» come si deve.

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Meloni fa accordi da capogiro con Modi e l’Ue la ricatta per la firma del Mes
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Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa del 21 maggio con Carlo Cambi

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È in arrivo una svolta diplomatica per la crisi iraniana? Ieri, Al Arabiya ha riportato che sarebbero in corso «seri sforzi per finalizzare una bozza di accordo tra Iran e Stati Uniti».
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