
Caro presidente Mattarella, le scrivo perché sono preoccupato per lei: non dev’essere facile sopravvivere all’ondata di melassa che la sta travolgendo. Dopo la cerimonia d’inaugurazione delle Olimpiadi, per dire, lei è diventato «il volto umano nell’era della disumanizzazione», «un modello di pace al tempo delle guerre», il «nuovo Pertini» ma anche «il Bearzot d’Italia», il «custode vero del nostro sport», dotato di «evidente simpatia umana», ma anche conoscitore «a menadito delle regole del tennis, della pallavolo e di una quantità imprecisata di discipline minori» (ma certo, le discipline minori: non è stato forse lei a scrivere le regole del curling?).
Ovviamente «sobrio» (a differenza di chi la incensa), «emozionato e emozionante», soprattutto quando ha raccolto il peluche sul tram, ovviamente «tram multietnico»: lei e Valentino Rossi, insieme «a sorpresa» (ma certo: non lo sapeva nessuno), a rappresentare la «quintessenza dell’Italia», fra i «boati» della folla. Lei è «presidente che prende il tram», un «cittadino qualunque» ma con una «pelle nuova» (qualsiasi cosa voglia dire) e gli immancabili «occhi che brillano», «italiano fino al cuore», e soprattutto «nonno olimpico per medaglie sul petto conquistate sul campo». Resta solo da capire quali siano queste medaglie olimpiche conquistate sul campo: slalom gigante fra i palazzi? Salto dal trampolino del Quirinale? In ogni caso l’entusiasmo trabocca. L’unico rischio, a questo punto, è che le mettano una tuta e la iscrivano a una vera gara. Che ne dice dello slittino?
Se gareggia lei, la medaglia è assicurata. Infatti, come ripetono i giornali ad articoli unificati, «Mattarella porta anche bene». E poi è allenato: è vero, lo slittino è più scomodo della poltrona del Colle, ma a star lì col sedere attaccato non c’è nessuno più bravo di lei. E comunque di certo non ci saranno critiche. Chi la tocca, infatti, muore: lo sa benissimo il giornalista Rai Auro Bulbarelli fatto fuori dalla telecronaca della cerimonia inaugurale delle Olimpiadi per avere dato una notizia vera (ma insomma come si permettono questi giornalisti di dare notizie vere, anziché adularla come si conviene?). Il povero Bulbarelli aveva anticipato che lei avrebbe fatto una sorpresa alla cerimonia d’inaugurazione. Lesa maestà, telefonate del Quirinale e sostituzione volante: così in un colpo solo abbiamo distrutto la telecronaca in diretta della Rai (chi è subentrato a Bulbarelli è stato sommerso di critiche) e la libertà di stampa. Ora, però mi rimane un dubbio: non è che adesso le viene voglia di scegliere anche chi farà la telecronaca di Cremonese-Genoa? O di Rivisondoli-Incisa Scapaccino?
Glielo chiedo perché temo che l’ondata adulatoria e gli applausi cortigiani la stiano facendo sentire onnipotente come nostro Signore. Sembra che in Italia faccia tutto lei: il custode dello sport e il custode della maggioranza, il nonno olimpico ma anche il papà dell’opposizione, il «cittadino qualunque» ma anche il re della Repubblica. I suoi consiglieri vanno in giro parlando di «provvidenziali scossoni» mentre lei, raccontano i giornali, scrive e riscrive leggi e decreti legge manco fossero le regole del curling. E se la Costituzione dice altro chi se ne importa? La stampa italiana applaude felice. E si attacca al tram.






