Riad sta rafforzando i propri legami con Damasco. Sabato, il ministro saudita per gli investimenti, Khalid Al-Falih, è stato ricevuto dal presidente siriano, Ahmad al-Sharaa. Nell’occasione, i due hanno firmato una serie di «accordi strategici».
In particolare, secondo l’agenzia di stampa turca Anadolu, le intese sottoscritte «mirano a rafforzare l'infrastruttura delle telecomunicazioni, sviluppare sistemi di connettività digitale e a dare forma a una nuova fase di partnership basata sulla fiducia e sul rispetto reciproci».
Falih ha inoltre reso noto che l’Arabia Saudita ha avviato un fondo di investimento in Siria che impiegherà due miliardi dollari per realizzare due aeroporti nella città di Aleppo. “Nell'aviazione civile, la compagnia aerea low cost saudita Flynas e l'Autorità per l'aviazione civile siriana hanno firmato un accordo per fondare una nuova compagnia aerea, ‘Flynas Syria’, ha riferito Reuters, per poi proseguire: “La joint venture sarà posseduta al 51% dalla parte siriana e al 49% da Flynas e le operazioni dovrebbero iniziare nel quarto trimestre del 2026”.
Insomma, è evidente che Mohammad bin Salman continui a scommettere su Damasco. Il che, dal punto di vista geopolitico, conferma la progressiva convergenza che, ormai da molti mesi, si sta registrando tra Riad e Ankara. Non dobbiamo infatti dimenticare che l’attuale regime siriano gode storicamente dell’appoggio di Recep Tayyip Erdogan. Uno degli obiettivi del principe ereditario saudita è del resto quello di aumentare il proprio potere contrattuale con Israele e, al contempo, quello di controbilanciare il peso regionale degli Emirati arabi uniti: non è d’altronde un mistero che Riad e Abu Dhabi siano attualmente ai ferri corti su vari dossier (dal Sudan allo Yemen).
E poi emerge la questione americana. Indubbiamente i rapporti tra l’amministrazione Trump e Ankara sono assai migliorati: non a caso, Donald Trump ha assunto una linea amichevole nei confronti di al-Sharaa. In tal senso, bin Salman si sente in un certo senso “coperto” nel rafforzare i legami con la Turchia. Tuttavia, il principe ereditario saudita deve fare anche attenzione. Visti i pessimi rapporti in corso tra Ankara e Gerusalemme, è improbabile che, almeno nel breve termine, Erdogan sia intenzionato a entrare negli Accordi di Abramo: accordi a cui Trump vorrebbe invece che Riad aderisse il prima possibile. Tutto questo, senza trascurare la significativa diffidenza che Benjamin Netanyahu nutre nei confronti di al-Sharaa. Insomma, il quadro complessivo resta notevolmente ingarbugliato.



