Corruzione e informazioni agli States. Pechino purga i vertici dell’esercito
- Dal 2023 in Cina è in atto la decapitazione dello Stato maggiore di aeronautica, marina e forze di terra. L’ultimo graduato sparito è accusato addirittura di aver passato a Washington alcuni piani del programma nucleare.
- Il generale di Corpo d’armata Giorgio Battisti: «Il capo comunista è scettico sulla fedeltà dei quadri militari in vista del congresso del partito».
- Mentre azzera gli ufficiali, il gigante asiatico accelera nello Spazio grazie alle armi a fasci di particelle.
Lo speciale contiene tre articoli.
Nel cuore dell’apparato militare della Repubblica popolare cinese si è aperta una frattura che rischia di ridefinire in profondità gli equilibri del potere. Zhang Youxia, il generale più anziano ancora in servizio e per anni considerato uno dei pilastri dell’establishment armato, è finito al centro di un’indagine interna che intreccia sospetti di corruzione sistemica, lotte di fazione e una possibile compromissione della sicurezza strategica nazionale.
Secondo fonti informate su un briefing riservato ai vertici delle forze armate, Zhang avrebbe favorito carriere e incarichi in cambio di denaro e, soprattutto, consentito la fuoriuscita verso gli Stati Uniti di informazioni sensibili legate al programma nucleare cinese. Il quadro sarebbe emerso durante una riunione a porte chiuse tenutasi il 17 gennaio, poche ore prima dell’annuncio ufficiale del ministero della Difesa sull’apertura di un’inchiesta per gravi violazioni della disciplina del partito e delle leggi statali. Il comunicato pubblico, volutamente scarno, non ha restituito la reale portata del dossier che, secondo le fonti, coinvolgerebbe un uso distorto del potere all’interno della Commissione militare centrale, il supremo organo di comando dell’Esercito popolare di liberazione.
Tra le accuse più pesanti figura la presunta costruzione di reti di fedeltà personali, definite nei documenti interni come cricche politiche, ritenute una minaccia diretta alla coesione del partito. Sotto esame anche la gestione di una potente struttura incaricata di ricerca, sviluppo e approvvigionamento di armamenti, un settore ad altissimo budget dove sarebbero circolate tangenti ingenti in cambio di promozioni e posizioni strategiche.
L’elemento più esplosivo riguarda, però, il presunto trasferimento a Washington di dati tecnici cruciali sulle capacità nucleari cinesi. Parte delle prove sarebbe emersa dall’inchiesta parallela su Gu Jun, ex dirigente apicale dell’industria nucleare statale, a sua volta indagato per violazioni disciplinari e legali. Le autorità avrebbero collegato quel fascicolo a una grave falla nella sicurezza del settore atomico, senza rendere pubblici i dettagli operativi della violazione.
Da settimane, Zhang e Gu risultano di fatto scomparsi dalla scena pubblica. In una dichiarazione ufficiale, un portavoce diplomatico cinese ha ribadito la linea di copertura totale e tolleranza zero nella lotta alla corruzione. Analisti indipendenti osservano, tuttavia, che l’attuale campagna repressiva rappresenta il più vasto smantellamento dell’élite militare dai tempi di Mao Zedong, con almeno 5.000 arresti tra ufficiali e funzionari. L’epurazione di Zhang Youxia, considerato per anni uno degli amici personali di Xi Jinping, segnala che non esistono più zone franche almeno in apparenza. Nel marzo 2025 l’Office of the director of National intelligence (Odni), l’agenzia di coordinamento dell’intelligence statunitense, ha pubblicato un rapporto non classificato dal titolo Wealth and corrupt activities of the leadership of the chinese communist Party, destinato a fare discutere analisti e diplomatici di tutto il mondo. Il documento rappresenta uno dei pochi tentativi ufficiali di fotografare, pur con limiti evidenti, il legame tra élite politica e accumulo di ricchezza nella leadership del Partito comunista cinese (Pcc).
Pur non entrando nel merito di accuse formali contro leader individuali, il report delinea un quadro in cui la «zona grigia», l’area tra influenza politica e vantaggi economici familiari, diventa un elemento centrale per comprendere il sistema di potere di Pechino. Secondo il rapporto, la mancanza di trasparenza istituzionale e di meccanismi di controllo indipendenti rende l’anticorruzione un concetto in larga parte interno e autoreferenziale, piuttosto che una pratica soggetta a verifiche esterne. Il report cita che parenti stretti di vertici cinesi avrebbero attivi patrimoniali che superano il miliardo di dollari in investimenti e proprietà immobiliari.
Pur non stabilendo un nesso causale diretto tra Xi Jinping e le ricchezze in questione, gli analisti dell’intelligence statunitense sottolineano che le posizioni di potere consentono un accesso privilegiato a informazioni e opportunità di mercato, ponendo potenziali rischi di conflitti di interesse. Un editoriale del Pla Daily ha, tuttavia, posto l’accento sulla dimensione politica del caso, accusando Zhang di aver gravemente minato l’autorità del presidente della Commissione militare centrale. Per diversi analisti, ciò suggerisce che il generale avesse accumulato un potere autonomo eccessivo rispetto allo stesso Xi Jinping, rendendo necessaria una riaffermazione pubblica della catena di comando. Secondo fonti informate sul briefing, l’indagine non si limita ai singoli episodi contestati ma ricostruisce l’intera architettura di potere costruita da Zhang nel corso degli anni. Una rete composta da ufficiali promossi, dirigenti industriali, funzionari politici e mediatori finanziari, legati da rapporti di fedeltà personale e interessi incrociati.
È questa struttura parallela, più ancora delle singole tangenti, a essere considerata incompatibile con l’attuale fase del controllo politico esercitato da Xi sull’esercito. In questa chiave, anche il solo sospetto di una fuga di informazioni nel settore nucleare rappresenta una linea di non ritorno. Per la leadership, la combinazione tra corruzione, autonomia decisionale e possibile esposizione di segreti di Stato equivale a una minaccia esistenziale al modello di comando centralizzato. L’epurazione assume così un carattere preventivo oltre che punitivo. Indipendentemente dalle ragioni immediate, la rimozione di Zhang viene letta come un segnale di forza. Decapitando l’alto comando, Xi intende riaffermare il controllo totale sulle forze armate mentre Pechino mantiene come obiettivo strategico la questione di Taiwan. Alcuni osservatori notano, però, che lo svuotamento dei ranghi più alti potrebbe ridurre, nel breve periodo, l’efficacia operativa dell’esercito e abbassare il rischio immediato di un’azione militare nello Stretto.
Dal 2023, l’epurazione ha colpito esercito, aeronautica, marina, forza missilistica e polizia armata, oltre ai principali comandi di teatro, incluso quello focalizzato su Taiwan. Secondo dati ufficiali, oltre cinquanta tra alti ufficiali e dirigenti della Difesa sono stati indagati o rimossi. La Commissione militare centrale, che nel 2022 contava sei membri in uniforme, oggi ne ha uno solo, Zhang Shengmin, funzionario politico e ispettore disciplinare. Un vuoto che, secondo diversi analisti, rischia di incidere sulla prontezza militare cinese nel breve e medio periodo, mentre la leadership privilegia il controllo politico assoluto rispetto all’efficienza operativa.
«Epurazioni superiori a quelle di Mao, così Xi prepara la rielezione»

Il generale di Corpo d'armata Giorgio (Ansa)
Giorgio Battisti, generale di Corpo d’armata, ha al suo attivo numerose missioni all’estero. In che misura lo scandalo sulla corruzione ai vertici mette in discussione l’affidabilità e la coesione dell’esercito cinese?
«Il problema della corruzione, fenomeno cronico in tutti gli apparati dello Stato, impedirebbe all’Esercito popolare di liberazione (Pla) di acquisire la prontezza, che Xi Jinping ha ordinato di raggiungere entro il 2027, in preparazione del piano di Contingenza Taiwan e che potrebbe dissuaderlo dal rischiare una operazione nei prossimi anni per mancanza di fiducia nei propri comandanti. Dal ventesimo Congresso nazionale del partito, tenutosi nell’ottobre 2022, più di 20 alti ufficiali provenienti da tutte e quattro le forze armate (esercito, Marina, aeronautica e forze missilistiche) sono scomparsi dalla scena pubblica o rimossi dai loro incarichi. Le epurazioni risulterebbero far parte di una vasta ristrutturazione della leadership del Pla e rifletterebbero lo scetticismo di Xi Jinping in merito alla lealtà politica dell’élite militare».
Quanto è diffusa la corruzione nei vertici dell’esercito cinese?
«La corruzione, secondo l’ultimo rapporto del Director of national intelligence statunitense, sarebbe fortemente radicata in tutti i settori del Pla e dell’industria della Difesa, anche dopo che Xi Jinping ha avviato la campagna anticorruzione a partire dalla sua nomina a segretario generale del comitato centrale del Partito comunista cinese il 15 novembre 2012. Un recente provvedimento del partito ha disposto la rimozione di nove generali (la maggior parte dei quali a tre stelle), sospettati di gravi reati finanziari, che facevano parte del comitato centrale del partito, in quella che è stata una delle più grandi operazioni di “risanamento” delle forze armate negli ultimi decenni».
Il controllo politico di Xi Jinping sull’esercito è davvero totale?
«Le continue destituzioni di personaggi di altro rango, che hanno interessato anche due ministri della Difesa e soprattutto i vertici delle forze missilistiche, lasciano presupporre un tentativo da parte di Xi di riprendere il pieno controllo della Difesa, caratterizzata da contrasti tra fazioni oltre che da una diffusa corruzione, per affermare il proprio ruolo guida di autocrate anziano nella riorganizzazione delle élite e ristrutturazione del potere. Il recente arresto dei due più alti ufficiali del vertice militare, quali il vice presidente della commissione militare centrale, generale Zhang Youxia, e il capo dello Stato maggiore congiunto, generale Liu Zhenli, con l’accusa di spionaggio a favore degli Usa (altre fonti parlano di un tentativo di colpo di Stato) potrebbe rientrare nella volontà di Xi di installare persone ritenute più fedeli, con l’obiettivo di “riaccentrare” l’autorità militare che era stata gradualmente diffusa o condivisa, in vista della sua probabile rielezione nel 2027 in occasione del ventunesimo Congresso nazionale del partito. Si tratta della purga più radicale nella storia del Partito comunista cinese e appare come una manifestazione diretta del collasso strutturale all’interno del sistema militare cinese. La portata e l’intensità del provvedimento superano di gran lunga quelle di Mao Zedong».
Queste purghe rafforzano o indeboliscono l’Esercito popolare di liberazione?
«Le purghe costituiscono una battuta d’arresto per Xi, che ha investito un ingente budget nello sviluppo di nuovi equipaggiamenti come parte degli sforzi di ammodernamento per avere forze armate “di classe mondiale” entro il 2050, con il bilancio della Difesa aumentato a un ritmo più veloce dell’economia: la spesa nel 2024 è cresciuta del 7% per raggiungere i 314 miliardi di dollari, secondo bilancio mondiale dopo quello Usa. Analisti ritengono che il periodico “giro di vite” all’interno del Pla potrebbe dissuadere Xi dal rischiare confronti peer to peer (capacità uguali o equivalenti) con altre forze armate nei prossimi 5-10 anni per mancanza di fiducia nei comandanti».
Le promozioni militari sono state sistematicamente comprate?
«Il fenomeno corruttivo riguarderebbe non solo promozioni a pagamento, ma anche la supervisione di programmi di ricerca, acquisizione e sviluppo di nuovi equipaggiamenti e di progetti relativi alla modernizzazione di silos missilistici terrestri nucleari e convenzionali».
Quanto pesa il fattore lealtà personale rispetto alla competenza militare?
«È plausibile che tali provvedimenti porteranno a nomine basate sulla fedeltà, piuttosto che sulla professionalità, e potrebbero compromettere l’operatività del Pla, generando insicurezza e dissapori tra gli ufficiali. Secondo il Report to Congress of the U.S.-China economic and security review commission del novembre 2025, le epurazioni e le indagini sulla corruzione, che prendono di mira gli alti vertici militari, possono ostacolare gli sforzi di modernizzazione, creare instabilità all’interno delle strutture di comando e minare il morale delle truppe; fattori che potrebbero condizionare nel breve termine la prontezza al combattimento del Pla. Alcuni analisti, tuttavia, ritengono che Xi consideri l’instabilità causata dall’insediamento di comandanti più “affidabili” come un compromesso necessario per garantire il rispetto della sua agenda politica, dare l’esempio e assicurare che l’esercito popolare di liberazione proceda nella modernizzazione secondo la direzione da lui indicata».
Ma il Dragone è avanti nella guerra in orbita
Se le difficoltà operative dell’Esercito popolare di liberazione appaiono sempre più evidenti sul piano terrestre, anche alla luce dei ripetuti scandali di corruzione che hanno colpito i vertici militari, Pechino sembra aver deciso di spostare il baricentro della competizione strategica oltre l’atmosfera.
Lo Spazio viene, ormai, percepito come il nuovo dominio decisivo, anche sul piano militare, e proprio in questo ambito la ricerca cinese rivendica un progresso tecnologico che, se confermato, potrebbe avere implicazioni rilevanti sugli equilibri di potere globali. Un gruppo di scienziati sostiene, infatti, di aver superato uno degli ostacoli che per decenni ha frenato lo sviluppo delle armi spaziali a fasci di particelle. Questi sistemi, basati sull’emissione di flussi di atomi o particelle subatomiche accelerate a velocità estreme, sono da tempo considerati una delle frontiere più avanzate della guerra orbitale. In linea teorica, un fascio di questo tipo potrebbe neutralizzare o danneggiare satelliti e missili avversari sfruttando un’elevata concentrazione di energia cinetica e termica, colpendo obiettivi sensibili senza ricorrere a testate convenzionali.
Il problema principale è sempre stato conciliare potenza e precisione. Per funzionare, queste armi necessitano di enormi quantità di energia e, allo stesso tempo, di una sincronizzazione estremamente accurata all’interno degli acceleratori installati a bordo dei satelliti. In passato, i sistemi in grado di generare potenze elevate risultavano troppo imprecisi, mentre le tecnologie più raffinate dal punto di vista del controllo non riuscivano a sostenere carichi energetici sufficienti per un impiego operativo credibile.
Secondo quanto riferito dai ricercatori, un team guidato dall’ingegnere senior Su Zhenhua, attivo presso Dfh Satellite Co. - il principale costruttore di satelliti della Cina - avrebbe sviluppato un prototipo di sistema di alimentazione spaziale capace di superare questa contraddizione. Nei test condotti a terra, l’apparato avrebbe generato 2,6 megawatt di potenza pulsata mantenendo una sincronizzazione entro 0,63 microsecondi, un valore nettamente superiore agli standard oggi disponibili. La maggior parte degli alimentatori pulsati attualmente in uso non supera, infatti, il megawatt e presenta margini di errore molto più ampi, legati all’efficienza di conversione e alla gestione delle correnti ad alta intensità.
Le possibili applicazioni non si limiterebbero all’ambito militare. La stessa tecnologia potrebbe essere impiegata in sistemi lidar e laser per le comunicazioni, in propulsori ionici di nuova generazione per migliorare la manovrabilità satellitare o nel telerilevamento a microonde per l’osservazione terrestre ad alta risoluzione.
Tuttavia è sul piano strategico che l’impatto potenziale appare più sensibile. L’espansione delle costellazioni statunitensi come Starlink e Starshield (un’unità aziendale di SpaceX che crea satelliti in orbita terrestre bassa appositamente progettati per fornire nuove capacità spaziali militari ai governi degli Stati Uniti e dei paesi alleati., ndr), basate su reti di piccoli satelliti resilienti e a duplice uso, sta rendendo meno efficaci le tradizionali difese spaziali fondate sugli intercettori missilistici. Laser e fasci di particelle offrirebbero, invece, la possibilità di colpire più obiettivi alla velocità della luce, riducendo tempi di reazione e costi operativi.
Restano, però, due incognite decisive: la reale capacità di queste armi di superare le schermature dei satelliti di ultima generazione e il peso della corruzione sistemica, che continua a rappresentare un fattore di rischio anche per i programmi tecnologicamente più avanzati dell’apparato militare cinese.






