Indiscrezioni dell’agenzia Axios, da «due fonti informate sui colloqui», dicono che nel suo viaggio a Mosca il direttore della Cia, John Ratcliffe, avrebbe proposto ai russi un vertice trilaterale fra i presidenti americano Donald Trump, russo Vladimir Putin e ucraino Volodymyr Zelensky, per trattare la fine della guerra.
A conferma che, forse, una soluzione del conflitto potrebbe dipendere dal rapporto Mosca-Washington, con buona pace di un’Unione Europea che spende enormi cifre per l’Ucraina.
Per il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov un trilaterale «può avvenire solo per formalizzare accordi già presi, al momento non ci sono le condizioni». Zelensky s’è limitato a dire che «ci prepariamo a nuovi contatti con gli inviati di Trump». Ratcliffe ha incontrato il capo dei servizi segreti esteri russi Svr, Sergej Nariskin, e il direttore del controspionaggio interno Fsb (l’ex-Kgb), Aleksandr Bortnikov, chiedendo loro di convincere Putin al trilaterale.
Il capo della Central Intelligence Agency avrebbe considerato soprattutto Bortnikov un «interlocutore costruttivo» per influire sul presidente russo «prima che la situazione militare peggiori». Frase che indicherebbe anche la tensione Russia-Nato.
La tensione nucleare tra Mosca e Washington
Dopo le voci su un possibile uso di armi nucleari tattiche da parte russa in Ucraina, ancora ieri evocato da un deputato del partito russo Rodina, Aleksei Zuravlev, nell’imminenza del vertice fra Putin e il presidente cinese Xi Jinping oggi a Bishkek, in Kirghizistan, a margine della conferenza Sco, il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha rassicurato sul fatto che «non permetteremo ai russi di usare atomiche».
L’inviato speciale russo Andrej Belousov ha però rovesciato sugli americani l’accusa di preparare la guerra atomica, dichiarando a Russia Today: «Le pressioni di Washington per discutere del disarmo o della trasparenza sull’arsenale nucleare non strategico russo servono a distogliere l’attenzione dai piani missilistici americani in Europa».
Riferimento al probabile schieramento in Paesi Nato dei lanciamissili Dark Eagle e Typhon, dopo che gli Stati Uniti hanno fatto decadere fin dal 2019 il trattato Inf che vietava le atomiche a medio raggio e dopo che nel febbraio 2026 è spirato il trattato New Start che limitava le testate strategiche. Usa e Russia badano ai loro equilibri di potenza, di cui il conflitto ucraino è solo uno degli aspetti.
L’apertura al dialogo di Gallagher
Se cresce la tensione, non è il momento di isolare l’altra parte. Ne è convinto l’inviato di papa Leone XIV, mons. Paul Gallagher, che ha riferito i risultati della sua missione a Mosca: «Gli incontri che abbiamo avuto a Mosca servono a rafforzare l’iniziativa della Santa Sede di mantenere aperta la via del dialogo, siamo convinti che questa sia la strada da seguire e che isolare le persone, i Paesi, francamente non aiuti».
Il «ministro degli Esteri» del Vaticano ha aggiunto, con velata critica alle diplomazie europee: «Venendo qui a Mosca e facendo quello che altri in questo momento non fanno, invitiamo a riflettere se le strategie attuate finora stiano portando dei risultati per risolvere questa tragedia».
Gallagher ha precisato che ovviamente non spettano al Vaticano trattative militari o territoriali, ma che per la Santa Sede è cruciale tenere aperti canali di dialogo.
Gli attacchi e la guerra dei porti
Ucraina e Russia proseguono i reciproci attacchi e Mosca prepara un’escalation contro gli impianti energetici avversari, il che preannuncia un gelido inverno. È la risposta alla campagna dei droni ucraini contro le raffinerie di petrolio russe.
Ancora ieri, se anche i russi hanno abbattuto 42 droni ucraini sulla regione di Leningrado, uno ha raggiunto la raffineria Kirishi Petroleum Organic Synthesis. Altri ordigni ucraini hanno colpito la base aerea di Yeysk, zona di Krasnodar, una base di droni russi Shahed nella zona di Rostov e una miniera nel Lugansk annesso alla Russia.
Perciò, il ministero della Difesa russo ha preannunciato raid sulle infrastrutture energetiche ucraine: «In conformità con le direttive ricevute, le Forze armate della Federazione Russa hanno avviato i preparativi per sferrare attacchi massicci contro gli impianti energetici dell’Ucraina in risposta ai continui attacchi del regime di Kiev contro le infrastrutture civili e il settore energetico della Russia».
Dente per dente, mentre l’ondata russa di ieri ha totalizzato 130 droni e 2 missili balistici Iskander su vari obbiettivi, fra cui quartieri di Kiev e un magazzino logistico a Pirogovo.
Efficace, come ha rilevato il quotidiano britannico Telegraph, è l’interdizione del traffico navale commerciale nei porti ucraini di Odessa e Chornomorsk, dopo che da metà luglio i russi hanno intensificato il lancio di missili da crociera antinave S8000 Banderol che colpiscono i cargo, spingendoli a disertare gli approdi ucraini.
Se dal 2022 le navi civili colpite nel Mar Nero assommano a 200, nell’ultimo mese il ritmo sta aumentando. Dal 20 luglio al 20 agosto, il transito quotidiano a Odessa è crollato da 7-8 navi a una sola. E ciò a causa dei missili Banderol, con gittata di 480 km e testata da 114 kg.
Fanno 700 km/h, assai più veloci di un drone, e vengono sparati da droni Orion o da elicotteri Mil Mi-28 che decollano dalle basi di Kirovske e Simferopoli, in Crimea. Per il presidente dell’Associazione dei porti ucraini, Dmytro Barinov, molte navi ora «rifiutano di entrare nei porti ucraini».
E mentre la guerra dei porti rischia di costare all’Ucraina l’1,5% del Pil entro fine anno, sul terreno i soldati russi guadagnano ancora terreno conquistando Velykyi Prykil e Sadky nella regione di Sumy.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >