I nordisti riesumano la vecchia Lega. Caustici i salviniani: «Versino 49 milioni»
Il ministro delle Infrastrutture e Trasporti Matteo Salvini (Ansa)

Nodi che inevitabilmente arrivano al pettine. Troppo visibili le tensioni delle ultime settimane all’interno della Lega per sperare che si sopissero come sempre. L’ultima batosta ieri, quando nasce il Comitato per il Congresso federale, con l’obiettivo di costringere il commissario, Igor Iezzi, fedelissimo di Matteo Salvini, a convocare il Congresso della Lega Nord per l’Indipendenza della Padania, un’assemblea che da nove anni non viene convocata, dalla nascita della Lega per Salvini premier.

Diventa sempre più ampia la schiera dei dissidenti nordisti, ma tra gli organizzatori del Comitato non ci sarebbero i big. Attilio Fontana, il governatore della Lombardia, tra i più attivi nel chiedere che il partito ritorni alla politica del territorio, ha presto precisato che l’iniziativa «non c’entra assolutamente niente con il discorso che stiamo portando avanti noi con Salvini», confermando poi che l’incontro con il segretario ci sarà, ma «dobbiamo fare combaciare le agende».

Gli organizzatori del Comitato hanno subito chiarito che non si tratta di ideologia, né di nostalgia: l’intenzione è quella di avere un partito, già pronto per essere presentato alle prossime politiche con il simbolo di un tempo e ricostruire una linea che abbandoni «il sovranismo fallimentare». A parlare è Gianluca Pini, ex parlamentare leghista, che da tre giorni sta raccogliendo le firme per costringere il commissario della Lega Nord Iezzi a convocare le assise del Carroccio: «Siamo a oltre 200 firme in pochi giorni, e ora che la notizia è deflagrata non potranno che aumentare rapidamente».

E poi conferma le parole di Fontana: «È un’operazione dei militanti, non ci sono big in mezzo, non sono stati contattati né informati. Sono i militanti della Lega che non riescono a fare attività politica perché bloccati da Salvini e dal suo commissario Iezzi». La Lega per Salvini premier risponde con una nota firmata da «fonti» che esprimono la «sorpresa, nella Lega e nell’entourage del segretario Salvini, per chi oggi chiede un congresso per il ritorno alla Lega Nord. Coloro che hanno rischiato di uccidere la Lega ora si rifanno vivi in cerca di una poltrona». Secondo i leghisti «il Nord chiede soluzioni, risposte e concretezza, che il governo sta dando anche grazie alla spinta della Lega e dei suoi cinque ministri lombardi. C’è una Lega che lavora, con oltre 500 sindaci, governatori, migliaia di amministratori locali in tutta Italia, decine di migliaia di iscritti, eletti e militanti. C’è una Lega che lavora per organizzare una due giorni a Roma i giorni 8-9 settembre su temi economici in vista della manovra e per una Pontida con numeri da record. E poi c’è chi passa il tempo tra polemiche e ricorsi, pensando più al proprio interesse che a quello del territorio». Poi l’attacco diretto a Pini: «Chi ha patteggiato per corruzione è disposto anche a farsi interamente carico dei 49 milioni di debiti che la Lega per Salvini premier ha trovato in eredità e che sta tuttora pagando?». Il riferimento è alla somma di quei rimborsi elettorali percepiti dalla vecchia Lega Nord sulla base di rendiconti ritenuti falsi per gli anni 2008-2010, per cui è stata pattuita una controversa restituzione di 600.000 euro l’anno.

Non è chiaro da dove arrivi la spinta di questo Comitato, se abbia una regia o meno, ma certo è che si tratta dell’ennesima tegola che cade in testa al vicepremier che dopo aver portato la Lega al 30% dei consensi, oggi soffre il grave crollo dovuto ultimamente anche al fallimento dell’operazione Vannacci. Avrebbe dovuto portare voti e invece li sta dragando.

Insomma, il dossier Lega esiste e va affrontato, ma manca il tavolo su cui spacchettarlo per poterne discutere arrivando a una sintesi. E sono in molti a credere che sia necessario trovare la quadra entro il 20 settembre, quando a Pontida si terrà lo storico raduno della Lega. Il primo senza Umberto Bossi.

Non sono pochi i pretendenti alla guida di una possibile nuova stagione del partito: dopo Fontana si parla di Massimiliano Romeo, capogruppo al Senato. Tra i papabili anche Luca Zaia, fortissimo dei tanti anni da governatore in Veneto. Tra gli altri, Massimiliano Fedriga e Riccardo Molinari. E mentre le fazioni, o correnti, si cominciano a delineare, resta l’incognita di Giancarlo Giorgetti, che fin qui non si è mai esposto ma che preserva grande parte della credibilità che detiene il partito, forte anche del lavoro svolto fin qui al Mef. Giorgetti, ma anche il ministro per gli Affari regionali e le autonomie, Roberto Calderoli, che insieme al responsabile dell’Economia è impegnato a svolgere il ruolo di mediatore. Tra i fedelissimi di Salvini ci sono le europarlamentari Silvia Sardone e Susanna Ceccardi, il governatore del Veneto Alberto Stefani, il deputato Andrea Crippa, oltre, naturalmente, ad Alessandro Morelli, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, in questi giorni a Ceuta per testimoniare, «da libero cittadino», quello che accade nell’exclave spagnola.

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