Matteo Salvini stringe la mano ad Attilio Fontana al Meeting di Rimini
Matteo Salvini e Attilio Fontana si stringono la mano al Meeting di Rimini

Due strette di mano nel giro di poche ore. Una vera, quella con Attilio Fontana. L’altra soltanto politica, e più sorprendente, con Elly Schlein. Matteo Salvini arriva al Meeting di Rimini mentre nella Lega da giorni infuria la resa dei conti.

Con il governatore lombardo tenta di ricucire lo strappo con il Nord. Con la segretaria del Pd riconosce invece un’insolita convergenza sugli extraprofitti. E, quasi a completare la giornata ecumenica in casa ciellina, chiude la porta al generale Roberto Vannacci e al suo Futuro nazionale.

Salvini incrocia («casualmente» assicurano i presenti) Fontana al padiglione del ministero delle Infrastrutture. Non era un vertice preparato. I due si salutano e si stringono la mano davanti alle telecamere. Ma dietro quella fotografia c’è un lavoro di ricucitura cominciato da giorni.

Dopo le bordate di metà agosto, quando il presidente della Lombardia aveva parlato di «malessere» e non aveva escluso un passo indietro del segretario, i nordisti avevano chiesto un confronto prima di Pontida. Massimiliano Romeo aveva sintetizzato senza troppi giri di parole: «La Lega così non va». La richiesta è una guida più collegiale, con maggiore peso per governatori, sindaci e territori e con Luca Zaia più coinvolto.

Salvini inizialmente aveva reagito con freddezza. Poi aveva accettato l’idea di un incontro con i governatori nell’ultima settimana di agosto, dopo il Meeting. Nel frattempo c’è stato anche il caffè con Maurizio Fugatti a Pinzolo. La stretta di mano con Fontana è quindi casuale nella forma, ma arriva dentro una transizione verso una pace nordista preparata da giorni. L’obiettivo è evitare che Pontida, il 20 settembre, diventi una resa dei conti pubblica.

A Rimini Salvini ribadisce comunque che non farà «mai un passo di lato» come segretario. Semmai prova a fare un passo verso chi lo ha contestato. Accetta il confronto, non mette sul tavolo la leadership. È una tregua, non ancora una pace.

Del resto, il Meeting aiuta. La kermesse di Comunione e Liberazione ha costruito negli anni una tradizione di dialogo trasversale, capace di mettere a confronto governo e opposizione, mondi lontani. Una specie di bicamerale estiva, senza voti né emendamenti, dove le distanze restano ma qualche convergenza può essere sperimentata. Gli stessi organizzatori rivendicano il Meeting come luogo nel quale «la politica riesce a dialogare». E per una giornata anche Salvini sembra adeguarsi allo spirito del luogo, in versione quasi ecumenica.

Succede soprattutto sugli extraprofitti. Elly Schlein chiede al governo di tassare quelli delle società energetiche per finanziare gli interventi contro il caro carburanti. È una strada che Salvini aveva già imboccato. L’11 agosto aveva proposto per la prossima manovra un contributo triennale del 5% a carico delle grandi banche e insiste sulla necessità di chiedere qualcosa in più a chi ha guadagnato molto.

Per questo, quando gli viene ricordata la proposta della segretaria dem, non la respinge. Anzi, si dice «contento» e allarga il campo a banche, assicurazioni, energetici e petroliferi. «Non sono per l’esproprio proletario», precisa, ma considera legittimo chiedere un contributo a chi può permetterselo. Sulle banche calcola che un prelievo del 5% possa garantire circa 2 miliardi l’anno e cita persino la Spagna di Pedro Sánchez, governo che definisce «lontanissimo da me».

Più che una conversione alla Schlein è il riconoscimento di una coincidenza. Salvini apprezza una proposta che assomiglia molto a quella che lui stesso sostiene. Ma la mossa contiene anche qualcosa di più. È un’apertura alle opposizioni su un terreno sul quale, in una futura legislatura ancora guidata dal centrodestra, potrebbero nascere convergenze parlamentari. Non un’alleanza, naturalmente, ma la disponibilità a cercare sponde anche nel centrosinistra quando il tema lo consente. Al Meeting, che del dialogo politico ha fatto quasi un metodo, il messaggio pesa ancora di più.

E c’è un paradosso. Sugli extraprofitti Salvini sembra meno distante dalla Schlein che da Antonio Tajani. Forza Italia continua infatti a respingere l’idea stessa di una tassa sugli extraprofitti. Il vicepremier azzurro sostiene che l’extraprofitto «non esiste in diritto» e preferisce un contributo concordato con le compagnie. La Lega vuole invece intestarsi una battaglia più sociale, utile anche a recuperare quel profilo popolare che una parte del Nord accusa Salvini di avere smarrito.

Se verso sinistra apre una finestra, alla sua destra il leader leghista chiude una porta. Il destinatario è Roberto Vannacci. «Se ti candidi contro, poi non puoi chiedere di entrare», dice parlando della futura composizione del centrodestra. Il riferimento è alla Calabria, dove Futuro nazionale ha scelto di correre contro la coalizione. Salvini prende inoltre le distanze dalle proposte del generale sull’aborto e sull’educazione militare. È favorevole ai centri di aiuto alla vita, spiega, ma non vuole «tornare indietro». E l’educazione dei figli la decidono «la mamma e il papà, non un generale».

Salvini prova a ricucire con Fontana senza cedere il comando, riconosce a Schlein una convergenza su una battaglia che considera già sua e marca una distanza netta da Vannacci. Il leader torna così al centro della scena, allargando il dialogo verso il Nord e, su alcuni dossier, persino verso l’opposizione, mentre delimita lo spazio alla propria destra. Ecumenico sì, ma fino a un certo punto. Pontida e la manovra diranno se le strette di mano di Rimini saranno state soltanto una fotografia o l’inizio di una nuova fase politica.

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