Matteo Salvini alla festa della Lega a Pinzolo
Matteo Salvini alla festa della Lega a Pinzolo (Ansa)

Mancava soltanto Maurizio Fugatti, il governatore del Trentino, nella piazza di Pinzolo per il comizio di Matteo Salvini per la tradizionale festa estiva del Carroccio. C’erano il popolo leghista e i vertici del partito in Trentino, mentre Fugatti, dopo 17 anni ha dato forfait «per motivi personali».

Giustificazione ribadita a più riprese dal segretario del partito locale, Diego Binelli, che venerdì aveva accompagnato il governatore a una colazione «cordiale e amichevole» con Salvini. Un’assenza comunque pesante, che alimenta il fronte anti Capitano dei governatori del Nord, quelli che nei giorni scorsi hanno messo in discussione la leadership.

Salvini sfida la fronda del Nord

Ma Salvini, arrivato in bicicletta, manda un chiaro messaggio alla storica fronda nordista, in particolare al governatore lombardo Attilio Fontana e al capogruppo al Senato Massimiliano Romeo: «Se qualcuno pensa che ci dobbiamo occupare solo di Milano e della Lombardia, assolutamente no, perché il problema è a Bruxelles». E aggiunge: «Divisioni nella Lega? Mi piacerebbe dire che, come in tutta Italia, avere qui centinaia di persone sedute è la migliore risposta a qualche giornalista distratto…».

Ai militanti della Val Rendena ribadisce: «Non abbiamo paura di niente e di nessuno, contiamo sulle nostre idee e sulla nostra forza. E Dio ci conservi a vita gli attuali vertici dei partiti di sinistra, perché siamo condannati a vincere per altri dieci anni». Poi chiama sul palco, prima di iniziare il suo intervento, i rappresentanti, fedeli, della Lega trentina. «Fate un applauso perché questa è la Lega del Trentino che per la prima volta amministra la Provincia di Trento, da sempre governata dalla sinistra. Un applauso forte perché dimostra cosa sia l’autonomia».

A chi dalla piazza gli fa una domanda sulle critiche dell’area «nordista» alla sua gestione, Salvini risponde: «Bisognerebbe chiedere a chi critica perché lo fa, non a me. Io sono disponibile a condividere le mie responsabilità con tutti e a rafforzare la squadra coinvolgendo governatori, sindaci e ministri: partendo da zero come Lega, oggi abbiamo 950 amministratori in tutta Italia contando solo sindaci e vicesindaci. Senza escludere nessuno. Gli unici che si autoescludono sono quelli che, invece di fare, disfano. Rispetto a 30 anni fa, quando il problema era a Roma, la differenza è che adesso si è spostato a Bruxelles dove passa l’80% delle leggi approvate: spesso si tratta di interventi assolutamente suicidi per imprese e lavoratori, che finiscono solo per avvantaggiare la Cina».

Sulla politica estera europea, Salvini ha dichiarato di non vedere l’ora «di tornare a dialogare con tutti i Paesi in conflitto, a guerra finita tra Russia e Ucraina ci sono possibilità, perché la Russia ha sbagliato e ha bombardato, ma dopo che Putin e Zelensky hanno firmato la pace dobbiamo tornare a parlare con la Russia e non consegnarla alla Cina». E ancora: «La guerra non verrà vinta sul campo, finirà attorno a un tavolo e noi dobbiamo fare il possibile per farla finire: mi auguro che a costruire la pace tra un anno non sia più Macron, ma Le Pen».

Il confronto con Vannacci resta aperto

Riflessioni anche su Vannacci: «Se ogni settimana attacca e vota contro il governo, se per un anno dici che al governo ci sono dei cretini… Decida lui se vuole mettersi all’opposizione con Schlein e Conte votando contro al governo di centrodestra, in questi mesi ha solo votato contro. Io sono curioso, aperto e democratico».

Nel comizio il ministro delle Infrastrutture ha poi affrontato i «cavalli di battaglia» leghisti, ma sul tema migranti è andato oltre: «Fontana e Romeo hanno parlato di robe normali. La differenza è che Vannacci propone quello che la Lega sta facendo. La differenza è fra chi propone e chi fa. Perché per bloccare i confini io sono andato a processo a Palermo e ho rischiato sei anni di galera e milioni di euro di risarcimento per quei poveri frustrati sulle barche. Quindi sulla sicurezza e sulla gestione dell’immigrazione e della legalità, prima di sentire consigli da qualcuno voglio che questo qualcuno dimostri alla prova dei fatti. Queste settimane sono decisive per l’approvazione del federalismo fiscale e dell’autonomia. Governiamo il Piemonte, la Lombardia, il Veneto, il Friuli, il Trentino e la Liguria. Tutto il Nord».

Sui dublinanti ha ribadito: «La Germania non ha diritto di mandarci indietro un solo immigrato regolare finché ci sono le navi delle Ong che scaricano migliaia di clandestini in Italia. Prima risolva il suo problema con le navi a cui concede la bandiera».

Dall’immigrazione al fisco, i cavalli di battaglia

Affrontando i nodi economici, Salvini ha spiegato che la «risposta della sinistra ai problemi degli italiani è la patrimoniale, la tassa sui ricchi. Piccolo problema: a sinistra intendono per ricchi anche quelli che hanno una casa di proprietà. Fino a quando c’è la Lega al governo non verrà mai approvata nessuna patrimoniale. Il settore che sta guadagnando di più è quello delle banche. Dico che chiedere indietro una piccola parte di utili per pensioni, lavoro e sicurezza sia giusto e lo proporremo, non è un ragionamento punitivo. Bisognerà avere coraggio, i soldi si vanno a chiedere dove ci sono, non a persone che hanno la casa di proprietà».

Da non perdere