beppe grillo m5s
Beppe Grillo (Ansa)

Mesi di lungo silenzio prima dell’esplosione. Torna a tuonare Beppe Grillo e lo fa contro il Movimento 5 stelle, la sua creatura che gli si è rivoltata contro. «Si sono montati la testa senza rendersene conto». Per il comico genovese il Movimento 5 stelle «ha perso la sua identità».

E «osservare la trasformazione antropologica dei suoi protagonisti serve a poco, è il solito film, il nuovo che diventa vecchio, i rivoluzionari che scoprono i palazzi e le intenzioni che lastricano la strada per l’inferno, con tanto di pedaggio». D’altronde è noto che se c’è una cosa che non sopporta il leader dei 5 stelle, Giuseppe Conte, sono proprio gli elettori dei 5 stelle, quelli che il Movimento lo hanno abbracciato quando era un’altra cosa. Grillo scrive che il Movimento «ha perso la sua identità e, soprattutto, quella diversità che lo aveva reso unico. Era nato per cambiare la politica, ma poi la politica ha cambiato il Movimento. Doveva ascoltare i cittadini e ha cominciato ad ascoltare i sondaggi. Doveva occuparsi del futuro e ha finito per occuparsi delle poltrone». Le proposte del Movimento sono «diventate slogan da pronunciare nei convegni e dimenticate dopo il buffet».

È risentito il tono di Grillo, lo si capisce tra le righe. Un deus ex machina che ha perso il controllo e che smette di essere il grande regista. Non è il primo in politica ad aver creato qualcosa, o qualcuno, per poi esser scaricato. È come la storia di Golem, il pupazzo di argilla della tradizione ebraica che diventa troppo grande per essere sottomesso dal padrone, il rabbino Loew che lo aveva creato e che si dimentica di spegnerlo durante lo shabbat, il giorno di riposo del sabato. Grillo è il rabbino, il suo Golem è il Movimento, diventato troppo grande e ingestibile.

La replica di Conte all’affondo del fondatore

La reazione di Conte non tarda ad arrivare: «Il Movimento ha perso identità? Con tutte le nostre battaglie che stiamo facendo, spesso contro tutti? Lui aveva detto che Mario Draghi è un grillino, fate un po’ voi». E nel dibattito interviene anche Luigi Di Maio, ex capo politico del Movimento, l’uomo che più di tutti si è trasformato. «Se i palazzi hanno cambiato il Movimento? Non mi esprimo su questo, chiedetelo ai palazzi!», commenta confermando la sua trasformazione in puro democristiano. «Queste dichiarazioni sono legate al fatto che c’è una sentenza che deve arrivare sul simbolo. Quindi è normale che una parte utilizzi i valori fondanti e fondamentali per rivendicare una parte o l’integrità di quel simbolo».

La polemica a distanza in effetti è solo un altro capitolo di un litigio iniziato da tempo. A marzo scorso il comico ha presentato un atto di citazione davanti al tribunale di Roma per rivendicare la titolarità del nome e del simbolo «Movimento 5 stelle». L’udienza dovrebbe tenersi a gennaio e la frase finale del testo del blog lascia intendere che potrebbe succedere qualcosa. «Ecco, il M5s era nato per affrontare tutte queste domande, poi ha cominciato a occuparsi di sé stesso. Ma le domande non sono scomparse, sono ancora fuori dai palazzi e aspettano qualcuno che provi a rispondere…».

Puntini di sospensione che alludono a nuovi progetti politici? Chi può dirlo. Dalla sua parte c’è sicuramente Danilo Toninelli, ex ministro dei Trasporti nel Conte I. «Conte e l’attuale gruppo dirigente hanno cancellato il limite dei due mandati, hanno archiviato la democrazia diretta, hanno eliminato il ruolo del garante e hanno rinunciato all’identità di un Movimento che nasceva per essere né di destra né di sinistra, costruendo i governi sui programmi e non sulle appartenenze ideologiche. Così hanno svuotato quel simbolo del suo significato. Credo sia giusto che il simbolo torni al suo legittimo proprietario e mi auguro che un tribunale lo certifichi definitivamente. Se Conte vuole portare avanti un progetto politico diverso è suo pieno diritto farlo, ma con un nome e un simbolo propri. Meglio seppellire con onore un simbolo glorioso che costringerlo a vivere nel disonore». Mentre la 5 stelle vicepresidente del Senato, Mariolina Castellone, dice di esserci «rimasta male». Perché «combattere per i diritti, tutelare le persone più fragili, immaginare un futuro a misura di giovane sono tutti i temi che sono sempre stati cruciali nel programma del Movimento 5 stelle che noi abbiamo continuato e continuiamo a difendere e per cui continuiamo a combattere nelle istituzioni».

Di Maio e la disputa sul simbolo del M5s

Ma che il M5s non sia più quello degli inizi lo si capisce anche dagli attriti che ci sono tra gli storici esponenti. Di Maio, ad esempio, ormai viaggia lontano anni luce tanto che, annunciate proprio ieri a Chi le nozze con l’ex modella Alessia D’Alessandro, ha detto che non inviterà né Conte Grillo, ma «solo gli amici». E poi c’è chi accusa il Movimento di essersi spostato a destra, lo stesso Conte ribadisce di non essere di sinistra, tanto che sempre ieri un ex parlamentare fuoriuscito, il deputato ligure ed ex sottosegretario di Stato al ministero delle Infrastrutture, Roberto Traversi, è entrato a far parte di Fratelli d’Italia. «Fdi ha dimostrato, in aula e nelle piazze, una coerenza che dovrebbe appartenere a tutti i partiti e movimenti politici», un’altra stoccatina a Conte.

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