Capilista bloccati e tre preferenze da esprimere tra candidati i cui nomi sono già inseriti nel listino, con alternanza di genere. È questo l’emendamento alla legge elettorale presentato da Fratelli d’Italia, Noi moderati e Udc, che dovrebbe accontentare anche Lega e Forza Italia, contrarissimi alle preferenze. Il motivo è estremamente semplice: per i partiti più piccoli, nei collegi plurinominali la percentuale di eletti con le preferenze sarebbe residuale e, quindi, scatterebbero sostanzialmente solo i capilista bloccati.
Per quelli più grandi, invece, la quota di eletti con le preferenze crescerebbe, fino a toccare, secondo una dettagliata analisi di Youtrend, circa la metà degli eletti totali se un partito arriva al 30%. Al di là della legge elettorale, si conferma decisivo il partito di Roberto Vannacci: stando ai sondaggi attuali, se Futuro nazionale non sarà alleato con il centrodestra, l’attuale maggioranza rischia di non raggiungere il fatidico 42%, soglia da raggiungere per far scattare il premio di maggioranza.
Torniamo alla nuova legge elettorale, ribattezzata Stabilicum: in base all’emendamento presentato da Fdi, Noi moderati e Udc, sulla scheda l’elettore troverà, accanto al simbolo di ciascun partito, una lista di sette candidati. Il primo è il «capolista bloccato»: diventerà parlamentare automaticamente, nel caso il partito raggiunga in quella circoscrizione il quorum necessario per eleggere almeno un suo candidato. Tra gli altri sei, l’elettore potrà sceglierne tre, tracciando un segno nel quadrato posto a fianco del nome e cognome del prescelto. In caso di più preferenze, queste devono riguardare candidati di sesso diverso, pena l’annullamento della seconda e terza preferenza nell’ordine di lista. Se si esprime la preferenza per un solo candidato, questo può essere dello stesso genere del capolista bloccato. La graduatoria dei candidati di ciascuna lista, escluso il capolista, è determinata dal numero di voti di preferenza validi ottenuti in ciascun collegio.
Nella parte bassa della scheda ci saranno, invece, scritti i nomi del listino circoscrizionale, quelli che vengono eletti nel caso scatti il premio di maggioranza, che consiste, a livello nazionale, in 70 seggi alla Camera e 35 al Senato. In questo caso, i nomi sono scritti in un rettangolo che fa riferimento alla intera coalizione. Affinché questi candidati risultino eletti, quindi, la coalizione di riferimento deve innanzitutto superare la soglia del 42%, e poi essere la più votata. Ma quanti, tra i candidati che si sfidano con le preferenze, possono sperare di essere effettivamente eletti? Lo spiega bene una analisi di Youtrend, basata su 3.000 simulazioni probabilistiche per ciascuna Camera, che mostra che con questo sistema l’impatto delle preferenze dipenderebbe dalla dimensione del partito. Per una lista che si attesta intorno al 10% dei voti, la quota di eletti con preferenze sarebbe marginale (circa il 5%). Ma già al 20%, percentuale alla portata di Fratelli d’Italia e del Partito democratico secondo i sondaggi attuali, la quota salirebbe al 33,7% alla Camera e al 27,0% al Senato.
Per un partito che raggiungesse il 30%, circa la metà dei parlamentari sarebbe eletta con le preferenze (54,7% alla Camera, 50,1% al Senato). E Vannacci? Sempre secondo le simulazioni di Youtrend, se Futuro nazionale si alleasse con il centrodestra, la coalizione vincerebbe il premio di maggioranza previsto dalla nuova legge elettorale: all’attuale coalizione di maggioranza andrebbero, quindi, 222 seggi alla Camera e 113 al Senato, ossia la maggioranza assoluta in entrambe le Camere. Con l’attuale legge elettorale, invece, la stessa alleanza, centrodestra con Vannacci, produrrebbe un risultato meno netto: 204 seggi alla Camera (leggermente sopra la maggioranza), ma senza maggioranza assoluta al Senato (98 seggi contro i 103 necessari). In altri termini, la coalizione attuale di governo vincerebbe con la nuova legge, ma si troverebbe in una posizione più fragile con le regole oggi in vigore.
Se, invece, Futuro nazionale si presentasse da solo, il centrodestra scenderebbe sotto la soglia del 42% necessaria per il premio di maggioranza previsto dalla nuova legge elettorale e le simulazioni mostrano come sarebbe, invece, il centrosinistra (a condizione che includa anche i centristi di Italia viva e +Europa) ad aggiudicarsi il premio di maggioranza, ottenendo 222 seggi alla Camera e 112 al Senato.
Per quel che riguarda i fuori sede, la maggioranza ha presentato un emendamento per consentire a chi vive, da almeno 9 mesi, in una circoscrizione diversa da quella nella quale è residente e dunque iscritto alle liste elettorali, di votare dove è domiciliato attraverso l’iscrizione a un albo apposito del Comune. Il voto vale ai fini della circoscrizione in cui lo esprime. La legge elettorale approda oggi in Aula alla Camera, e partono le votazioni sugli emendamenti.
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