Orfeo si dimette da «Repubblica» per andare alla corte di Del Vecchio
Mario Orfeo (Ansa)

Dopo il caso di Sigfrido Ranucci il giornalismo «rosso» ha perso appeal. Infatti, in largo Fochetti, la paura corre sulla chat. Il messaggio più o meno dice così: «Portano tutto a Milano, diventeremo una redazione romana: a questi del giornale non gliene importa nulla». Neppure una parola per Mario Orfeo, forse il direttore meno amato tra quelli che sono passati da Repubblica, che ha annunciato le dimissioni. Se ne andrà questo giornalista «creato» dal cugino, l’ingegner Vincenzo Maria Greco, che era il braccio destro di Cirino Pomicino.

Fu lui a fare assumere Orfeo nella redazione napoletana di Repubblica. Poi l’approdo al «centrale» del giornale di Scalfari, la cooptazione alla corte dei Caltagirone per dirigere Il Mattino e poi Il Messaggero. Da lì il passaggio in Rai dove ha diretto tutto: i tre tg fino alla direzione generale.

Perciò, data anche la stazza, lo chiamano «il dirigibile». Di lui non ci sono articoli memorabili, ma ottimi compromessi. Orfeo sbarca da Repubblica e si accomoda dal 9 settembre sulla poltrona di prima classe al servizio di chi ha i soldi. Diventa direttore editoriale del Qn (Giorno, Nazione, Resto del Carlino) di recente passato da Andrea Riffeser a Leonardo Maria Del Vecchio. All’assemblea dei redattori di largo Fochetti, ieri pomeriggio, ha spiegato perché se ne va. Ma i giornalisti più che per lui si sono molto preoccupati per il loro futuro. Si annunciano scioperi. Orfeo torna a una «causa» quasi democristiana: preparare una nuova testata di opinione per un pubblico «alto e moderato». Agnese Pini, che è la «direttora» del Qn, osserva perplessa. Sulle chat di Repubblica è partito il toto nomi per la successione; Stefano Cappellini, che è attuale vicedirettore pacato quanto prossimo al Pd, e un altro cavallo di ritorno, Emiliano Fittipaldi, ora al Domani di Carlo De Benedetti, ma già all’Espresso.

Sono preferenze di partito, ma assai incerte. Perché il gruppo greco che fa capo a Theo Kyriakou pensa ad altro e non alla politica: pare abbia fatto la corte a Enrico Mentana per aprire un canale televisivo. Si dice che questo sia dispiaciuto al «dirigibile», da qui la rottura. Con tutta probabilità il gruppo Antenna, che non ha mai incontrato il comitato di redazione di Repubblica e mai ha presentato un progetto editoriale dopo l’acquisto del quotidiano da parte di John Elkann, pensa a Repubblica come alla griffe dei suoi interessi multimediali in Italia e nulla più. Così dal cilindro potrebbe uscire una direttrice per fare immagine: Annalisa Cuzzocrea oppure Concita De Gregorio, che già ha diretto l’Unità, ora definitivamente chiusa. I giornalisti di sinistra, a quel che pare, sono passati di moda o mutano opinione. Così Lirio Abbate, penna rossa di Repubblica, va al Giornale di Tommaso Cerno, anche lui «convertito», visto che in passato era direttore de L’Espresso.

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