La direzione provinciale del Pd milanese ha deciso, lunedì scorso, di proporre le primarie di coalizione per individuare il candidato/a a sindaco di Milano. Non tutte le forze politiche però che compongono il campo del centrosinistra hanno la stessa opinione. Alcuni spingono perché sia attivato questo strumento, altri invece vorrebbero scansarlo.
Del resto a oggi non è dato sapere quanti saranno i contendenti. I giornali in queste settimane, non senza un velo di ironia, hanno parlato di album di figurine, tanti erano i pretendenti allo scranno più alto della città. Ironia a parte quello del cosiddetto campo largo non sarà un percorso semplice. Tra coloro che già hanno dichiarato la propria intenzione di candidarsi e quelli che ancora non lo hanno esplicitamente fatto è probabile che il quadro possa complicarsi ulteriormente e rendere difficile la scelta finale. Su tutto ciò pesano ovviamente anche le divisioni interne allo stesso Pd, il partito più forte della coalizione. Le cronache raccontano di tre posizioni in campo: la segretaria del Pd nazionale Elly Schlein tiferebbe per Pierfrancesco Majorino, il segretario milanese Alessandro Capelli appoggerebbe volentieri Mario Calabresi, mentre la segretaria regionale lombarda Silvia Roggiani nessuno dei due e sarebbe propensa a dare la sua preferenza alla rettrice del politecnico Donatella Sciuto o a Umberto Ambrosoli. Un bel rebus. I bookmakers della politica milanese danno come favoriti nella corsa Pierfrancesco Majorino e Mario Calabresi. Su Majorino si è già raccontato molto, sopratutto della sua abitudine di candidarsi ovunque e comunque, utilizzando questi passaggi come gradini da salire per la sua carriera politica. Già più di 10 anni fa si candidò alla primarie per il sindaco, contro Sala, per poi diventare assessore della sua giunta. Si dimise per candidarsi al Parlamento europeo nel 2019 e da lì si dimise per candidarsi a presidente della regione Lombardia nel 2023. Ora ritorna al punto di partenza in una specie di gioco dell’oca nel quale si cade sempre in piedi. Il competitor più accreditato è Mario Calabresi, che peraltro non ha ancora sciolto la riserva. Giornalista e scrittore, figlio del commissario di Polizia Luigi Calabresi, ucciso a Milano negli anni caldi del terrorismo in un agguato ad opera di esponenti di Lotta Continua, per il suo coinvolgimento nella morte di Luigi Pinelli. Questa circostanza, nonostante sia avvenuta oltre 50 anni fa, è tuttavia cosi radicata nelle coscienza della sinistra milanese che potrebbe renderlo inviso a parte dell’elettorato del campo largo. Ma in verità non è solo questo il principale problema che potrebbe avere nella ipotesi di una sua candidatura. Oggi Calabresi dirige Chora Media, una società che produce podcast, della quale è socio Guido Maria Brera. Costui è presidente di Be Water, e lo stesso Calabresi siede nel consiglio di amministrazione di Be Water, che controlla Chora Media e detiene anche la proprietà di Will Media , altra company di podcast e community di informazione. Nel consiglio di amministrazione, insieme a Calabresi, siede anche Claudia Lagorio, in rappresentanza di Tether (azionista al 30% di Be Water) e moglie di Paolo Ardoino, Ceo di Tether. Tether, il cui nome a molti non dice assolutamente nulla, è in realtà un colosso: tra i più importanti detentori del debito pubblico americano, investe in bitcoin, garantisce stablecoin, e ha molti altri investimenti in diversi settori dell’Ia e del sistema dati. Il ceo Ardoino è amico del presidente Trump e si dice che sia spesso ospite a Mar-a-Lago. Ha relazioni con Thiel, miliardario americano cofondatore di PayPal e fondatore della società di analisi dati Palantir Techologies, nonché uno dei massimi investitori della Silicon Valley. La sede di Tether si trova in Salvador e questo consente ad Ardoino di avere buone frequentazioni con il presidente salvadoregno Nayb Armando Bukele Ortez l’uomo più potente, amato e temuto del Salvador e punto di riferimento della destra latinoamericana. Fin qui nulla di particolarmente significativo negli intrecci sopra descritti, dato che gli affari sono affari. Però i detrattori di una candidatura a sindaco di Milano di Mario Calabresi rilevano possibili problematiche legate a questo insieme di cose, sia dal punto di vista della «contiguità politica» che di un possibile conflitto di interessi. In sostanza si immagina che per Tether Milano possa rappresentare un nodo strategico dell’energia e dello sviluppo dei data center in Italia, dati i suoi interessi nel settore, oltre quelli legati al mercato finanziario e immobiliare. Per circostanziare le preoccupazioni, in alcuni ambienti della sinistra milanese si porta l’esempio di quanto avvenuto a Lugano: nel capoluogo del Canton Ticino, Tether ha intrapreso un accordo per lo sviluppo dei pagamenti in bitcoin e tether (moneta stable gestita e garantita da Tether stessa) per cui è possibile pagare le attività e i servizi del Comune di Lugano, oltre che con tutta la rete commerciale convenzionata, con quella moneta. Inoltre Tether a Lugano sviluppa anche hub di innovazione, incubatori di start up e fintech, e anche il mercato immobiliare inizia a spostarsi sull’uso della nuova moneta. E mentre il bitcoin è collegato al dollaro, la stablecoin è collegata all’oro. Difficile dire oggi se tutto ciò possa portare a rilevare concretamente conflitti di interesse con la carica di sindaco di Milano. Quello che si può certamente dire è che i detrattori della candidatura Calabresi proveranno a introdurre questi elementi nel confronto/scontro che inevitabilmente le primarie solleciteranno.
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