Un altro attacco maleducato e al di fuori di ogni grammatica istituzionale, come ormai consuetudine per Donald Trump: il presidente americano torna a prendere di mira Giorgia Meloni, pubblicando sul social «Truth» un meme con il presidente del Consiglio che lo guarda e la didascalia «serve un ordine restrittivo». Non ci sarebbe nemmeno bisogno di commentare questa ennesima sparata di Trump, tanto è ormai nota a tutto il mondo la piega violenta che ha impresso al suo stile comunicativo.
Si dà il caso, però, che questa volta il fendente arrivi alla vigilia del vertice Nato di Ankara, che inizia oggi, dove Trump si troverà la Meloni di fronte, e la cui prima giornata di lavori è dedicata al Forum dell’industria della Difesa dell’Alleanza atlantica. A pensar male si fa peccato, e dunque il sospetto sorge spontaneo: vuoi vedere che Trump vuole mettere pressione alla Meloni sul tema delle spese per la difesa, argomento sensibilissimo per il tycoon, che accusa di continuo gli alleati europei di non investire abbastanza in questo settore? La Verità ha chiesto a una fonte a conoscenza della questione se questa sia un’ipotesi plausibile: «Ormai il personaggio è questo», dice il nostro interlocutore, «offende tutti, dalla Meloni a Starmer, da Merz a Macron senza lasciare da parte neanche il Santo Padre. La sensazione è che questi attacchi ai partner della Nato siano una strategia comunicativa anche di politica interna: Trump parla al suo elettorato, solletica gli americani che credono che gli Usa debbano investire meno denari per la protezione degli alleati. Va anche detto», aggiunge la nostra fonte, «che l’Europa deve cominciare a pensare a diventare autosufficiente dal punto di vista della difesa: gli Stati Uniti hanno problemi in altre parti del mondo e vogliono concentrarsi su quelli. Detto ciò, al di là di questi scontri tra leader, i rapporti dal punto di vista tecnico con le strutture militari Usa restano ottimi come sempre». Il Wall Street Journal ha rivelato addirittura che lo scorso gennaio, dopo le minacce di Trump alla Groenlandia, a Bruxelles si è svolta una riunione di emergenza del Consiglio europeo, con un argomento molto serio: come gestire un possibile distacco dagli Usa. Una «de americanizzazione» dell’Europa strutturale e non contingente.
Tutto cristallino, ma l’altra faccia della medaglia, ovvero che Trump voglia mettere pressione sugli alleati con atteggiamenti infantili può essere utile a convincerli a spendere i soldi destinati alla difesa negli States invece che in Europa, è confermata esplicitamente da Mark Rutte, segretario generale della Nato e cheerleader dell’inquilino della Casa Bianca: «Gli Usa», dice Rutte, «stanno incoraggiando con forza, e uso il termine incoraggiare anche se probabilmente è un termine un po’ debole, gli alleati a passare a una spesa per la difesa pari al 5% del Pil. L’aumento della spesa per la difesa è stato causato dalla Russia, dalla guerra in Ucraina, ma anche in parte è dovuto alla pressione degli Stati Uniti, il presidente americano aiuta molto in tal senso». Rutte, come riporta Radiocor, cita espressamente l’aumento della spesa militare in paesi «come Spagna, Italia, Belgio e Canada, che hanno raggiunto il 2%. In piccola parte, c’è stato il fattore Trump e lo lodo per questo». Rutte aggiunge che «in massa gli europei stanno intensificando gli sforzi, questo in paesi come la Germania e tanti altri, e naturalmente, se uno o due paesi devono ancora essere convinti, abbiamo i modi per farlo». Rutte fa il piazzista: «Domani (oggi, ndr)», annuncia il capo della Nato, «avremo la piattaforma per mostrare come stiamo collaborando con l’industria per fornire le capacità che una deterrenza credibile e la difesa richiedono. Annunceremo decine di miliardi di dollari in nuovi contratti che ci forniranno l’equipaggiamento cruciale di cui abbiamo bisogno per la deterrenza e la difesa». L’impegno preso dai paesi della Nato è aumentare al 5% del Pil la spesa militare nei prossimi anni. L’Italia si presenta ad Ankara con il 2,8% e un piano di investimenti in difesa e sicurezza fino al 2028 di poco meno di 18 miliardi di euro. Uno sforzo non da poco, considerando pure che non solo Trump guarda alle elezioni interne (quelle di midtern, a novembre, saranno decisive), ma anche la Meloni, che sa perfettamente che spendere miliardi per la difesa significa consegnare una arma propagandistica alle opposizioni. Tornando alla politica domestica Usa, un sondaggio interno della Nato rivelato da Politico riferisce che solo il 43% degli americani ha risposto affermativamente alla domanda se la Nato manterrebbe la promessa di aiutare il proprio Paese in caso di attacco: il punteggio più basso tra i 32 alleati membri dell’Alleanza, rispetto a una media del 57% a livello complessivo. Questa sfiducia nei confronti degli alleati può anche essere dovuta alla campagna di delegittimazione di Trump, ma i numeri sono numeri, e per il tycoon dunque cavalcare la narrazione degli alleati spilorci ed egoisti porta buoni frutti anche sul fronte interno.
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