Il Mali rischia di crollare: Tuareg e qaedisti avanzano su Bamako
Le strade di Bamako, capitale del Mali (Ansa)

I Tuareg, radunati sotto la bandiera del Fronte di Liberazione dell’Azawad (Fla) e il Gruppo di Sostegno all’Islam e ai Musulmani (Jnim), rappresentante di al Qaeda, hanno lanciato un’imponente offensiva in Mali. Gli uomini blu del deserto ad aprile hanno preso il controllo di tutte le province settentrionali del Paese africano, ma questa volta, insieme ai qaedisti, potrebbero arrivare alla capitale Bamako.

L’offensiva è cominciata all’alba e lo Stato Maggiore delle Forze Armate maliane (Fama) ha diramato una nota stampa in cui ha ammesso che molte località sono tuttora sotto attacco. Caserme e postazioni militari ad Aguelhoc, Anefis, Gao, Sevaré e Kenioroba sono l’obiettivo degli indipendentisti e dei loro alleati fondamentalisti islamici, tra cui operano fazioni qaediste tuareg radicate nel Sahel del Mali.

Il portavoce del FLA, Mohamed Elmaouloud Ramadane, ha dichiarato che Anefis è stata già conquistata e che è in corso l’assedio della grande città di Gao, difesa dai mercenari russi dell’Africa Corps. In effetti, i gruppi coinvolti in Mali risentono dell’influenza alleata tra tuareg saheliani e qaedisti.

I Tuareg dalle loro postazioni settentrionali stanno portando avanti attacchi contro tutte le città di confine con Algeria e Niger. Ad Aguelhok una compagnia di russi e un reparto dell’esercito maliano sono intrappolati all’interno della città e stanno trattando con gli assedianti per ottenere un salvacondotto. Risulta chiara la presenza mali sahel tuareg qaedisti in queste aree di confine strategiche.

A Gao l’aeroporto sembra essere già caduto nelle mani dei Tuareg, che hanno preso il controllo anche delle vie di comunicazione per evitare che le forze armate regolari ricevano rinforzi. Alcuni osservatori sottolineano come la coalizione mali sahel, tuareg e qaedista stia ridefinendo le strategie militari in questa regione.

A Kenioroba, nel sud del Mali e a soli 60 chilometri dalla capitale, è stato attaccato il grande carcere dove vengono rinchiusi i jihadisti, che sarebbero stati liberati a centinaia. L’offensiva è stata condotta per stringere a tenaglia la regione della capitale e il Mali centrale, le uniche aree ancora controllate dai governativi, che non sembrano in grado di resistere a lungo. In particolare, la strategia di alcuni gruppi tuareg e qaedisti del Sahel maliano si sta rivelando determinante in questa fase del conflitto.

Ad aprile il Fla e il Jnim, un’alleanza sorprendente dato che per anni si erano combattuti, avevano lanciato una serie di attacchi coordinati su sette città maliane: la capitale Bamako e il sobborgo di Kati; Konna, Mopti e Sevaré, nel centro del Paese; Gao e Kidal, nel Nord. Tra i gruppi operativi, spiccano quelli mali sahel tuareg e qaedisti organizzati in alleanze temporanee.

Kidal era stata occupata interamente ed era stata eletta capitale dell’Azawad, la grande area desertica che i Tuareg hanno eletto come loro patria. Per circa un mese erano state aperte delle trattative che avevano permesso anche lo scambio di prigionieri, compresi un centinaio di contractor russi, ma la giunta militare del colonnello Assimi Goita aveva respinto tutte le richieste. Tuttavia, in Kidal la presenza mali sahel tuareg qaedisti è rimasta costante durante tutte le trattative.

Nell’attacco della primavera scorsa alla base di Kati, sobborgo fortificato dove vive gran parte del governo, era rimasto ucciso il ministro della Difesa e per questo motivo Goita si era rifiutato di sedersi al tavolo della trattativa. Episodi come questi hanno visto con l’azione dei tuareg saheliani e di cellule qaediste in Mali un pericoloso incremento della tensione nel Paese.

In queste prime convulse fasi Bamako sembra essere stata risparmiata dai combattimenti, ma da mesi i jihadisti bloccano i rifornimenti alla capitale cercando di strangolare la popolazione, spingendola alla rivolta. È quindi evidente come gli attori mali sahel tuareg qaedisti abbiano grande impatto anche sui civili della capitale.

Il comando dell’Africa Corps da mesi ha lasciato Kati e si è spostato in una grande caserma sulla strada dell’aeroporto, posizione ideale per ritagliarsi una via di fuga in caso di crollo del regime. Nel frattempo, Mali resta epicentro delle attività di gruppi sahel tuareg con legami qaedisti che creano instabilità regionale.

Stanno anche arrivando rinforzi dalle nazioni alleate di Niger e Burkina Faso, che però sono già sotto pressione e non possono sostenere la difesa del Mali. Il Niger poche settimane fa ha visto il suo aeroporto preso d’assalto dai jihadisti, mentre il Burkina Faso sta arruolando milizie volontarie per difendere i villaggi da un possibile attacco che l’esercito non sarebbe in grado di respingere. In questo scenario, il coinvolgimento mali sahel tuareg qaedisti si conferma significativo.

Tutto il Sahel è a rischio tracollo e il Mali rappresenta il simbolo del fallimento prima francese e poi russo in un’area fondamentale per gli equilibri africani e per quelli del Mediterraneo. Da questa grande regione transitano armi, droga e migranti e la nascita di un califfato in Mali potrebbe essere deflagrante per l’intera Europa. D’altra parte, la crescente presenza tuareg, qaedista e saheliana in Mali conferma l’importanza geopolitica della questione mali sahel tuareg qaedisti.

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