Resta molto lontana un’intesa sulle regole di transito nello Stretto di Hormuz. A frenare il negoziato sarebbero tre questioni fondamentali, secondo il giornale kuwaitiano Al-Jarida, che cita il ministero degli Esteri iraniano.
I nodi del negoziato nello Stretto di Hormuz
Il primo ostacolo riguarda la sequenza degli impegni. Washington vorrebbe che Teheran annunciasse anzitutto il ripristino della circolazione marittima, subordinando a tale passo sia la rimozione dell’assedio navale sia la liberazione di una quota delle risorse iraniane immobilizzate all’estero.
Un’altra divergenza concerne le misure punitive americane, delle quali l’Iran pretende la cancellazione. Rimane infine aperta la questione della tregua: il governo iraniano punta a renderla definitiva, mentre gli Usa sarebbero orientati a estendere temporaneamente l’accordo in vigore, destinato a terminare nei prossimi giorni.
La mediazione diplomatica del Pakistan
Nel tentativo di favorire una soluzione diplomatica è intervenuto il Pakistan. Il vice primo ministro e responsabile degli Esteri Ishaq Dar ha indicato nel documento elaborato da Islamabad il solo percorso praticabile per risolvere le controversie dell’area.
Incontrando l’incaricata d’affari americana Natalie Baker, Dar ha richiamato la necessità del confronto politico per arrivare a una stabilità duratura. La riunione ha riguardato anche i rapporti bilaterali e l’evoluzione della crisi.
Attacchi navali e reazioni internazionali
Il quadro è stato aggravato dall’assalto contro due imbarcazioni della compagnia petrolifera emiratina Adnoc, colpite durante il passaggio attraverso Hormuz. L’azienda ha comunicato che nessun componente degli equipaggi è rimasto ferito. Abu Dhabi ha attribuito l’azione all’Iran.
Il Cairo ha censurato l’episodio, considerato una minaccia ai traffici marittimi e alla libertà di navigazione. Una condanna è stata espressa anche dal segretario generale del Consiglio di cooperazione del Golfo, Jasem Mohamed Albudaiwi. Il rappresentante del Gcc ha parlato di una grave escalation e di una violazione delle norme internazionali, denunciando il ripetersi di azioni contro navi, strutture e proprietà.
La nuova strategia USA: «Economic Fury»
Intanto gli Stati Uniti, che non sono riusciti a piegare militarmente l’Iran dopo sei mesi, preparano una nuova offensiva finanziaria. Il segretario al Tesoro, Scott Bessent, ha anticipato a Newsmax provvedimenti senza precedenti, attesi per la prossima settimana, per isolare economicamente il Paese. La strategia affiancherebbe nuove restrizioni al blocco dei porti iraniani.
Bessent ha ricordato che, su mandato presidenziale, il Tesoro ha già colpito disponibilità bancarie, patrimoni internazionali e strumenti digitali riconducibili a Teheran, ostacolando i trasferimenti destinati alle istituzioni e ai vertici del Paese.
Dopo la campagna militare «Epic Fury», l’amministrazione sarebbe entrata nella fase denominata «Economic Fury». L’obiettivo è impedire l’ingresso e l’uscita di merci dai porti iraniani attraverso una pressione economica eccezionale, accompagnata dal blocco navale.
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