Se si dà uno sguardo alla cartina del Mozambico, Cabo Delgado è la provincia più a Nord dell’ex colonia portoghese. Si affaccia sull’Oceano Indiano, di fronte alle isole Comore e alle coste del Madagascar.
È un classico luogo da cartolina tropicale: palme, splendide spiagge di sabbia bianca e acqua cristallina. E, come sovente accade nel continente africano, sotto la superficie si nascondono risorse che fanno gola alle grandi compagnie internazionali.
Nel 2010, al largo della costa di Cabo Delgado, è stato scoperto un giacimento di gas di circa 2.400 miliardi di metri cubi. A bussare alla porta di Maputo si sono subito presentate le multinazionali dell’energia, a partire dalla francese TotalEnergies. In quell’area, più precisamente nella penisola di Afungi, nel 2019 la multinazionale francese aveva cominciato le operazioni per la realizzazione del progetto di estrazione e liquefazione di gas fossile, denominato «Mozambique Lng».
L’intervento era stato sospeso nel 2021 a causa del conflitto in corso nella regione e riattivato lo scorso novembre. Val la pena ricordare che negli ultimi otto anni l’insurrezione armata e la risposta dell’esercito mozambicano hanno causato più di un milione di sfollati e circa 4.000 vittime civili nel Nord del Paese africano. Il ritorno della compagnia francese, dopo la parentesi dovuta all’insurrezione jihadista è stato accompagnato dalle consuete promesse: in teoria sia nelle parole del presidente mozambicano Daniel Chapo che dell’amministratore delegato di TotalEnergies Patrick Pouyanné, la ripresa del progetto Mozambique Lng rappresenterebbe una svolta per la popolazione locale.
Secondo Pouyanné «Mozambique Lng, un investimento da 20 miliardi di dollari, sarà il più importante del Paese, una pietra miliare che posizionerà il Mozambico come uno dei principali esportatori di gas e porterà benefici economici alla popolazione mozambicana». La costruzione e il funzionamento dell’impianto genereranno circa 10.000 posti di lavoro diretti, di cui l’80% destinato a cittadini mozambicani e quasi la metà a persone originarie di Cabo Delgado.
Cabo Delgado, il gas e le promesse di TotalEnergies
Dietro queste promesse congiunte, però, si nascondono lunghe e preoccupanti ombre. Due mesi or sono l’organizzazione di giornalisti indipendenti «Forbidden stories» è entrata in possesso di un rapporto non ancora pubblico delle Nazioni Unite in cui si documentano violazioni dei diritti umani e abusi e ricatti sessuali da parte delle forze militari mozambicane e dei dipendenti di TotalEnergies presenti a Cabo Delgado. Già due anni fa un’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di salute sessuale e riproduttiva aveva raccolto testimonianze che descrivevano la situazione: i soldati mozambicani sarebbero responsabili di stupri, sesso a pagamento, estorsioni e abusi, anche violenze su minori.
Vengono riportate anche le modalità dei ricatti sessuali verso le donne che venivano indotte o costrette ad avere rapporti sessuali in cambio di un impiego, da parte di uomini legati al progetto Mozambique Lng. «Dicono alle donne e alle ragazze che se andranno a letto con loro avranno un lavoro. Le ragazze accettano, ma a volte le promesse di impiego non vengono mantenute», hanno raccontato fonti locali all’agenzia dell’Onu. Queste testimonianze raccolte in un rapporto inedito che documenta violenze e soprusi, intitolato «Voices of Mozambique» sono state raccolte nei distretti di Mueda, Nangade, Muidumbe, Palma, Mocímboa da Praia, Macomia e Mecufi.
Ricatti sessuali e abusi: le accuse contro il progetto
Come accennato, TotalEnergies ha ripreso le proprie attività a Cabo Delgado alla fine del 2025 dopo un’interruzione di quattro anni. Ma non è stata con le mani in mano: fino a ottobre 2023 ha supportato materialmente e finanziariamente le forze armate mozambicane per proteggere la penisola di Afungi dagli insorti. Dato che nello stesso luogo dovrebbe svilupparsi anche il progetto Rovuma Lng di ExxonMobil ed Eni, queste ultime hanno «corrisposto la propria quota» a TotalEnergies, anche se l’ammontare è soggetto «a clausole di riservatezza».
Un rapporto interno di TotalEnergies visionato da «Forbidden stories» e ottenuto dall’italiana «ReCommon», mostra che il progetto Mozambique Lng, guidato da TotalEnergies, era a conoscenza di diversi casi di comportamenti tossici da parte della Jtf (Joint task force) all’interno e nei dintorni. Nel corso dell’inchiesta è emerso che TotalEnergies avrebbe pagato i soldati mozambicani della Jtf. I soldati erano stati incaricati di proteggere l’impianto di Cabo Delgado, ma si è poi scoperto che avevano arrestato, torturato e giustiziato decine di civili nei pressi del perimetro del complesso di TotalEnergies. Da allora, queste rivelazioni hanno portato all’avvio di procedimenti penali contro l’azienda.
Il gas del Mozambico e la «maledizione delle risorse»
La provincia di Cabo Delgado è una delle più ricche di risorse naturali del Paese, con gas, sabbie pesanti e pietre preziose, ma allo stesso tempo la più economicamente povera del Mozambico, che a livello nazionale registra, secondo la Banca Mondiale, un tasso di povertà pari all’81%. La morale della storia di Cabo Delgado è uno dei casi più evidenti della cosiddetta «maledizione delle risorse»: territori ricchi di materie prime che, invece di trasformarsi in sviluppo, diventano luoghi di conflitto, militarizzazione e sfruttamento. Mentre le risorse della provincia prendono la strada dei mercati internazionali, alla popolazione locale rimangono solo promesse mai mantenute, più povertà, più instabilità e un territorio trasformato in campo di battaglia per gli interessi delle grandi compagnie energetiche.
Una storia che potremmo ritrovare più volte in altre aree del continente africano e che ci mostra le tante facce che causano il problema migratorio. Intendiamoci bene: aiutarli a casa loro è un concetto assolutamente condivisibile, ed è un obiettivo giusto da perseguire, purché tutti lavorino nella stessa direzione. Ma le multinazionali spesso e volentieri invece lavorano nella direzione opposta, causando non solo problemi dove si insediano, ma anche ai Paesi europei che alla fine ne subiscono le conseguenze migratorie.
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